La famiglia
"chiesa domestica"



Il titolo di "chiesa domestica", attribuito alla famiglia, è ormai entrato nel linguaggio comune e in molti documenti di Magistero dopo il Concilio. La famiglia è una piccola Chiesa, una Chiesa in miniatura; ma è anche la prima cellula della comunità cristiana, perché in essa si vivono le tre dimensioni fondamentali della Chiesa: l’annuncio, la celebrazione e la testimonianza.

* Anzitutto la Chiesa è annuncio della salvezza: perché accoglie la Parola di Dio, che è la sua regola di vita; anzi, diremmo meglio, accoglie il Signore che parla anche attraverso la Scrittura. E dopo aver accolto la Parola, la Chiesa la annuncia agli uomini e alle donne di ogni tempo, nelle situazioni storiche e particolari che sono in continuo cambiamento.

* La seconda dimensione è quella della celebrazione: la Chiesa celebra la continua presenza di Gesù che salva gli uomini di ogni tempo, e lo fa attraverso i sacramenti, in particolare nell’Eucaristia, memoriale della morte e risurrezione del Signore.

* In terzo luogo la Chiesa è testimonianza: dopo aver accolto e riproposto l’annuncio della salvezza, dopo aver reso riconosciuto la presenza di Gesù che agisce nei sacramenti, la comunità cristiana deve tradurre l’amore di Dio nella vita quotidiana, improntata a relazioni nuove di amore, di accoglienza, di servizio.

Ebbene, la famiglia cristiana è chiamata a vivere in miniatura questa triplice dimensione di annuncio, celebrazione e testimonianza.

* Anche la famiglia è chiamata a mettersi alla scuola della Parola per cogliere il progetto di Dio su di essa e per lasciarsi convertire. E all’interno della famiglia i genitori sono chiamati ad essere i primi annunciatori della Parola, i primi educatori della fede dei figli.

* Anche la famiglia ha una sua liturgia, nella quale sente la presenza di Dio ed entra in dialogo con lui per offrire a lui la sua vita quotidiana perché la trasformi in storia di salvezza. La liturgia della chiesa domestica naturalmente attinge e si rifà alla grande liturgia della comunità cristiana, ma la riesprime con un linguaggio proprio, il linguaggio semplice e concreto della vita quotidiana.

* Anche la famiglia, che incontra il Signore nella Parola e nella preghiera, è chiamata a vivere rapporti nuovi, che siano ispirati non soltanto all’amore umano ma alla carità evangelica: cioè all’accoglienza gratuita, alla comunione, al servizio vicendevole. In questo modo la famiglia, oltre ad essere la prima esperienza concreta di Chiesa, diventa anche la prima scuola di quella solidarietà che è il fondamento del vivere sociale.

Il testo di Mr. Gottardi "Ripartire dalla famiglia" offre, a questo proposito, alcune riflessioni semplici e molto belle partendo dal famoso testo di Atti 2,42: "I primi cristiani ascoltavano con assiduità l’insegnamento degli apostoli, vivevano insieme fraternamente, partecipavano alla Cena del Signore e pregavano insieme".

"La prima comunità cristiana di Gerusalemme - commenta Mr. Gottardi - dopo la Pentecoste dovrebbe ispirare lo stile di vita di ogni comunità, compresa la famiglia. Le caratteristiche della comunità cristiana - cioè che vive di Cristo - alle quali deve rifarsi anche la famiglia se vuol essere riconosciuta come cristiana, sono: l’assiduità nell’ascolto della Parola, la comunione fraterna, la frazione del Pane, la preghiera".

Tutto questo può essere vissuto in famiglia con la semplicità e con l’assiduità che sono tipiche della vita quotidiana, la quale quando è priva di anima e di affetti diventa insopportabilmente monotona, ma quando invece è arricchita da relazioni di affetto e di servizio vicendevole, è in grado di far diventare nuova ogni giornata e di diffondere quel clima di simpatia e di ottimismo che fanno dire dall’esterno: quella è davvero una bella famiglia!

 

 

 

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