Dall’amore umano all’amore-sacramento



Il Vangelo non racconta l’istituzione del sacramento del Matrimonio. La Chiesa fonda la convinzione che il matrimonio dei cristiani è "sacramento" cioè segno efficace della grazia di Dio su un testo di Paolo nella lettera agli Efesini (5,21-33).

Ne cito solo qualche espressione: "Voi, mariti, amate le vostre mogli come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei... Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola. Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!".

Il matrimonio esisteva prima del Sacramento. È una realtà naturale, cioè radicata nella natura stessa dell’uomo per volere del Creatore. La fede, che ci aiuta a interpretare la realtà umana e la storia con un orizzonte più ampio che ci è rivelato dalla parola di Dio, ci aiuta a capire che il matrimonio in se stesso, da chiunque sia vissuto, credenti o non credenti, quando è fondato su un amore umano autentico, è una realtà voluta da Dio, fa parte del suo disegno sull’uomo e sul mondo.

Potremmo dire che ogni matrimonio autenticamente umano è quasi un "sacramento naturale" di Dio: cioè gli sposi, anche quando non se ne rendono conto, manifestano la grandezza di Dio-amore che ha posto la radice, la capacità e l’esigenza dell’amore nel cuore di ogni uomo e di ogni donna. L’amore, per il fatto stesso di essere amore, è da Dio, e chi ama in qualche modo fa esperienza di Dio, "perché - come dice san Giovanni - Dio è amore" (1Gv 4,7).

Credo che sia molto importante questa stima di fondo del matrimonio in se stesso come fatto umano, anche al di là del sacramento. Altrimenti siamo portati a pensare, come avveniva in passato, che il rito religioso serva a rendere onesto ciò che sarebbe disonesto se non fosse benedetto da Dio, a rendere lecito ciò che sarebbe illecito. No, già la realtà di partenza, se è umanamente vera, è positiva.

"Gesù ha istituito il Matrimonio non per legittimare il matrimonio naturale, ma per arricchirlo di una grazia di stato, per redimere l’amore, che tende ad essere egoista (amo per me, per interesse mio). Se l’amore non diventa servizio all’altro (amo per l’altro, per il suo bene) - prima per il coniuge e poi per i figli - il matrimonio nasce triste in partenza. - E quanti matrimoni oggi nascono così, già tristi e senza entusiasmo! - Amore, sessualità, vita non sono capiti nella loro giusta luce. Il matrimonio cristiano è sacramento perché l’uomo e la donna ricevono un "supplemento" di amore, che li rende capaci di essere "segno" - questo vuol dire "sacramento" - dell’amore di Dio: amore senza limiti, gratuito, capace di trasmettere la vita. Se l’amore è un ricevere senza dare, non è amore; se l’amore esclude la vita, non è amore" (A.M. Gottardi, "Ripartire dalla famiglia", pag. 19-20).

Ecco cosa c’è in più nel matrimonio celebrato "in Cristo e nella Chiesa"! Un supplemento di amore. E questo supplemento di amore è frutto del dono dello Spirito Santo che è l’Amore per eccellenza.

Nel rito attuale del Matrimonio purtroppo manca l’esplicita invocazione dello Spirito Santo; essa è contenuta invece nel nuovo Rito che è già stato preparato per tutta la Chiesa e che presto avremo nella traduzione italiana. Sopra gli sposi viene invocato lo Spirito Santo perché li santifichi e li renda capaci di essere segno e strumento dell’amore di Dio: esattamente come lo Spirito viene invocato sul candidato al presbiterato nel momento della Ordinazione, o sul pane e sul vino nel momento della consacrazione perché vengano trasformati nel Corpo e nel Sangue di Cristo.

Anche gli sposi sono consacrati dall’azione dello Spirito Santo per divenire capaci di annunciare nella vita quotidiana, attraverso la loro relazione sponsale, quanto Dio ama i suoi figli, quando sono buoni e quando non lo sono; capaci di annunciare quanto Cristo ama la Chiesa sua sposa, quando le è fedele e quando non lo è. Attraverso il dono dello Spirito l’amore fragile e povero di due sposi diventa una manifestazione dell’amore unico e perfetto di Dio. Evidentemente perché questo avvenga c’è bisogno di un aiuto particolare di Dio: appunto, la "grazia di stato". Se non ci fosse la grazia di Dio, sarebbero davvero presuntuosi due sposi che pretendessero di riprodurre l’amore di Dio nella loro vita; ma la grazia di Dio agisce anche attraverso e nonostante la debolezza umana.

Ricordate quel bellissimo canto ormai conosciuto da tutti, "Questa famiglia ti benedice"? La prima strofa dice: "Ti benedice perché ci hai fatti incontrare, perché ci hai dato amore e gioia per vivere insieme, perché ci hai dato uno scopo per continuare...". Se oggi molti matrimoni, anche celebrati in chiesa, non hanno la capacità di continuare, forse è perché sono costruiti soltanto sull’amore umano che ha un orizzonte limitato e risorse esauribili.

Ma quando gli sposi all’inizio della loro strada, consapevoli dei rischi legati alla povertà dei loro sentimenti, hanno il coraggio di guardare in alto e di chiedere il "supplemento d’amore" promesso ai credenti, allora possono avere fiducia che lo Spirito garantirà la riuscita e la durata della loro storia di amore.

Il "lieto annuncio" di Dio sull’amore umano

Avrete notato anche voi che quando c’è un intervento del Papa o dei Vescovi in materia di sessualità, di amore e di matrimonio, gli strumenti della comunicazione sociale in genere presentano la notizia in maniera tale che la Chiesa ne esce con la brutta figura di essere quella che mortifica l’amore, che non capisce la ricchezza della sessualità, che pone dei limiti alla felicità dell’uomo; da questo costante atteggiamento dei mass-media deriva che l’opinione comune di molti è che in materia di sessualità la Chiesa abbia messo in atto e tenga in piedi una rigida struttura di proibizioni e di divieti: una Chiesa che non ama l’amore umano.

E capita spesso che anche molti giovani che decidono di sposarsi in chiesa e chiedono di frequentare i corsi o gli itinerari di preparazione al matrimonio partono da questa convinzione; di conseguenza affrontano il corso con un acerta diffidenza e pregiudizio, attendendosi soltanto norme morali e limitazioni. L’idea di Dio che ne consegue è quella di un Dio nemico, quasi rivale dell’amore umano. Capite che per due innamorati che hanno davanti la vita e sognano insieme la felicità non è una cosa piacevole sopportare limitazioni e regole.

Questa situazione è imputabile alla irresponsabilità dei mass-media e probabilmente anche a una lunga storia passata di moralismo rigido e severo. Ma non è questa la realtà della dottrina della Chiesa oggi. Basta leggere alcuni brani dei documenti del Concilio Vaticano II per rendersi conto che la prospettiva è stata rovesciata e che il punto di partenza è una visuale positiva della sessualità, una stima di questo dono grande che tutti abbiamo ricevuto per amare.

Vediamo allora brevemente, in questo e nel prossimo capitolo, che cosa dicono la Bibbia e il Magistero della Chiesa su questo argomento.

La Bibbia anzitutto. I primi capitolo del Genesi mettono in evidenza non soltanto che la sessualità umana è frutto dell’opera creatrice di Dio, ma addirittura che l’essere maschio e femmina è il segno più forte della nostra somiglianza con Dio: "Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò" (Gn 1,27). Dio non è solitudine, è famiglia, potremmo dire con linguaggio umano. Per questo Dio decide: "Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile" (Gn 1,31).

La sessualità dunque è in sè una realtà molto positiva: "Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona" (Gn 2,18).

Questo è il dato di partenza: il lieto annuncio di Dio sull’amore umano. Se non partiamo da questo lieto annuncio, la morale sessuale diventa un insieme di divieti incomprensibili!

Ma la Bibbia ha presente anche un altro dato inconfutabile: che tutta la realtà umana è stata segnata dal peccato di origine, nel quale l’uomo e la donna hanno voluto cercare la propria realizzazione al di fuori del disegno di Dio. Anche la sessualità e la vita relazionale dell’uomo ne è stata segnata: quello che doveva essere la ricchezza più grande della persona, la capacità dell’uomo di essere in relazione di amore con la donna, è divenuta anche il rischio più grande di egoismo e di possesso. La sessualità, che rimane il più grande strumento di comunicazione e di dono, contiene il rischio di trasformarsi in una fonte di sopraffazione, di strumentalizzazione, e perciò di egoismo.

Questo è il dato biblico originale: Dio ha impresso nell’uomo e nella donna la capacità di amarsi e di accogliersi totalmente in una perfetta armonia di corpo, di anima e di spirito; a questa capacità di accogliersi nell’amore è connessa la capacità di generare la vita: amandosi, gli sposi possono diventare "cooperatori e interpreti" del disegno di Dio creatore. Questa capacità di amare è però stata compromessa dal peccato, come ogni aspetto della vita umana, in maniera tale che nell’uomo e nella donna esistono contemporaneamente una grande possibilità di servirsi della sua dimensione sessuale per amare e una grande possibilità di strumentalizzare questo dono di Dio per fini egoistici di possesso e di godimento consumistico.

Allora l’amore, che pure ha la sua radice nella natura dell’uomo, non è più una realtà che nasce tutta dalla spontaneità e dall’istinto; è una realtà che va guidata, educata, coltivata per essere liberata pienamente dall’egoismo e dal peccato che c’è in ogni creatura umana.

Compito della Chiesa è anzitutto proclamare questo annuncio biblico e aiutare l’uomo a ritrovare in se stesso il meglio della sua ricchezza di amore e a liberarsi progressivamente da tutto ciò che può soffocare questa ricchezza.

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