La sessualita':
un dono per amare



Nella nostra riflessione sulla sessualità, nel capitolo precedente ho preso in considerazione i primi capitoli del Genesi. Ora daremo un rapido sguardo, sempre sullo stesso tema, ad altri passi dell’Antico Testamento e ad alcuni documenti del recente Magistero della Chiesa.

Dunque c’è un "lieto annuncio" di Dio sull’amore umano che percorre tutta la Scrittura; la sessualità è prima di tutto una realtà positiva, voluta da Dio.

Il tema dell’amore tra l’uomo e la donna percorre tutta la Bibbia. Ma c’è nell’Antico Testamento un libro che è tutto dedicato all’amore umano: è il "Cantico dei cantici", che significa "il più bello tra i canti". Dio non viene praticamente mai nominato; al centro del canto c’è proprio l’amore tra un uomo e una donna: eppure è stato assunto tra i libri sacri, che raccolgono la parola di Dio. Ne possiamo dedurre che già l’esperienza dell’amore umano, quando si tratta di amore autentico, è in qualche maniera una esperienza che avvicina a Dio, può essere una rivelazione dell’amore di Dio.

Anche nel resto dell’Antico Testamento l’amore umano è considerato una esperienza "religiosa" in quanto si rifa a Dio come sorgente e in qualche modo manifesta, rivela l’amore e la tenerezza di Dio.

Per aiutare a capire il rapporto che Dio ha con il suo popolo nella storia della salvezza, molto spesso i profeti ricorrono all’immagine del rapporto tra l’amante e la persona amata: Dio ama il suo popolo con amore di tenerezza, con la passione di un innamorato, con la pazienza di un marito che nonostante i tradimenti va in cerca della moglie per ricondurla sulla strada dell’amore.

In questa linea troviamo espressioni meravigliose in tanti profeti: primo fra tutti Osea che costruisce la sua profezia proprio su una storia di amore tradito e ritrovato; e poi il profeta Isaia, cantore della tenerezza di Dio. Cito alcune espressioni soltanto a titolo di esempio.

Così nel profeta Osea Dio si esprime a riguardo del popolo d’Israele che lo ha tradito: "La attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore... Là canterà come nei giorni della sua giovinezza... Ti farò mia sposa per sempre, nella benevolenza e nell’amore, ti farò mia sposa nella fedeltà" (Os 2,16-17.20-22). E una citazione tra le tante di Isaia: "Come un giovane sposa una ragazza, così ti sposerà il tuo architetto; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te" (Is 62,5).

Dalla Scrittura passiamo alla tradizione della Chiesa. Sarebbero tanti i testi di Magistero da citare per convincerci che la Chiesa ha una considerazione positiva per la sessualità, per l’esperienza umana dell’amore e per la famiglia. La Chiesa non è rivale dell’amore umano: anzi, alla luce della Rivelazione essa lo comprende in tutta la sua ricchezza e lo proclama mettendone in luce anche le sue esigenze: proprio per liberarlo in tutte le sue potenzialità e per difenderlo da ogni riduzione egoistica e da ogni banalizzazione.

Anche qui ci limitiamo a qualche cenno.

* Il Concilio Vaticano II nel V° capitolo della Lumen Gentium, parlando della vocazione di tutti alla santità, dice che "I coniugi e i genitori cristiani, seguendo la loro propria via, devono sostenersi a vicenda nella fedeltà dell’amore con l’aiuto della grazia per tutta la vita" (n. 41). E qual’è "la loro propria via" se non la via dell’amore: che è fatto di accoglienza reciproca, di tenerezza, di incontro fisico e spirituale, di perdono, di sostegno vicendevole nel portare le responsabilità della famiglia.

* Più esplicitamente la Gaudium et Spes (n. 49) parla del "grande valore del vero amore tra marito e moglie", un amore che "abbraccia il bene di tutta la persona", e che "perciò ha la possibilità di arricchire di particolare dignità le espressioni del corpo e della vita psichica, e di nobilitarle come elementi e segni speciali dell’amicizia coniugale"; questo amore "è espresso e sviluppato in maniera tutta particolare dall’esercizio degli atti che sono propri del matrimonio. Ne consegue che gli atti con i quali i coniugi si uniscono in casta intimità sono onesti e degni; compiuti in modo veramente umano, favoriscono la mutua donazione che essi significano ed arricchiscono vicendevolmente nella gioia e nella gratitudine gli sposi stessi".

* Da ultimo cito il "Direttorio di pastorale familiare per la Chiesa in Italia", che costituisce una preziosa sintesi di tutti i documenti di Magistero di questi ultimi due decenni: in esso trovano eco soprattutto la "Familiaris consortio" di Giovanni Paolo II e i vari pronunciamenti dell’Episcopato italiano. Il n. 26 si esprime così, e vorrei concludere con questa citazione: "Ogni uomo e ogni donna è chiamato a vivere l’amore come totalità unificata di spirito e di corpo, di cui la sessualità è parte integrante. Essa, che è una ricchezza di tutta la persona, oltre a determinare l’identità personale di ciascuno, rivela come ogni donna e ogni uomo, nella loro diversità e complementarietà, siano fatti per la comunione e la donazione. La sessualità infatti dice come la persona umana sia intrinsecamente caratterizzata dall’apertura all’altro e solo nel rapporto e nella comunione con l’altro trovi la verità di se stessa".

 

 

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