venerdì, 18 agosto 2017
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Gravidanza, cos’è l’amnioscopia?

Nel caso di una gravidanza che superi il termine della quarantesima settimana, è possibile monitorare le condizioni del feto attraverso l’amnioscopia, esame invasivo che permette di monitorare l’andamento della gravidanza e a stabilire se esiste la cosiddetta ‘sofferenza fetale‘. L’amnioscopia viene effettuata con uno strumento metallico chiamato amnioscopio, introdotto attraverso la vagina e il collo dell’utero che proietta un fascio luminoso. Grazie a questa particolare illuminazione infatti, è possibile valutare non solo la presenza ma anche il colore del liquido amniotico, che fornisce informazioni essenziali sulle condizioni del feto e sull’eventuale necessità di avviare rapidamente il parto.

amnioscopiaEffettuare l’amnioscopia è molto importante poichè dalla quarantesima settimana in poi aumenta il rischio di sofferenza fetale, una condizione patologica che insorge in seguito ad un’insufficiente ossigenazione dei tessuti fetali tra le cui cause scatenanti vi è l’invecchiamento della placenta che ha inizio quando la gravidanza si protrae oltre il termine. La colorazione del liquido amniotico scura, verde-violacea e torbida è il segnale di un inizio di sofferenza fetale o di altre anomalie, chiara indicazione della necessità di avviare immediatamente il parto inducendolo artificialmente, per evitare che il feto vada incontro a rischi. Questa colorazione è infatti segno della presenza di una sostanza di rifiuto del feto chiamata meconio. Nel caso in cui effettuando l’amnioscopia il liquido amniotico sia trasparente, non vi sono invece problemi e il feto è in buone condizioni. E’ dunque possibile lasciare che la gravidanza faccia il suo corso.
Un monitoraggio del feto attraverso l’amnioscopia è pertanto il modo migliore per avere la certezza di una gravidanza con un feto in buone condizioni.

esame amnioscopia quarantesima settimana di gravidanza

Oggi questo tipo di esame non viene più effettuato con la stessa frequenza con la quale veniva eseguito in passato, poichè i ginecologi generalmente preferiscono il monitoraggio del feto associato all’ecografia, attraverso cioè una valutazione ecografica del volume del liquido amniotico e del flusso sanguigno nelle arterie ombelicali. Qualora la gravidanza si protragga oltre il termine alcuni ospedali fanno però ancora riferimento all’esame amnioscopico come procedura diagnostica per verificare l’invecchiamento della placenta.

Autore
Daniele Orlandi
Giornalista pubblicista, si occupa di comunicazione in tutte le sue forme. Laureato in Comunicazione Digitale collabora con diverse testate giornalistiche online e offline.

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