Per sua natura
l'amore e' fecondo



Il tema della procreazione responsabile richiederebbe un approfondimento ben più esteso; mi limiterò a qualche breve spunto.

Anzitutto credo che va detto con forza che l’amore è per sua natura fecondo: una relazione di coppia che si esaurisce e si chiude all’interno dei due, ben presto si ripiega su se stessa e si esaurisce: non è vero amore, perché l’amore è fatto per espandersi. Un amore che si arresta in questa espansione è destinato ad ad appassire come un fiore.

Quando si parla di fecondità della coppia si pensa subito alla "procreazione", e si identifica la fecondità con la fertilità, cioè solo con l’avere figli. La procreazione è senza dubbio l’aspetto più normale e la conseguenza più forte dell’amore di due sposi, perché li rende partecipi della attività creatrice di Dio, ma la procreazione non esaurisce tutto il senso della fecondità di una coppia.

Due esempi per chiarire questa affermazione. Io conosco tante coppie, anche di miei amici - e tutti ne conoscete - che pur desiderando avere figli, per vari motivi non hanno potuto realizzare questo sogno e questo desiderio legittimo; eppure, non senza un travaglio di sofferenza, sono arrivati a realizzare la paternità e la maternità in maniera splendida in tante forme di relazione feconda e di servizio nella comunità: sono diventati a pieno titolo padri e madri, e sono motivo di gioia e di speranza per tante persone. La Chiesa del resto ha sempre considerato vero e valido il matrimonio di due sposi in cui esiste la sterilità fisica: questo indica che la coppia può essere feconda anche al di là dei figli.

Come conosco d’altra parte molte coppie che, pur avendo generato diversi figli, vivono una condizione di vuoto, di ripiegamento su di se, di mancanza di dialogo all’interno della famiglia: verrebbe da dire che queste coppie sono state fertili ma scarsamente feconde.

La fecondità si esprime anzitutto all’interno della coppia, che è feconda quando gli sposi si accolgono in un amore autentico che genera gioia e speranza. La fecondità ancora riguarda il rapporto della coppia con la comunità (la Chiesa e la società), e si esprime attraverso la comunione, l’accoglienza, l’attenzione alle persone, la solidarietà e la corresponsabilità con tutti.

Ma l’espressione più comune, potremmo dire la via normale, della fecondità degli sposi è la procreazione e l’educazione dei figli: al punto che quando una coppia escludesse esplicitamente la procreazione nel momento di sposarsi, il matrimonio risulterebbe invalido. La disponibilità ad accogliere la vita è una dimensione essenziale del matrimonio, in particolare del matrimonio cristiano.

Uno dei temi più dibattuti oggi in campo morale all’interno della Chiesa è proprio quello della "procreazione generosa e responsabile". La Chiesa chiede agli sposi che si accolgono "nel Signore" di essere aperti alla vita in maniera generosa e responsabile:

* procreazione generosa significa che gli sposi vanno aiutati a crescere in un amore che non si chiude nella coppia ma si espande nella famiglia e collabora con l’amore creatore di Dio trasmettendo la vita ad altre creature umane;

* procreazione responsabile significa che nel programmare il numero dei figli, i genitori devono interrogarsi sulla qualità della vita da trasmettere, cioè se sono in grado di dare ai figli una educazione e le condizioni per una esistenza dignitosa.

Relativamente a questo tema esistono due ordini di problemi: uno di sostanza e l’altro di forma. Il primo, il più importante, riguarda la sostanza, e pone agli sposi questi interrogativi: "siamo aperti alla vita? lo siamo abbastanza? viviamo l’amore non solo come un bene privato da consumare ma come una ricchezza che ci è stata data anche per gli altri? siamo disposti a spendere le nostre risorse spirituali, fisiche ed economiche a servizio dei figli che Dio consegna al nostro amore generoso e responsabile?".

Il secondo problema, che è di forma e che perciò viene dopo, riguarda il modo per realizzare responsabilmente la paternità e la maternità; è il problema dei metodi e dei mezzi di regolazione della fertilità. La soluzione più comune e più comoda, ma anche la meno responsabilizzante e perciò in via normale moralmente esclusa dalla Chiesa, è quella che manipola l’incontro sessuale o le condizioni in cui esso avviene, avvalendosi dei contraccettivi, che sono dei mezzi chimici o meccanici che si acquistano e si usano per evitare il concepimento di un figlio.

La soluzione più responsabile, che chiama in gioco la scelta di ambedue i coniugi e che rispetta la "verità" dell’atto coniugale come atto di amore a cui è connessa la trasmissione della vita, è quella dei cosiddetti "metodi naturali": questi consistono nel conoscere con precisione - attraverso l’osservazione di alcuni segni - i tempi della fertilità della donna, e regolare la propria vita sessuale avvalendosi di questa conoscenza per cercare o per escludere la procreazione.

Di fronte a queste esigenze e alla complessità delle situazioni personali, gli sposi cristiani non possono delegare la decisione a nessun altro, ma hanno la responsabilità di valutare la situazione e di decidere secondo la loro coscienza, formata però con lealtà e impegno responsabile anche alla luce del Vangelo e dell’insegnamento della Chiesa.

 

 

 

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