I documenti di
COMUNE DI TRENTO: L'ISTITUZIONE DELLA CONSULTA DELLE FAMIGLIE


CONSIGLIO COMUNALE DI TRENTO

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ORDINE DEL GIORNO DI DATA 10.11.1999
DEL CONSIGLIERE MARCHESI ED
ALTRI AVENTE AD OGGETTO:
"POLITICHE FAMILIARI - ISTITUZIONE
CONSULTA COMUNALE PER LA FAMIGLIA"
[RELATORE L'ASSESSORE DE TORRE LETIZIA (MARIA)]

RESOCONTO STENOGRAFICO
ADUNANZA DEL 13.01.2000

L'anno duemila, addì tredici del mese di gennaio, alle ore 18.00 in Trento nella sala delle riunioni consiliari, è stato convocato il Consiglio Comunale con provvedimento del Presidente del 4 gennaio 2000, N. 645/00/LR-is/3.1 recapitato al domicilio di tutti i consiglieri.

Il Consiglio Comunale si è riunito alle 18.15 e, fatto l'appello nominale, si ha il seguente risultato:


Consiglieri presenti:

  1. DALLA FIOR MARCO (PRESIDENTE)
  2. PACHER ALBERTO (SINDACO)
  3. ALBERGONI STEFANO
  4. ARMELLINI FABIO
  5. BENEDETTI ARMANDO
  6. BERLANDA GIAMPAOLO
  7. BITTELERI AGOSTINO
  8. BORNANCIN DANIELE MAURIZIO
  9. BOSETTI STEFANO
  10. BUFFA TULLIO
  11. CAPPELLETTI SERGIO
  12. CASAGRANDA GIORGIO
  13. CHIOGNA BENIAMINO
  14. ECCHER CLAUDIO
  15. FADANELLI GIOVANNA
  16. FERRARI FRANCESCA
  17. FILIPPIN GIUSEPPE
  18. GIANORDOLI DOMENICO
  19. MAESTRI LUCIA
  20. MANUALI GIORGIO
  21. MARCHESI MICHELANGELO
  22. MAULE LUIGINO
  23. MONTI PAOLO
  24. MORELLI PAOLO
  25. MORESCO MARIO
  26. PATTINI ALBERTO
  27. PIETRACCI ALESSANDRO
  28. PLOTEGHER VIOLETTA
  29. RAGOZZINO CARMINE
  30. SIMEONI ROBERTO
  31. VIGANO' GIORGIO
  32. VILARDI PANTALEO LUIGI ROBERTO

Entrano successivamente i Consiglieri:

  1. BANAL GIORGIO
  2. CALZA' LUIGI
  3. DIANO GIUSEPPE
  4. DI CAMILLO IVANA
  5. GIORDANI MASSIMO
  6. GIULIANO NICOLA
  7. GUARINO FERNANDO
  8. MAZZOLA FRANCO
  9. PARIS GABRIELE
  10. PISONI VIRGINIO
  11. PONTALTI RAOUL
  12. ROSA MARIANO
  13. SEMBENOTTI MARCO
  14. TAMANINI ALDO

Sono assenti giustificati i Consiglieri:

  1. CORAIOLA FIORENZO
  2. GOIO ADRIANO
  3. MERLER LUIGI

Sono assenti ingiustificati i Consiglieri:

  1. POMPERMAIER ALDO

Assessori presenti:

  1. ANDREATTA ALESSANDRO
  2. GRASSELLI FRANCO
  3. RUDARI ANDREA
  4. DE TORRE MARIA (LETIZIA)
  5. PEGORETTI RENATO
  6. BERTOLDI MICAELA
  7. PANETTA SALVATORE
  8. POSTAL MAURIZIO

Constatato che il numero degli intervenuti (32) è sufficiente per la legalità dell'adunanza (ai sensi dell'art. 23 del Regolamento interno del Consiglio Comunale), il Presidente, Dott. DALLA FIOR MARCO, assistito dal Segretario Generale, Dott. GAIO MAURIZIO, assume la Presidenza.

Successivamente il Consiglio Comunale elegge ad unanimità di voti espressi per alzata di mano i consiglieri BERLANDA GIAMPAOLO e BENEDETTI ARMANDO a scrutatori della seduta e il consigliere CHIOGNA BENIAMINO a consigliere delegato per la firma del verbale.


PRESIDENTE: Essendo presenti 32 consiglieri su 50, l'Assemblea è validamente costituita.

Vi è l'accordo dei Capigruppo di affrontare in via immediata la trattazione dell'ordine del giorno relativo alle politiche familiari in quanto sono state svolte tutte le interrogazioni. Ciò potrà avvenire se non vi è motivo di dissenso o la richiesta di trattare altri ordini del giorno. Vi era poi l'impegno da parte dei Capigruppo di riprendere gli ordini del giorno nella loro elencazione e procedere alla trattazione, dando la precedenza a quello sulle politiche familiari.

Se vi è un qualche motivo di dissenso vi pregherei di farmelo sapere, altrimenti passerei alla trattazione dell'ordine del giorno, che ritengo dovrà essere illustrato dai presentatori ancorché numerosi.

L'ordine del giorno indica come primo firmatario il consigliere Marchesi.

5.9/1999 ORDINE DEL GIORNO DI DATA 10.11.1999 DEL CONSIGLIERE MARCHESI ED ALTRI AVENTE AD OGGETTO: "POLITICHE FAMILIARI - ISTITUZIONE CONSULTA COMUNALE PER LA FAMIGLIA" (RELATORE L'ASSESSORE DE TORRE LETIZIA (MARIA)).


ORDINE DEL GIORNO

Oggetto: Politiche familiari - istituzione Consulta comunale per la famiglia.

E' purtroppo evidente quanto poco nella nostra società, ed in particolare da parte dei vari livelli istituzionali, si considerino e rispettino le esigenze delle famiglie. Mentre da un lato, infatti, viene riscoperta l'indispensabile funzione sociale che le famiglie svolgono, si rileva ancora, malgrado qualche recente misura che può rappresentare un segnale incoraggiante (provvedimenti legge Turco per infanzia ed adolescenza, interventi a favore di maternità e paternità, misure della prossima legge finanziaria…), l'assenza di un organico disegno di politiche familiari.

Il ruolo che le famiglie, con figli o con persone in difficoltà al loro interno, devono sostenere è sempre più impegnativo e faticoso di fronte alla complessità delle sollecitazioni che vengono da parte dell'ambiente sociale, ai ritmi spesso frenetici della quotidianità, ai carichi di lavoro che devono sostenere.

E' poi da rilevare come ormai da diversi anni si assiste a una decisa contrazione del numero delle famiglie, accompagnata da una denatalità che nel nostro paese ha raggiunto livelli allarmanti. Le esperienze di costituire una nuova famiglia e di mettere al mondo dei figli vengono in molti casi escluse o quantomeno considerevolmente dilazionate. Accanto a scelte personali di varia natura, si individuano due ordini di problemi che incidono in maniera determinate su questo fenomeno. Da un lato si tratta di concrete difficoltà pratiche o economiche che i giovani incontrano nel rendersi autonomi e costituire una propria famiglia nel momento in cui la ricerca del lavoro e della casa risultano particolarmente difficili. D'altra parte concorre poi significativamente alla dilatazione dei processi di passaggio dell'età adulta, e di conseguenza all'allargarsi del fenomeno (caratteristico del nostro paese) della cosiddetta "famiglia ed adolescenza lunga", l'orientamento che da alcuni anni le ricerche sociologiche hanno individuato nel mondo giovanile, di propensione per la "reversibilità delle scelte". Si rileva, infatti, tra i giovani la tendenza a considerare un comportamento desiderabile o accettabile quando appare revocabile o consente di ritornare con facilità alle condizioni di partenza; è evidente che il matrimonio e in particolare la procreazione si pongano invece in questa prospettiva come eventi irreversibili.

In questo quadro è evidente che diventa molto difficile garantire effettivo sostegno alle famiglie, metterle nelle condizioni di esprimersi compiutamente come risorsa vitale per ogni persona e soggetto capace di generale benessere per ogni suo membro, se non si sceglie, uscendo dalle troppe generiche affermazioni di principio, di pensare ad una politica per le famiglie che preveda misure, iniziative e servizi a favore delle stesse.

Appare in tale senso necessario ragionare per passare, in tempi brevi, da interventi per le famiglie a carattere assistenziale e di cura a una più allargata politica di prevenzione e promozione che preveda una reale applicazione del principio di sussidiarietà.

L'analisi dei dati disponibili per lo studio della popolazione elaborati all'Ufficio Statistica del Comune di Trento porta ad alcune considerazioni:

  1. Rimane stabile nel periodo 1990-98 la popolazione della fascia 0-14 anni (attestata sul 12% del totale dei residenti), mentre si registra un decremento della classe 15-29 (dal 23.375 nel 1990 al 18.025 del 1998), quella cioè degli attuali e prossimi potenziali genitori; cresce invece sensibilmente la percentuale delle persone con più di 45 anni.
  2. La distribuzione della popolazione per numero di famiglie e fasce di età mette in evidenza che la popolazione dei sobborghi, oltre ad aumentare in valore assoluto rispetto a quella della parte urbana del Comune, risulta più giovane e con nuclei familiari più numerosi.
  3. Aumentano inoltre gli stranieri residenti (dallo 0.295 del 1987 all'1.925 del 1998) e in particolare i bambini (tra 0 e 4 anni sono attualmente il 5% della popolazione di quella fascia).
  4. E' andato crescendo in modo marcato il numero delle domande di separazione e dei divorzi. Nel 1997 si sono registrati in provincia 298 divorzi e 469 separazioni con un dato complessivo che assomma ad un terzo dei matrimoni, civili e religiosi, celebrati nell'anno.
  5. Considerato dato statistico "famiglia" anche la persona che vive da sola, risulta che il 51.9% delle famiglie non ha figli contro un modesto 3.3% che ha tre figli.

Di fronte a questa mutata e mutevole realtà crediamo che anche la nostra Amministrazione comunale, impegnata a pensare e realizzare un efficace modello di welfare municipale, debba essere coinvolta attivamente in questa prospettiva di sviluppo di politiche familiari, cercando di tradurre nell'operatività quell'attenzione al benessere della famiglia che già compare con giusta enfasi nelle dichiarazioni di programma e che già ha peraltro improntato alcune scelte della Giunta (politiche equitative per le tariffe, sviluppo dei servizi all'infanzia, attività formative per nuove famiglie e per genitori, casa…).

L'impressione è che un disegno di politiche familiari (e si pensa in questo momento come priorità alla famiglia con figli) debba necessariamente passare da una migliore conoscenza, qualitativa e quantitativa, della situazione delle famiglie nella realtà del Comune di Trento e dal coinvolgimento non solo formale, dell'attivo e propositivo associazionismo familiare cittadino.

C'è la necessità di acquisire, infatti, informazioni e dati sulle famiglie a Trento, cercando di cogliere l'evoluzione e l'articolazione di una realtà che è andata per varie ragioni notevolmente differenziandosi (separazioni, nuclei monoparentali, convivenze, famiglie immigrate di diversa provenienza…).

Non va poi trascurato il crescente desiderio manifestato da parte delle famiglie di essere considerate e coinvolte come parte attiva all'interno della comunità. Numerosi sono i gruppi e le associazioni che si occupano di famiglie (se ne possono contare alcune decine) attivi con varie modalità a Trento; già in più occasioni hanno collaborato con il Comune e rappresentano una presenza forte che l'Amministrazione non può trascurare. Riconoscere e valorizzare il ruolo di questo vivace e pluralistico movimento di associazioni, sia cattoliche che laiche, significa anche esprimere l'attenzione della politica municipale ad una promozione di benessere delle persone che solo l'intensità e la qualità delle relazioni nelle famiglie possono permettere e sostenere.

Tutto ciò premesso

Il Consiglio Comunale

Ai sensi dell'art.28, comma 2, dello Statuto che attribuisce al dispositivo del presente ordine del giorno valore di direttiva

Impegna

Il Sindaco e la Giunta comunale

A considerare con adeguato rilievo le famiglie, non solo come destinatarie, ma come soggetti attivi e propositivi, nella definizione delle linee di politica sociale per la città;

a istituire la Consulta delle famiglie che, in conformità con quanto previsto dallo Statuto (art.15), può rappresentare l'organo nel quale tutte le realtà che a vario titolo si occupano di famiglie si confrontano, trovano un luogo di largo coordinamento, sostengono con opportune proposte l'Amministrazione comunale relativamente ad orientamenti e scelte in materia di politiche familiari;

ad attivare, eventualmente all'interno di un più articolato Osservatorio sociale, uno specifico gruppo di lavoro con compiti di Osservatorio della famiglia, magari sfruttando una collaborazione con l'Università di Trento; ciò al fine di essere in grado di cogliere e di interpretare nel tempo condizione, cambiamenti, bisogni delle famiglie e di indirizzare conseguentemente con tempestività e in modo congruente ed efficace gli interventi dell'Amministrazione;

a riprendere e a dare continuità e sistematicità a quelle iniziative già sperimentate di formazione per genitori e di preparazione per le nuove famiglie in collaborazione con le strutture e i servizi sociali e sanitari esistenti sul territorio; al tempo stesso va valutato se non sia possibile un più attivo impegno locale per attivare quei servizi che comunità locale e famiglie richiedono, ma che ancora non sono presenti o sufficienti, al fine di trasformare la " famiglia - problema" in "famiglia - risorsa", in particolare ci si riferisce a:

percorsi di formazione per le coppie;

centri di ascolto per coppie in difficoltà;

servizi per la mediazione familiare;

iniziative per il sostegno e la valorizzazione della genitorialità;

centri di riferimento per le famiglie con presenza di particolari problemi (handicap, dipendenze, malattie mentali…) e per il sostegno alle relazioni genitori - figli.


PRESIDENTE: La parola a Lei, consigliere Marchesi, prego.

MARCHESI (Democratici di Sinistra): Grazie, signor Presidente. Procedo all'illustrazione dell'ordine del giorno che vuole impegnare il Sindaco e la Giunta a tradurre in linee guida ed azioni concrete, a partire dall'istituzione della Consulta per la famiglia, la dichiarata attenzione programmatica in favore della famiglia.

L'ordine del giorno elaborato dalla collega Plotegher e dal sottoscritto, e poi sostenuto e firmato dai consiglieri Berlanda, Bosetti, Ferrari e Viganò, nasce dalla sensibilità per le tematiche relative alla famiglia, dal ruolo delle associazioni familiari e dal relativo impegno in tale senso che io e la collega Plotegher avevamo dichiarato di voler mettere, in caso di elezione, tra gli impegni guida del nostro lavoro in Consiglio, ossia cercare di fare crescere l'attenzione del nostro Comune per il ruolo e le esigenze della famiglia.

Vediamo che negli ultimi anni è in atto a livello sociologico, psicologico e culturale, ma anche per fortuna politico, una rivalutazione dell'indispensabile funzione sociale svolta dalle famiglie. Bisogna però anche dire che ciò non è stato accompagnato da un organico disegno di politiche familiari. Ci troviamo in grave ritardo rispetto all'Europa. Vi sono dei dati relativi alla spesa sociale per la famiglia, agli assegni familiari che vedono l'Italia distante molte lunghezze da altri paesi del centro e del nord Europa, anche in termini di natalità. Se in alcuni paesi quali la Danimarca, il Belgio e l'Olanda nel decennio scorso vi è stata una notevole inversione di tendenza con una crescita della natalità, nel nostro paese abbiamo registrato invece e in modo drammatico un fenomeno esattamente contrario.

Solo nel periodo più recente vi sono state alcune misure del Governo (ricordo ad esempio la legge Turco con alcuni provvedimenti a favore dell'infanzia e dell'adolescenza, gli interventi previsti a favore di maternità e paternità, alcune misure contenute nella nuova finanziaria, lo sforzo, seppure ancora non soddisfacente, di invertire la tendenza alla riduzione degli assegni familiari), in cui possiamo cogliere dei segnali incoraggianti, ma dobbiamo dire che è ancora poco.

In premessa all'ordine del giorno abbiamo voluto riportare alcune considerazioni e qualche dato, non certo per appesantire la proposta con richiami e sociologismi, che sappiamo non essere particolarmente apprezzati da alcuni colleghi, quanto piuttosto per offrire ai consiglieri qualche elemento di riflessione, seppure estremamente parziale visto il tempo e lo spazio a disposizione, che possa consentire di meglio supportare e motivare ciò che poi l'ordine del giorno va a richiedere. I dati e le considerazioni da noi riportate vogliono aiutare a far comprendere l'urgenza di segnali forti rispetto ad un disegno di politiche per la famiglia ancora gravemente deficitario. Le misure più rilevanti dovranno venire dal Governo, tuttavia è evidente che in questo momento un ruolo sempre più significativo lo vengono ad assumere le diverse Municipalità.

Mi permetto quindi di riprendere, a beneficio dei presenti, ma anche di quanti seguono il dibattito in considerazione della rilevanza dell'argomento trattato, alcune parti del testo elaborato. Altre sottolineature più legate al senso della proposta le farà subito dopo di me la collega Plotegher.

Il ruolo delle famiglie con figli o con persone in difficoltà al loro interno è sempre più impegnativo e faticoso di fronte alla complessità delle sollecitazioni da parte dell'ambiente sociale, ai ritmi spesso frenetici della quotidianità, ai carichi di lavoro che le famiglie stesse devono sostenere. E' poi da rilevare, come ormai da diversi anni si assiste ad una decisa contrazione del numero delle famiglie accompagnata da una denatalità che nel nostro paese ha raggiunto livelli veramente allarmanti.

Le esperienze di costituire una nuova famiglia e di mettere al mondo dei figli vengono in molti casi escluse o quanto meno considerevolmente dilazionate. Accanto a scelte personali di varia natura si individuano due ordini di problemi che incidono tra gli altri in maniera determinante su tale fenomeno. Da un lato si tratta di concrete difficoltà pratiche o economiche che i giovani incontrano nel rendersi autonomi e costituire una propria famiglia nel momento in cui la ricerca del lavoro e della casa risulta particolarmente difficile.

D'altra parte, crediamo concorra in modo significativo alla dilatazione dei tempi e dei processi di passaggio all'età adulta e all'allargarsi di un fenomeno decisamente caratteristico del nostro paese, la cosiddetta famiglia ed adolescenza lunga, un orientamento che da alcuni anni le ricerche sociologiche hanno individuato nel mondo giovanile che porta a considerare un comportamento, desiderabile o accettabile, quanto appare revocabile o consente di ritornare con facilità alle condizioni di partenza.

E' evidente che il matrimonio, e in modo particolare la procreazione, si pongano invece in tale prospettiva come eventi irreversibili. In tale quadro diventa molto difficile garantire effettivo sostegno alle famiglie, metterle nelle condizioni di esprimersi compiutamente come risorsa vitale per ogni persona, come soggetto capace di generare benessere per ogni suo membro se non si sceglie, uscendo dalle troppo generiche affermazioni di principio, di pensare ad una politica per le famiglie che preveda misure, iniziative e servizi a favore delle stesse.

Se ci spostiamo sulla realtà di Trento e analizziamo i dati per lo studio della popolazione elaborati dall'ufficio statistica del Comune di Trento, dati in verità piuttosto miseri e poveri, possiamo cogliere alcune tendenze rilevanti relative proprio alle famiglie.

Rimane stabile nel periodo 1990- 1998 la popolazione della fascia 0 -14 anni, mentre si registra un decremento della classe 15 - 29 anni, cioè degli attuali e prossimi potenziali genitori, cresce invece sensibilmente la percentuale delle persone con più di 45 anni.

Altro elemento. La distribuzione della popolazione per numero di famiglie e fasce di età mette in evidenza che la popolazione dei sobborghi della nostra città, oltre ad aumentare in modo considerevole rispetto a quella della parte urbana del Comune, risulta più giovane e con nuclei famigliari più numerosi. In città quindi ci sono sempre meno famiglie e bambini.

Aumentano gli stranieri residenti. Erano lo 0.29% nel 1987, l'1.92% nel 1998. Sono percentuali ancora basse che crescono però in modo evidente. Fra gli stranieri residenti vi sono i bambini . Si sottolinea che nella fascia 0 - 4 anni i bambini di figli stranieri rappresentano il 5% della popolazione. E' andato crescendo in modo marcato il numero delle domande di separazione e dei divorzi. Nel 1997 si sono registrati 298 divorzi e 469 separazioni con un dato complessivo che assomma ad un terzo dei matrimoni, civili e religiosi, celebrati nel corso dello stesso anno.

Ultimo elemento. Considerando famiglia, nel dato statistico, anche la persona che vive da sola, risulta che il 51.9% delle famiglie non ha figli, contro un modesto 3.3% che ne ha tre.

Di fronte a tale mutata e mutevole realtà, crediamo che la nostra Amministrazione Comunale, impegnata a pensare e a realizzare un efficace modello di welfare municipale, debba essere coinvolta attivamente in una prospettiva di sviluppo di politiche familiari cercando di tradurre nell'operatività l'attenzione al benessere della famiglia che già compare con giusta enfasi nelle dichiarazioni di programma e ha già improntato alcune significative scelte dell'Amministrazione: politiche equitative per le tariffe, sviluppo dei servizi per l'infanzia, attività formative per nuove famiglie e per genitori, politica della casa.

L'impressione è che un disegno di politiche familiari, e si pensa in questo momento come priorità alla famiglia con figli, debba necessariamente passare ad una migliore conoscenza qualitativa e quantitativa della situazione delle famiglie nella realtà del Comune di Trento, conoscenza attualmente molto parziale. Vi è infatti la necessità di acquisire informazioni e dati sulle famiglie a Trento, cercando di cogliere l'evoluzione e l'articolazione di una realtà andata per varie ragioni notevolmente differenziandosi. Pensiamo a nuclei monoparentali, separazioni, convivenze, famiglie di immigrati di diversa provenienza.

Si deve inoltre pensare, come già si è iniziato a fare del resto, a promuovere il coinvolgimento non solo formale dell'attivo e propositivo associazionismo familiare cittadino. Tale elemento verrà ripreso poi dalla collega Plotegher.

Da tali realtà associative, che da anni propongono e sostengono gli argomenti sopracitati, abbiamo ricevuto molte delle sollecitazioni espresse nell'ordine del giorno. Le richieste di impegno per l'Amministrazione, il Sindaco, La Giunta e il Consiglio stesso vengono rivolte con l'auspicio che nel corso della consiliatura ci si possa ritrovare più volte in aula per ragionare su scelte relative a politiche familiari.

Parlavo di sollecitazioni. Innanzitutto bisogna considerare con adeguato rilievo le famiglie, non solo come destinatarie, ma come soggetti attivi e propositivi nella definizione delle linee di politica sociale della città. Il secondo punto corrisponde alla precisa richiesta di molte associazioni dell'istituzione della Consulta delle famiglie, Consulta che, in conformità con quanto previsto dall'art.15 dello Statuto, può rappresentare l'organo nel quale tutte le realtà, che a vario titolo si occupano di famiglia, si possono confrontare, coordinare, possono sostenere con opportune proposte l'Amministrazione comunale relativamente ad orientamenti e scelte in materia di politiche familiari.

Si chiede di attivare all'interno di un più articolato osservatorio sociale uno specifico gruppo di lavoro con compiti di Osservatorio della famiglia, magari sfruttando una collaborazione con l'Università di Trento, al fine di cogliere e interpretare nel tempo condizioni, cambiamenti e bisogni delle famiglie e indirizzare conseguentemente con tempestività, in modo congruente ed efficace, gli interventi dell'Amministrazione.

Esso servirebbe a riprendere e dare continuità e sistematicità alle iniziative già sperimentate di formazione per genitori e di preparazione per le nuove famiglie, in collaborazione con le strutture, i servizi sociali e sanitari esistenti sul territorio, al tempo stesso valutando se non sia possibile un più attivo impegno locale per attivare i servizi che comunità locale e famiglie richiedono, ma che ancora non sono presenti o sufficienti al fine di trasformare la "famiglia - problema" in "famiglia - risorsa". Grazie.


PRESIDENTE: Grazie, consigliere Marchesi.

La parola alla consigliere Plotegher, prego.

PLOTEGHER (Democratici di Sinistra): Grazie, signor Presidente.

Signor Sindaco, colleghi, colleghe, permettetemi di anticipare alla riflessione sull'importanza politica dell'istituzione della Consulta per le famiglie alcune riflessioni in ordine al forte disagio e alle difficoltà che si incontrano oggi nell'essere famiglia.

Chi nel suo impegno politico e amministrativo è convinto della necessità di non pensare solo al benessere individuale e materiale dei cittadini, ma intende proteggere e promuovere il benessere delle relazioni umane ed affettive, non può rimanere indifferente, non tanto e non solo alla riduzione delle nascite e dei matrimoni, al progressivo incremento della popolazione anziana, all'aumento delle separazioni o al mutare veloce delle norme e dei vincoli giuridici, ma al rischio che potrà farsi con il tempo più evidente di una perdita dell'entusiasmo e del desiderio di credere positiva l'esperienza del fare famiglia e del crescere in famiglia.

E' vero che fino ad oggi non vi è stata una consapevolezza sufficiente del rapporto fra solidarietà familiare e solidarietà sociale, né del nesso tra famiglia ed economia e si è data per scontata l'azione di mediazione sociale, culturale e strutturale che la famiglia svolge nel ciclo di vita delle persone.

Oggi vi sono difficoltà crescenti per le famiglie che non sono più messe in grado di svolgere armoniosamente le loro funzioni e sono sotto gli occhi di tutti gli indicatori indiretti di tale disagio.

Occuparsi di famiglie è dunque fare alta politica perché è investire sul futuro. Se non sarà dedicata adeguata attenzione alle famiglie, e in particolare a quelle con figli, per i quali dobbiamo investire il più possibile affinché abbiano l'opportunità di una crescita armoniosa, e a quelle coinvolte nella cura di persone non autosufficienti, vi è il rischio di preparare un'economia di sperpero tesa a ricucire costantemente i danni che le leggi di mercato provocano sul benessere relazionale delle persone.

Oggi in Italia, i soggetti più esposti al rischio di povertà sono le famiglie con figli minori a carico, monoreddito o con entrambi i genitori disoccupati . A fare le spese degli squilibri distributivi del nostro welfare sono soprattutto i minori.

Secondo i dati del primo rapporto sull'infanzia il 16.5% dei minori vive al di sotto della linea di povertà. E' una percentuale superiore a quella dell'altra categoria sociale più a rischio di povertà, gli anziani, che corrisponde al 13.5%. Concretamente, ci vorranno meccanismi di ridefinizione delle politiche fiscali e tariffarie che favoriscano davvero le opportunità sociali per i genitori e i loro bambini. Siamo infatti chiamati ad occuparci soprattutto della valorizzazione dei legami parentali fra generazioni.

Se nel passato, pur con tutte le difficoltà e i problemi, la famiglia era una risorsa per l'individuo, oggi rischia di essere un onere, un peso che condiziona e limita le possibilità di realizzazione sociale e individuale. Riscoprire il valore sociale della famiglia non può e non vuole essere una risposta ideologica ad una generica crisi di valori, o peggio alla crisi dello stato sociale che sulle famiglie ha sempre contato per svolgere il lavoro di cura verso i minori, gli anziani, gli ammalati e i disabili. Bisogna pur dire che tutto ciò è stato possibile e garantito soprattutto dal lavoro sommerso delle donne. In fin dei conti non vi è stata un'adeguata valorizzazione e promozione di una famiglia in buona salute, in cui cioè l'armonia relazionale quotidianamente promossa, accanto ad una relativamente buona situazione economica, può rendere semplice e possibile la disponibilità al dono di sé e alla cura dell'altro.

Proviamo a riflettere sui problemi legati ai tempi della vita. Il problema del tempo, della sua distribuzione e del suo impiego, è diventato una questione chiave nella vita quotidiana e relazionale di ciascuno di noi e in quella della famiglia ancora di più. La maggior parte delle persone subisce le conseguenze di un orario di lavoro spesso incompatibile con i tempi relazionali e di cura, e la scarsità di tempo sta diventando un problema più rilevante della scarsità di beni.

Basta pensare che oggi è la mancanza di tempo per stare insieme la principale causa delle difficoltà di coppia e quando, oltre alla coppia, ci sono bambini possiamo immaginare quanto ciò sia grave. Siccome si può affermare che la crescita e il mantenimento di una dimensione relazionale ottimale e lo sviluppo di una dimensione conviviale in famiglia e tra famiglie sono socialmente condizionati, si tratta di accogliere una sfida nel costruire insieme alle famiglie stesse una alternativa o le alternative che, all'interno di una società tecnologica e individualistica, rendono possibile mettere i beni relazionali al primo posto.

Chiediamoci quanto in tale senso possiamo fare come Amministrazione comunale, perché non è possibile continuare a pensare siano i cittadini da soli a dover combattere la battaglia contro il tempo per valorizzare le esigenze della loro vita familiare. Tocca inoltre chiedersi se e come sia possibile sostenere e condividere il lavoro di cura delle famiglie nei confronti dei minori e degli anziani nella normalità quotidiana del vivere. Bisogna vedere se sia possibile rendere compatibili i tempi del lavoro di cura con quelli del lavoro, soprattutto per le donne, anche attraverso un ripensamento delle strutture e dei servizi offerti e che venga concretamente condiviso dalla comunità sociale, e non solo in un riconoscimento valoriale, il valore economico del tempo di cura.

Dobbiamo tenere in considerazione, parlando dei problemi che vivono oggi le famiglie, soprattutto quelli riguardanti le catene generazionali, semplificando i rapporti tra nonni, figli e nipoti. Predisporre utili interventi a favore del disagio degli anziani, per esempio, e garantire l'equità fiscale delle famiglie non è possibile senza tenere conto della catena generazionale. Infatti, l'assistenza a genitori non più autosufficienti è una emergenza silenziosa da cui dipendono forti diseguaglianze fra le famiglie.

Un dato mi ha molto colpita: attualmente esiste una donna tra i 35 e i 45 anni ogni 4 persone ultrasessantacinquenni. Sono consapevole che, come per la cura dei minori, sono le donne ad avere spesso in carico i parenti anziani e ciò avverrà fino a quando i tempi della vita e del lavoro consentiranno loro di continuare a farlo con preziosa disponibilità.

Possiamo comunque affermare che, se è minacciato il nucleo ad alta intensità affettiva e relazionale più vicino alla persona, è minacciato non solo il suo benessere psicofisico, ma anche la sua capacità produttiva, la sua disponibilità ad adattarsi e a condividere un sistema di regole sociali.

Vorrei si comprendesse il significato di investire nelle politiche familiari che non può essere inteso semplicemente, sebbene sia indispensabile, come la necessità di promuovere l'adozione di provvedimenti di natura economica quali sgravi fiscali, politiche tariffarie, servizi sociali adeguati alla domanda, sostegno alla paternità e alla maternità, bensì come la trama di un organico disegno che sappia orientare ad ampio raggio e in modo trasversale tutta la politica amministrativa locale. Ogni atto deliberato dal Comune, dall'urbanistica alla cultura, dai servizi sociali alle politiche per il commercio, dagli orari del lavoro ai trasporti, non è neutro nei confronti delle famiglie: o va loro incontro, ne rimuove le difficoltà e le ritiene un soggetto privilegiato o ne aumenta ancora di più i problemi.

Esiste un fatto relativamente nuovo e politicamente assai rilevante: nuove solidarietà stanno nascendo nella società civile anticipando, come spesso succede, la stessa sensibilità, capacità di riflessione e progettualità della politica. Vi sono reti di famiglie, a volte formalizzate in organizzazioni ed associazioni, a volte meno strutturate, ma non meno solidali fra loro, nelle parrocchie, nei condomini e nelle circoscrizioni.

Se la famiglia è una delle realtà in cui è evidente che non si può stare bene da soli, nemmeno la famiglia può stare bene da sola. Ed è l'isolamento forse il male più grande che le famiglie possono fare a se stesse e che la politica può fare alle famiglie. La famiglia sarà pure un problema o avrà tanti problemi, tuttavia è soprattutto una risorsa per i suoi componenti, per le altre famiglie, per la comunità.

Allora, risulta imprescindibile per una Amministrazione attenta e sensibile coinvolgere e ascoltare le famiglie stesse. La Consulta per le famiglie sarà lo strumento politico del Comune di Trento per valorizzare e riconoscere il ruolo vivace e propositivo svolto nella nostra comunità ormai da anni da numerosi gruppi e associazioni di famiglie. Perciò le famiglie possono essere davvero soggetti attivi, ascoltati, non solo coinvolti, capaci di diffondere la cultura della solidarietà e della collaborazione di cui la famiglia ha oggi un grande bisogno. La Consulta dunque, quale organo dell'Amministrazione comunale che renda possibile la partecipazione effettiva delle famiglie per suggerire, indirizzare l'Amministrazione comunale, avanzare proposte e pareri affinché possano essere elaborati concreti ed efficaci interventi a favore delle stesse.

La commissione politiche sociali ha individuato nella sua prima convocazione, tra le priorità tematiche del suo impegno politico, proprio le politiche per le famiglie. Essa seguirà con attenzione, di concreto con la commissione per l'attuazione dello Statuto, l'elaborazione dello statuto costitutivo della Consulta per le famiglie e con maggiore attenzione la propositività e la ricchezza di impulsi che la Consulta vorrà dare al nostro Consiglio Comunale.

Sono convinta del valore assolutamente trasversale, condivisibile e propositivo del nostro ordine del giorno, che non traccia decisioni ideologiche o affermazioni di principio intorno alla famiglia, pur essendo un tema che ci dovrà coinvolgere in un sereno dibattito più approfondito, ma manifesta sensibilità politica e impegno che credo nessun consigliere vorrà disattendere. Grazie.


PRESIDENTE: Grazie, consigliere Plotegher. La parola alla consigliere Ferrari, prego.

FERRARI (Il Centro): Signor Presidente, signori consiglieri, prima di tutto volevo ringraziare il consigliere Marchesi e i colleghi della maggioranza per avermi coinvolta nell'ordine del giorno del progetto politico appena espresso e di avere accolto alcuni suggerimenti da me avanzati. Ciò indica, come più volte ho detto negli interventi precedenti, che i temi di fondo come la famiglia, i giovani, il lavoro non hanno colore se guardati nella loro essenza, con una attenzione precisa, per dare soluzioni ai problemi emergenti della vita quotidiana di una città. Allora, ben vengano le occasioni di unità tra maggioranza e minoranza.

Una Consulta delle famiglie. La trovo molto opportuna, efficace ed arricchente per l'istituzione Comune chiamata a valorizzare ciò che è nato dalla base.

Vorrei portare in aula la testimonianza, l'intelligenza e la volontà perché conosco molte delle associazioni di famiglie nate spontaneamente su problematiche particolari per trovare soluzioni: dall'handicap alla sofferenza psichica, dalla tossicodipendenza e alcoldipendenza a malattie specifiche, dai problemi dell'educazione a quelli della scuola. Sono 34 le associazioni che spontaneamente hanno costituito il Forum delle famiglie che lavora con grande efficacia. Le famiglie che si sono associate lo hanno fatto per un mutuo auto aiuto e hanno trovato dentro di sé delle soluzioni ai loro problemi, ma soprattutto hanno dato e saputo dare indicazioni precise all'ente pubblico per risolvere alcuni problemi.

La famiglia, come i giovani, è una risorsa e non un problema, basta saperla fare diventare una risorsa. E' importante mettere insieme le risorse e creare un tavolo di confronto ed un Osservatorio dei vari problemi presentati oggi dalla famiglia. E' importante suscitare una trama di relazioni tra le famiglie cosiddette normali che si mettono insieme per discutere fra loro dell'educazione dei figli, dell'assistenza agli anziani, del tempo libero, del lavoro, dei problemi della casa, della scelta della scuola e di tutto ciò che una famiglia deve oggi affrontare.

L'impegno educativo è oggi sempre più urgente. Esiste un disagio sommerso fatto di solitudine, che va affrontato sia nelle famiglie che nei ragazzi e nei giovani. Un luogo dove si possano mettere insieme ed evidenziare simili problematiche stimolando e trovando politiche familiari e sociali adeguate, auspico abbia il voto unanime di tutto il Consiglio.

Qualcuno dirà: "Ma di che famiglia parli?". Inviterei i colleghi a non fermarsi ad una discussione infinita su tale problematica. Ognuno si tenga l'idea di famiglia che ha, tuttavia ascoltiamo la ricchezza che le associazioni hanno dimostrato di avere. Grazie.

PRESIDENTE: Grazie, consigliere Ferrari. La parola al consigliere Bosetti, prego.

BOSETTI (Socialisti e Democratici per Trento): Grazie, signor Presidente. Signor Sindaco, colleghi consiglieri, la proposta della costituzione della Consulta delle famiglie, come luogo di definizione delle linee di politica sociale e di un Osservatorio della famiglia per lo studio e il lavoro sulle problematiche delle dinamiche socio - familiari, non può che trovare e raccogliere un unico consenso.

Dal dopoguerra ad oggi la microsocialità familiare è stata costretta a rincorrere e ad adeguarsi ai repentini cambiamenti dei costumi contemporanei, tuttavia non senza traumi e vittime. La famiglia è stata presa da un processo di morfogenesi che comporta profonde tensioni interne, tra i sessi e le generazioni, ed esterne, nei confronti sia del mondo vitale circostante, sia delle istituzioni macrosistematiche , non ultima la scuola.

Se è vero che la speranza non muore, la speranza in un futuro migliore per tutti si conferma motore quotidiano delle nostre attese e del nostro impegno. In tale ottica possiamo concepire la famiglia non solo come luogo per fare figli, ma come espressione di un fenomeno vitale monolitico, superamento del proprio "io", condivisione del "noi" per un percorso umano atemporale. Crediamo non si possa garantire un effettivo sostegno alla famiglia senza un comune pensiero, di ampio respiro e d'intesa, volto all'ascolto delle problematiche prefamiliari , familiari e postfamiliari nel momento in cui la famiglia si sdoppia.


PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MARIO MORESCO (Ore 19.00)

BOSETTI (Socialisti e Democratici per Trento): In tale prospettiva la Consulta può rappresentare un momento onnicomprensivo per singole associazioni, realtà di quartiere, famiglie mancate, famiglie di diritto e di fatto, famiglie in lutto, famiglie e giustizia.

Riprendiamo l'affermazione "la speranza non muore mai" per giustificare le motivazioni. E' oltremodo noto che la famiglia europea, dopo ripetute ondate di crisi di vario genere iniziate con l'epoca moderna, sembra oggi diventare un oggetto misterioso sommerso, per non dire indicibile secondo l'espressione delle attuali correnti del pensiero debole.

Già negli anni Settanta ben pochi studiosi erano disposti a sostenere la tesi di una sostanziale sopravvivenza della famiglia, e anche oggi, benché la famiglia torni ad essere rivalutata, la tesi di una radicale morfogenesi fino alla sua totale mutazione, resta la più diffusa nelle università europee, soprattutto occidentali.

Nell'Europa orientale, a fronte di una evoluzione storica più lenta trainata da un sistema socio - politico assai più rigido di quello occidentale, la famiglia viene ancora considerata ufficialmente una importante sovrastruttura di controllo sociale. Diversamente, il pensiero sociale cristiano continua a sostenere la centralità della famiglia fondata sul matrimonio, la sua permanente essenza di cellula culturale originaria della società, che per quanti cambiamenti possa incontrare deve però fare fronte ai prerequisiti oggettivi e soggettivi della vita, se la società vuole sopravvivere in modo degno dell'uomo.

In proposito non possiamo non ricordare il discorso di Sua Santità Giovanni Paolo II dell'11 ottobre 1985 al Consiglio delle conferenze episcopali d'Europa.

Sua Santità afferma: "Siamo coscienti dei conflitti e delle tensioni che esistono tra il modello di famiglia e di morale familiare proposto dal Vangelo e quello invalso nella società odierna, ma è importante rendersi conto anche delle interne contraddizioni e della involuzione senza precedenti del modello secolarizzato di matrimonio e famiglia. Privilegiando un soggettivismo ed un individualismo teso solo alla ricerca della propria egoistica autorealizzazione, il matrimonio è stato privato del suo intimo e naturale significato e valore".

In campo sociologico da vari decenni una ingente mole di studi e ricerche empiriche ha analizzato le vicissitudini della famiglia in Europa sottolineandone il depotenziamento quando non la dissoluzione. Per una singolare convergenza di schemi interpretativi, da quelli neomarxisti a quelli neofunzionalisti - liberali, la tesi dominante è che oggi la famiglia vada restringendosi ad un piccolo nucleo di convivenza privatizzata per la mera espressione degli affetti.

Certamente noi tutti sappiamo bene che la famiglia è praticamente assente come soggetto nelle grandi riforme sociali e nei grandi progetti di sviluppo societario nonostante le dichiarazioni formali e ufficiali dei governi e dei parlamenti. Le stesse risoluzioni del Parlamento europeo a favore dei diritti della famiglia sono dichiarazioni di intento che cadono nel vuoto.

La realtà sociale della famiglia sembra effettivamente andare per proprio conto verso una crescente privatizzazione. La coscienza collettiva europea pare arrendersi all'immagine diffusa di una famiglia ridotta a pura comunicazione espressiva, instabile, ristretta e sempre più frammentata. Drammatica testimonianza - intervista della filosofa Brenda Almond, ospite dell'Istituto Trentino di Cultura nel settembre ultimo scorso, impegnata nei lavori del progetto "Individuo e famiglia nella società frammentata". Ella afferma che la coppia sta implodendo in occidente, i figli sono sempre più soli e i nuovi rapporti familiari impongono pertanto scelte e politiche precise.

La popolazione europea sta invecchiando, si prevede che fra 35 anni il 40% della popolazione italiana e tedesca avrà media di 65 anni . Nasce pertanto l'obbligo di prenderne coscienza, sia a livello pubblico che politico, e di raggruppare le forze affinché non venga meno il rispetto per l'individuo. Pertanto la Consulta per la famiglia potrebbe farsi interprete delle seguenti proposte di famiglia: famiglia come soggetto microsociale per eccellenza della solidarietà in termini di ridistribuzione e compensazione fra individui socialmente forti e socialmente deboli, come soggetto di reti primarie da cui dipende la salute e il benessere sociale degli individui e la stessa capacità di funzionamento ed efficacia della rete formale dei servizi istituzionali, come riconoscimento di natura sovrafunzionale della stessa che si manifesta nel rifiuto ad essere ridotta ad un'agenzia sociale con un numero limitato di funzioni specializzate e privatizzate, come nuova imprenditorialità e come etica della vita.

La società delle famiglie non rappresenta un ritorno al passato, essa deve essere configurata piuttosto come un luogo solido di confronto e di protezione sociale. Una società che troppo spesso è disponibile a ridiscutere il cosiddetto stato sociale , deve riuscire a ricostruire nuovi modelli sociali attraverso vecchie forme di socializzazione di cui la più solida resta la famiglia. Solo nella consapevolezza di un ruolo, tanto ambizioso quanto necessario, sarà possibile configurare una nuova soggettività per la famiglia e nuovi compiti per vecchie coperture sociali.

Una Consulta della famiglia potrà rappresentare lo stimolo logico per una funzione moderna dell'istituto. L'essere laico o cattolico è del tutto ininfluente rispetto al primario obiettivo di tutela della persona nella sua prima forma sociale. Grazie.

VICEPRESIDENTE: Grazie, consigliere Bosetti. Viene presentato un emendamento. Mentre il consigliere Giuliano lo illustra provvederemo a farlo distribuire. La parola al consigliere Giuliano, prego.

GIULIANO (Forza Italia): Grazie, signor Vicepresidente. L'ordine del giorno sulle politiche familiari e sull'istituzione della Consulta comunale per la famiglia è largamente condivisibile rispetto ad una serie di problemi e necessità per l'attivazione di interventi da parte dell'Amministrazione comunale.

Con tale emendamento all'ordine del giorno si mira ad introdurre una chiarificazione che non tocca le necessità e la condivisione degli interventi prospettati, bensì una questione di principio rilevante.

Si propone alla prima riga del dispositivo, dopo le parole "considerare con adeguato rilievo le famiglie", di aggiungere un richiamo alla Costituzione della Repubblica Italiana, art.29 comma 1, che individua le famiglie come società naturali fondate sul matrimonio.

Non si tratta di una questione di lana caprina. E' importante, se si intende dare una risposta ai problemi delle famiglie, adoperare una terminologia adeguata e quindi intendere per famiglie quelle riconosciute e i cui diritti sono riconosciuti dalla Costituzione.

Ciò non incide minimamente sul fatto che altre situazioni di convivenza, omosessualità o altro possano essere meritevoli di interventi e che abbiano dei diritti. Tuttavia resta fondamentale che non andiamo ad istituire una Consulta delle coppie in generale, ma richiamiamo specificamente il nucleo familiare e la famiglia. E' indispensabile perciò capirsi sulle questioni terminologiche e di principio. Grazie.

VICEPRESIDENTE: Grazie, consigliere Giuliano. La parola al consigliere Berlanda, prego.

BERLANDA (Lista Civica per il Governo del Trentino): Grazie, signor Vicepresidente. Vorrei fare un breve intervento pratico e concreto. Ho guardato sull'enciclopedia Zingarelli la definizione di famiglia. Essa dice: "E' un gruppo di persone che costituisce il nucleo fondamentale della struttura di ogni società con caratteristiche che variano a seconda del luogo e del periodo storico".

La famiglia è dunque un gruppo di persone che costituisce il nucleo fondamentale della struttura di ogni società, quindi anche della nostra. Poi va avanti sulla definizione di famiglia cristiana basata sul matrimonio con un impegno fra i contraenti e poi dice che recenti studi evidenziano il ruolo giocato dai fattori economici nella sua determinazione. Tali tesi sono sostenute da Fromm e Horkheimer.

I fattori economici sostenuti da Fromm e Horkheimer dovevano influire sul ruolo della famiglia dal punto di vista economico determinandone e condizionandone la creazione di una nuova. Tali fattori si sono invertiti e se prima i fattori economici favorivano la formazione della famiglia, ora è viceversa. Infatti, fino a poco tempo fa, più la famiglia era numerosa più era ricca, sia economicamente che socialmente. Ora è il contrario. La microfamiglia, cioè quella con il numero minimo di componenti, è costituita da due persone. Essa è sicuramente più ricca dal punto di vista economico rispetto a quella numerosa, tuttavia ha dei consumi in proporzione molto più alti.

E' inutile fare molti esempi per capire che in uno spazio, in una abitazione normale, dove vivono due persone possono starvene tre o addirittura quattro e che in una stanza illuminata per una persona possono stare altre due o tre persone utilizzando la stessa luce; questo vale per il riscaldamento ed altro. In proporzione perciò, una famiglia numerosa sicuramente consuma meno rispetto a delle persone singole in ambienti diversi.

Quindi, se non altro dal punto di vista economico converrete che una famiglia rappresenta un nucleo fondamentale per ogni società. I dati ISTAT dicono che la famiglia moderna è composta da quattro elementi, cioè da due genitori e da due figli. Guardando però la realtà trentina, di cui sono già stati richiamati i dati dell'ufficio statistica di Trento, vediamo che la media delle famiglie è composta da 2.37 componenti. Sappiamo che le medie matematiche non corrispondono alla realtà, tuttavia la media di una famiglia trentina è di due componenti: si presume marito, moglie e neanche mezzo figlio.

Sappiamo che il 31% delle famiglie trentine sono formate da un solo componente, per cui non sono famiglie secondo la definizione dello Zingarelli. Il 26.2% sono formate da due elementi (la famiglia minima), il 21% da tre elementi, il 16% da quattro e il 4,2% da cinque ed oltre. Solo il 21% delle famiglie trentine rappresenta una famiglia moderna, cioè composta da almeno quattro persone. Tenendo presente che la famiglia è il fondamento della struttura di ogni società, capite che il 21% dei nuclei non è sufficiente per garantire il proseguimento della nostra società. E' necessario recuperare al cento per cento almeno la famiglia media, quella composta da quattro elementi, come garanzia di sopravvivenza di una società per quanto riguarda la solidità culturale, la solidità politica e quella economica.

Chi mi ha preceduto ha già elencato le cause che hanno portato alla disgregazione delle famiglie: i problemi economici e giovanili che hanno causato il prolungamento del parcheggio dei giovani nelle famiglie di origine riducendo la creazione di nuovi nuclei familiari, la carenza di lavoro o di case, l'educazione, lo studio che porta ad una possibilità di lavoro più tardiva. Tra i vari motivi vi è una continua penalizzazione delle famiglie numerose per le politiche tariffarie sia a livello nazionale che locale. Un esempio per tutti è il seguente. Circa le politiche tariffarie dell'energia elettrica è stato calcolato che una famiglia di due persone consuma per un valore di Lire 250.000 e tante ne paga, ma quando una famiglia ha quattro componenti pur consumando 447.000 lire paga 739.000 perché scatta l'aliquota di un eccessivo consumo. Una su sei componenti consuma 603.000 lire pagando 1.386.000 lire, una su otto consuma 730.000 lire, ma paga 1.773.000 lire. A livello nazionale tali tariffe devono essere riviste: stanno per essere modificate proprio perché si è capito trattasi di un meccanismo perverso. Lo stesso si può dire per le tariffe telefoniche, che stanno cercando di correggere, e per quelle dei vari consumi, quali acqua ecc.…

Tenendo presente che dobbiamo salvaguardare la famiglia come fondamento della società è necessario che anche noi nel nostro piccolo, a livello comunale, cerchiamo di invertire la tendenza in atto favorendo le persone intenzionate a costruire delle famiglie, soprattutto numerose, fornendo loro dei sostegni, cercando di studiare la situazione a livello locale, discutendo e risolvendo i problemi che emergono dal confronto con le associazioni o ascoltando le famiglie stesse e lo loro esigenze. Per i motivi molto pratici sovraesposti ho sottoscritto l'ordine del giorno e invito tutti ad approvarlo. Grazie.

VICEPRESIDENTE: Grazie, consigliere Bosetti. La parola alla consigliere Fadanelli, prego.

FADANELLI (Lista Civica per il Governo del Trentino): Grazie, signor Vicepresidente. Il mio intervento sarà breve perché non approfondirò con analisi specifiche, come invece hanno fatto i miei illustri colleghi, il tema della famiglia e le sue sfaccettature. Esprimo una condivisione completa per l'approfondita analisi proposta dalla presidente della commissione per le politiche sociali, la dott.ssa e collega Plotegher, così come quella del primo firmatario consigliere Marchesi e della consigliere Ferrari, della quale ho apprezzato in modo particolare l'invito a superare schematismi e preconcetti valorizzando gli aspetti e quanto di positivo le associazioni attive nei confronti della famiglia stanno portando avanti da tempo.

Voglio esprimere un auspicio e un invito al Consiglio e alla Giunta affinché gli strumenti che verranno attivati per costituire canali di collegamento tra le associazioni, la Giunta e il Consiglio siano efficaci e consentano una certa tempestività di intervento. Ho avuto l'impressione, dalla lettura dello statuto e del regolamento riguardante la composizione e la rappresentatività della Consulta, che essa debba essere il più rappresentativa possibile e debba coprire tutto il pianeta famiglia. Mi è sorta però la preoccupazione di come tale rappresentatività possa conciliarsi con uno strumento volto a raggiungere l'efficacia di intervento a cui mi riferivo prima.

L'auspicio e l'invito che rivolgo a che si adopererà per elaborare un regolamento che definisca i connotati di tale organismo, è di farsi carico affinché una Consulta assembleare di dimensioni numericamente elevate non svilisca il contributo delle associazioni presenti ma raggiunga l'obiettivo per cui nasce. Grazie.

VICEPRESIDENTE: Grazie, consigliere Fadanelli. La parola alla consigliere Maestri, prego.

MAESTRI (Democratici di Sinistra): Grazie, signor Vicepresidente. Chiederò scusa ai colleghi se il mio intervento sarà più disarticolato di quelli precedenti, ma non intendevo prendere parte alla discussione ritenendola sufficientemente argomentata e inserita in un quadro di compatibilità di ragionamento tra maggioranza e opposizione al fine di costruire politiche per le famiglie.

Ho molto apprezzato, come la collega Fadanelli, la chiusura dell'intervento della consigliere Ferrari che sottolineava la necessità e l'auspicio di non cadere in disquisizioni di carattere ideologico sul concetto di famiglia che ognuno di noi individualmente ha. E' chiaro che, collega Ferrari, la firma dell'emendamento presentato dal collega Giuliano, che riconduce la discussione all'interno di una questione compresa nella Costituzione italiana, ridimensiona un poco la dichiarazione, seppure importante, da Lei fatta. Non voglio fare un processo alle intenzioni, però vorrei porre l'attenzione, visto che l'art.29 della Costituzione è stato menzionato, su come esso è nato. Forse fa bene a tutti ricordare la storia della nascita del suddetto articolo. Sappiamo che la Costituzione è stata il compromesso tra due culture molto forti, presenti allora e fino a pochi anni fa nella loro monoliticità: due culture che si confrontavano e rifiutavano la concezione liberale del diritto di cittadinanza. La concezione liberale del diritto di cittadinanza presuppone la considerazione di un accesso paritario ai diritti dei diversi soggetti, cioè dell'individuo portatore di diritti indipendentemente dal contesto familiare, di classe e di gruppo nel quale è inserito.

La definizione di famiglia portata dalla Costituzione rimane omogenea relativamente all'incontro tra le due culture monolitiche ed esclude il diritto di cittadinanza dell'individuo. Essa si fonda soprattutto sull'aspetto istituzionale dei rapporti, piuttosto che sulla positività o negatività delle relazioni che all'interno delle istituzioni familiari vengano perpetrate. Tant'è che la nostra stessa Costituzione cade in contraddizione quando dice di volere proteggere la famiglia, art.29, "fondata sul matrimonio" come citato, ma anche di voler sviluppare un ruolo attivo di pari opportunità di tutti i soggetti. Qual è il momento di unione tra le due cose? Esiste una contraddizione vissuta da tutte le politiche familiari sviluppatesi fino ad oggi. La domanda da porsi è: come le politiche familiari che costruiremo a partire dal nostro Comune di Trento definiranno le relazioni dei soggetti all'interno e fuori la famiglia? Ritengo che il Comune sia il luogo del welfare locale più vicino alle famiglie, nonostante l'impegno della già citata ministro Livia Turco e per la verità di pochi altri ministri a sostegno di tale tematica. Se cadiamo nel ragionamento sul concetto di quale famiglia vogliamo salvaguardare, valorizzare, proteggere e incentivare, e indaghiamo quali politiche di welfare locale sono state portate in giro per l'Italia (penso all'Emilia Romagna, ma anche al Trentino - Alto Adige, al Friuli e alle Marche) non troviamo un unico modello di famiglia, ne troviamo almeno tre. Ogni modello di famiglia ispira politiche di welfare diverso. Ce n'è una, ad esempio che, ragionando ancora in termini di predominanza della figura del padre, del maschio lavoratore, pensa all'incentivo economico volto ad estendere la responsabilità di cura della donna. Poi c'è un modello di politiche sociali pronataliste ed uno che si fonda sulla solidarietà familiare. Tali modelli trovano risposte all'interno delle politiche familiari nelle diverse regioni. Non ve n'è uno uguale all'altro perché tutte le politiche familiari rispondono in maniera diversa al modello di famiglia. Quindi, scontrarsi per trovare un unicum di ragionamento sul concetto della famiglia è ricadere in un ambito ideologico che non porta da nessuna parte.

La famiglia è cambiata e la Costituzione non lo sa. Viviamo esperienze dirette o indirette di famiglie cambiate, se non altro per il passaggio dalla famiglia patriarcale a quella nucleare. Dobbiamo fare presente alla Costituzione, anche con i nostri atti concreti, che la famiglia è cambiata. Non dobbiamo ricadere nelle logiche di barricata, come è stato fatto in tutti questi anni, per un cinquantennio, senza poi riuscire a dare delle risposte alle famiglie, ai soggetti che le compongono, alle donne che hanno portato la responsabilità di cura dei soggetti e che si sono sobbarcate doppio lavoro in sostituzione di politiche sociali inesistenti o fatte in maniera semplicemente ridistributiva del reddito. Dobbiamo arrivare a superare il conflitto ideologico per creare politiche propositive, diversamente abdicheremo alla funzione politica di amministratori della nostra città. Grazie.

VICEPRESIDENTE: Grazie, consigliere Maestri. La parola alla consigliere Ferrari, prego.

FERRARI (Il Centro): Grazie, signor Vicepresidente. Chiedo scusa se riprendo il discorso, ma essendo stata chiamata in causa, devo dare una spiegazione. Avevo invitato il Consiglio a passare sopra al concetto ideologico di famiglia per arrivare ad una Consulta che soprattutto si mettesse in ascolto, come istituzione, delle varie associazioni estremamente ricche già esistenti nella nostra città e provincia. Qualcuno chiede come mai ho firmato l'emendamento così espresso che si rifà all'art.29 comma 1 della Costituzione. La Costituzione, finché non sarà cambiata, è la legge fondamentale di ogni cittadino italiano. Se compero una macchina, firmo un contratto; se due si mettono insieme e fanno dei figli, credo sia giusto firmino un contratto per salvaguardare i soggetti di diritto, ossia i figli. Il mio concetto di famiglia è presente nell'emendamento e non potevo non esprimerlo, tuttavia ognuno si tenga il proprio. Grazie.

VICEPRESIDENTE: Grazie, consigliere Ferrari. La parola al consigliere Giuliano, prego.

GIULIANO (Forza Italia): Grazie, signor Vicepresidente. Ho preso atto che il consigliere Berlanda si è preparato accuratamente: svolgendo un'indagine sul concetto di famiglia, ha citato anche lo Zingarelli. Non ho preso visione dello Zingarelli, tuttavia mi pare di avere capito che esso dica che la famiglia assume connotazioni diverse a seconda dei luoghi e del periodo storico. Mi permetto di ricordare che il Comune di Trento si trova, fino a prova contraria, nella Repubblica italiana e oggi è il 13 gennaio 2000. La Costituzione della Repubblica italiana inoltre, e in particolare nella formulazione dell'art.29 citato nell'emendamento, è tuttora vigente. Lo Zingarelli quindi dà ragione alla proposta contenuta nell'emendamento, affermando che a seconda dei luoghi e dei tempi vi sono concetti diversi di famiglia. Attualmente i diritti riconosciuti dalla Costituzione della Repubblica italiana interessano le famiglie come società naturali fondate sul matrimonio. E' evidente che il tenore dell'art.29 comma 1 della Costituzione è assolutamente chiaro nella sua formulazione letterale poiché esso dà una definizione precisa ed inequivocabile del concetto di famiglia.

Se poi nella società la famiglia ha assunto ad assume configurazioni diverse, ciò è un dato di fatto innegabile. Tuttavia, se ritenete che la famiglia, alla quale si riferiscono gli interventi pubblici anche nel campo delle politiche sociali, debba essere diversa rispetto a quella identificata dalla Costituzione, avete la maggioranza in Parlamento, cambiate pure la Costituzione. Spero non vi sia il timore di perdere i voti di qualche prete, pertanto potete cambiarla. Dopodiché circa le citate dichiarazioni del ministro Turco, sinceramente a me non interessano perché lo stesso ministro ha detto recentemente su RAI 1 che una pasticca di ecstasy non fa male, a dimostrazione del fatto che quando uno dice una cretinata, anche se è un ministro, ciò che dice resta una cretinata. Grazie.

VICEPRESIDENTE: Grazie, consigliere Giuliano. La parola al signor Sindaco, prego.

SINDACO: Parlerò brevemente. Sarà l'assessore De Torre ad entrare nel merito strutturando e motivando il punto di vista della Giunta rispetto al dibattito e all'ordine del giorno presentato dalla maggioranza, che ha visto il coinvolgimento della consigliere Ferrari. La Giunta condivide fortemente il tono che ha caratterizzato buona parte degli interventi di questa serata, anche perché oggi non è in discussione quale sia la migliore famiglia possibile o la migliore famiglia plausibile: oggi sono in discussione una serie di iniziative che si vogliono mettere in campo per tutelare le famiglie. Nessuno si strappa le vesti, né si scandalizza se emerge una dialettica interna all'Aula. C'è chi, come i sottoscrittori dell'ordine del giorno, ha una visione inclusiva delle differenze di opinione, di costume e di pensiero, soprattutto quando si tratta di tutelare i diritti sociali e di promuovere la famiglia, e c'è chi invece ha altri modi di vedere, non così inclusivi, ma di carattere più selettivo. Da parte della Giunta vi è una completa adesione allo spirito dell'ordine del giorno. Ci sembra che il taglio culturale e politico di tale ordine del giorno consenta alla Consulta per le famiglie di impegnarsi per rilanciare la propria idea di famiglia. L'auspicio è che la Consulta sappia promuovere iniziative a sostegno delle coppie che vogliono sposarsi, iniziative di informazione per le coppie affinché si riesca a presidiarle e sostenerle con forza. Questo è il percorso seguito negli ultimi anni in collaborazione con soggetti diversi per finalità, estrazione culturale e riferimenti politici. Si è collaborato con un ventaglio di realtà assolutamente comprensivo di tutte le sfaccettature presenti nella nostra città. Ci sembra che tale impostazione costruisca una cornice, all'interno della quale le differenze e le diverse sensibilità non vengono negate e si dia a ciascuno la possibilità di sostenere con forza e con strumenti la propria posizione e il proprio orientamento.

A noi sembra che un Comune, per definizione una struttura civile e laica, non possa che porsi in un atteggiamento inclusivo della complessità dei cittadini, una comunità assolutamente frastagliata, composta da orientamenti, stili di comportamento e costumi diversi che abbiamo il dovere civile di tutelare.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE DOTT. MARCO DALLA FIOR (ore 19.30)

PRESIDENTE: Grazie, signor Sindaco. La parola al consigliere Viganò, prego.

VIGANO' (Lista Civica per il Governo del Trentino): Grazie, signor Presidente. Ho firmato senza alcuna esitazione l'ordine del giorno perché mi trovo in sintonia con esso. Salto molte delle cose già espresse, per dire che nell'occasione di questa sera vedo il primo passo di un cammino, mi auguro lungo e ripetuto, per passare finalmente da una politica tampone, tipicamente assistenziale verso le famiglie in difficoltà, ad una politica per le famiglie e con le famiglie in quanto tali, quindi tutte le famiglie. Si è accennato, ma meriterebbero grande attenzione e approfondimento, ai recenti allarmi relativamente alla denatalità che arrivano dall'ONU e dall'Unione Europea, quasi dimenticati dai maggiori quotidiani del nostro paese. Ci contendiamo da qualche anno il primato di denatalità con la Spagna. Ci dicono occorrerebbero almeno 300 mila nuovi ingressi di immigrati all'anno per sostenere l'economia del nostro paese. Tuttavia 300 mila immigrati all'anno non garantirebbero comunque il ricambio generazionale richiesto dai tempi. Si è accennato al ritardo, lo risottolineo, con cui il nostro paese guarda alle politiche fiscali pro famiglia. Altri paesi occidentali in Europa, più laici del nostro, forse hanno qualcosa da insegnarci relativamente ad una società eccessivamente sbilanciata verso l'individuo per l'organizzazione sociale, i ritmi, le attività e troppo poco calibrata sulle esigenze della famiglia.

Voglio tornare al merito dell'ordine del giorno. C'era tra i firmatari il timore di scivolare nella discussione ideologica. Forse era inevitabile. Il merito dell'ordine del giorno è soprattutto l'associazionismo familiare. Voglio portare la mia piccola e semplice esperienza per dire quanto le associazioni di famiglie siano un'autentica risorsa. Faccio parte di una delle numerose associazioni di famiglie della nostra città. Al suo interno ho partecipato alla commissione per le politiche sociali. L'associazione infatti ha formato numerosi gruppi di lavoro e alcune commissioni. A suo tempo ci eravamo trovati con l'attuale Sindaco Pacher, allora assessore alle politiche sociali, per ragionare insieme di politiche per le famiglie e devo dire che forse è stata proprio quell'esperienza ad avermi convinto a candidare e a buttarmi in politica. Fino ad allora avevo fatto soprattutto ciò che considero prepolitica, parlando di temi sulla solidarietà internazionale e così via.

L'esperienza all'interno dell'associazione familiare mi ha fatto toccare con mano quanto sia importante un impegno locale per calare i grandi principi in azioni a beneficio della società. Trovo del tutto necessario che le associazioni di famiglie diventino interlocutrici privilegiate del Comune per discutere, valutare e proporre politiche per le famiglie stesse, come avviene d'altra parte in tanti altri settori. Abbiamo parlato recentemente di Monte Bondone e si è accennato alla necessità di un patto territoriale per coinvolgere direttamente altre realtà al di fuori dell'Amministrazione con cui intavolare ragionamenti, ricerche, soluzioni e prospettive: in merito mi pare non vi siano state difficoltà da parte di nessuno. Semmai le difficoltà nascono, e non poteva essere diversamente, sul concetto di famiglia.

La mia idea di famiglia la affido direttamente alla mia esperienza personale. Il mio concetto di famiglia fondata sul matrimonio va inteso come famiglia anche numerosa, tuttavia mi trovo a disagio e in grande difficoltà di fronte all'emendamento proposto dalle minoranze. Il richiamo all'art.29 della Costituzione, seppure del tutto legittimo, non lo ritengo opportuno per il merito dell'ordine del giorno. Anche noi viviamo o abbiamo amici che vivono situazioni familiari irregolari. Mi crea difficoltà restringere il campo, seppure richiamandosi alla Costituzione, quasi con un atto discriminatorio. Perché non volere dare voce nella Consulta che si andrà a costituire alle ragazze madri, che vivono le difficoltà e i problemi di qualsiasi famiglia e alle coppie cosiddette irregolari, che hanno figli e si trovano a vivere gli stessi problemi e le stesse difficoltà di quelle regolari con cui spesso condividono scelte, iniziative e ideali? Questa è la nostra miseria in fondo.

Invito la maggioranza, e in particolare il gruppo a cui appartengo, la Margherita, a non votare l'emendamento per lasciare il dispositivo così come è stato presentato. In altri momenti avremo modo di confrontarci sul concetto di famiglia, sulle politiche tariffarie per le famiglie e via dicendo. Puntiamo questa sera a dare il via ad un processo che ci porti in tempi ragionevoli ad avere una Consulta in cui dare voce e peso alle associazioni di famiglie che già da anni lavorano diligentemente e con responsabilità. Poi potremo affrontare insieme altri argomenti di stampo maggiormente ideologico. Grazie.

PRESIDENTE: Grazie, consigliere Viganò. La parola al consigliere Monti, prego.

MONTI (Gruppo Misto): Grazie, signor Presidente. Consentitemi un paio di osservazioni, non andrò per le lunghe. Prima di votare a cuor leggero la proposta della Consulta e dell'Osservatorio, alcune considerazioni sono d'obbligo. Intanto, si sta andando oltre le normali politiche sociali. Normalmente quando si parla di politiche sociali si fa riferimento a soggetti o gruppi in difficoltà. Ciò lo si è fatto in passato e lo si farà anche in futuro: per le famiglie in difficoltà già esistono degli strumenti di intervento. Si vuole andare oltre per riaffermare all'interno del nostro Comune e del nostro Consiglio il valore fondamentale della famiglia e dire: "La famiglia è un valore oggi in difficoltà, andiamo a dare una mano alla famiglia con questi strumenti". Tale intervento è meritorio, ma bisogna chiarire. Avrei preferito che nella mozione venissero chiariti i termini di intervento: cosa è la Consulta, cosa è l'Osservatorio, chi compone la Consulta, chi compone l'Osservatorio? Immagino vi faranno parte degli psicologi, tuttavia non è stato scritto. Quale sarà il livello di coinvolgimento del Comune di Trento? Si tratta soltanto di ascoltare le associazioni delle famiglie, oppure anche di fare delle proposte? Quale è il livello di coinvolgimento, anche in termini finanziari, da parte del Comune? Utilizziamo risorse già esistenti all'interno del Comune, cioè gruppi di lavoro composti da dipendenti e funzionari del Comune stesso, oppure dobbiamo rivolgerci all'esterno? Ritengo importante definire tutto ciò nel momento in cui si va a votare una questione così delicata. Non penso sia molto semplice, inoltre vi è il rischio che tali interventi si esauriscano in una pura operazione di ascolto delle varie associazioni esistenti che già propongono i loro problemi all'Amministrazione e ad altri interlocutori.

Ritengo vi sia il rischio di mettere le mani sulle associazioni, nel senso che l'ente pubblico entri al fine di coordinare, controllare, vedere cosa avviene, senza risolvere il problema. Il problema di fondo sulla famiglia all'interno del nostro paese e di una gran parte dell'Europa, è economico. Allora, per risolvere il problema economico, per cui oggi bisogna lavorare in due mentre una volta bastava lavorasse uno solo, vi è convenienza a non fare figli mentre un tempo ve n'era di più a farne, difficilmente può intervenire una Consulta delle famiglie di un Comune. Queste situazioni vanno elaborate e prese in considerazione a livello di Parlamenti nazionali e le misure devono essere economiche e fiscali. Bisogna defiscalizzare la famiglia, premiare chi si sposa, chi fa la famiglia e chi fa figli. Simili interventi sono concreti e seri. Andando a fare operazioni di ascolto riusciremo solo a contattare maggiormente le varie associazioni. Comunque, non sono contrario a tale intervento. Se si ritiene possa servire lo si faccia, tuttavia si spieghi in maniera precisa quale sarà il livello di coinvolgimento dell'ente pubblico e come avverranno i rapporti tra ente pubblico, Consulta e Osservatorio. Poi ci siamo infilati in una impasse. Apprezzo le parole del Sindaco quando dice: "Intanto creiamo la scatola e poi dentro la scatola dibattiamo di quale famiglia e di quale intervento si tratta". C'è però un problema, non solo connesso all'art.29 della Costituzione, che riguarda il concetto di famiglia di un cattolico. Ritengo vi siano dei cattolici che hanno il diritto oltre che il dovere di farsi sentire. Per un cattolico la famiglia è quella dell'art.29 della Costituzione. Questo è il problema, perché la posizione dei cattolici non può essere diversa. Non voglio tuttavia assumermi iniziative o responsabilità che non mi competono. Parlo infatti da semplice cittadino, nato e cresciuto in un ambiente cattolico, privo di incarichi di altro tipo. E' però evidente che un cattolico non possa fare altro se non sostenere la Consulta delle famiglie, intendendo per famiglia quella prevista dall'art.29 della Costituzione.

Se si vuole fare una Consulta o intraprendere degli interventi a favore di altri gruppi, che possono anche assomigliare alla famiglia intesa dall'art.29, si costituiscano degli strumenti o si creino dei gruppi di intervento in tale senso. Un cattolico non può non riconoscere che quando parla di famiglia, parla proprio di quella prevista dall'art.29 della Costituzione. Nell'ambito delle politiche sociali si potrebbe intervenire su due binari distinti: uno per la famiglia e uno per altri gruppi che possono essere assimilati al concetto di famiglia in senso lato. Grazie.

PRESIDENTE: Grazie, consigliere Monti. La parola al consigliere Pisoni, prego.

PISONI (Civica del Buonconsiglio): Grazie, signor Presidente. L'argomento venuto all'attenzione questa sera è stato molte volte dibattuto in Consiglio Comunale. Volutamente non ho preparato alcun intervento perché volevo ascoltare quanto veniva detto. Dico sinceramente di aver capito e apprezzato lo spirito dell'ordine del giorno e la discussione per come si è svolta. Io ho un concetto di famiglia vissuto, non solo teorico, e pretendo vi sia rispetto per esso, che del resto è comune a molti. Anch'io tuttavia intendo rispettare quanti la pensano diversamente, sebbene in passato probabilmente avrei fatto una battaglia. Con il progredire dell'età si diventa più malleabili perché si capisce che il discorso sulla famiglia è complicato e può presentare molte sfaccettature. Nelle esperienze passate ho sentito parlare di tempi della città. Nella passata consiliatura abbiamo avuto un assessore delegato ai tempi della città. E' stato fatto in merito qualche timido esperimento, ma tutto è finito nel dimenticatoio. Si poteva pensare di avere qualcosa di continuativo, tuttavia sarà difficile portare avanti un discorso del genere e oggi dei tempi della città non parla più nessuno. L'ordine del giorno non parla solo della Consulta, ha dato anche delle indicazioni all'Amministrazione comunale per tenere conto di politiche che vadano effettivamente incontro alla famiglia. Non aggiungo altro.

Arrivo al mio emendamento. Può essere una provocazione, ma vorrei mi si spiegasse una cosa. Chi va in piscina? Tutta una serie di persone: adulti, meno adulti, bambini piccoli. Chi ha bisogno dell'accompagnatore? Non l'adulto o il ragazzo, bensì i bambini, i figli di sposi giovani che hanno minore reddito perché non hanno fatto una certa carriera. Per accompagnarli servono 2.000 lire. Poi c'è stata una sollevazione e la tariffa è passata a 200 lire. Non si tratta però delle 2.000 lire o delle 200 lire: se io porto un bambino in piscina io non entro e lo consegno al gestore. Sarà il gestore a curarlo, a fargli fare il bagno, a vestirlo, a svestirlo e poi a portarlo fuori. Tutto ciò costa di più oppure no? Negli ospedali, nelle rianimazioni, in certi reparti danno addirittura il camice, il berretto e le scarpe. Hanno forse mai chiesto una lira? No. Lo si è fatto solo quando è arrivata l'ASIS con la famosa esternalizzazione. Non sarà certo con le 200 lire o con le 2.000 lire che si ripianano i 300-400 milioni di cui ho letto sul giornale.

L'Amministrazione, la Giunta e il Consiglio dimostrino di iniziare fin da questa sera a pensare seriamente ad una politica per le famiglie! Sono pronto a ritirare il mio emendamento perché non voglio creare problemi su una questione puntuale, però il Signor Sindaco e l'assessore competente dicano di voler bloccare immediatamente l'ASIS relativamente a tale operazione e di svolgere un discorso generale. Dovreste abbassare addirittura le tariffe per le famiglie, l'ha sempre chiesto il consigliere Viganò! E inoltre dovreste dimostrare che abbiamo le piscine e che vogliamo che i bambini le frequentino. Aiutiamo però i genitori a stare nei conti di fine mese. Volete cinque bambini? Portateli in piscina e vedrete alla fine del mese, soprattutto se vengono richieste 2.000 lire per l'entrata di un genitore che deve necessariamente accompagnarli, altrimenti quanto meno scatta la denuncia per abbandono di minore!

Se ricevo da parte vostra un segnale capace di dimostrarmi che prenderete seriamente l'impegno di bloccare l'iniziativa dell'ASIS, poi si potrà discutere e vedere. Sono pronto a ritirare l'emendamento, però voglio una assicurazione in tale senso. Voglio proprio vedere se il Consiglio ha il coraggio di bocciarlo!

PRESIDENTE: Grazie, consigliere Pisoni. La parola al consigliere Moresco, prego.

MORESCO (Forza Italia): Grazie, signor Presidente. Dirò solo poche cose. Mi sembrava che il consigliere Giuliano nell'illustrare l'emendamento fosse stato abbastanza, se non estremamente, chiaro. Tuttavia mi pare che gli intendimenti siano stati fraintesi da parte del Sindaco e del Consigliere Viganò. Nessuno contesta che le persone abbiano dei diritti soggettivi, di coppia, di situazioni di fatto. Sicuramente la persona divorziata con un figlio, la madre nubile, i separati hanno dei diritti e nessuno li mette in discussione. Anche la coppia omosessuale ha dei diritti, quanto meno di essere rispettata. Dobbiamo però usare dei termini appropriati, perché non si vuole che sotto il termine di famiglia vengano fatte passare situazioni che di fatto famiglia non sono. Se, come dice il consigliere Viganò, si temeva di scivolare nell'ideologico bastava essere più chiari. Se si diceva: "Consulta della famiglia e di altre associazioni di fatto", e si indicavano quali, allora la questione era diversa. Non voglio che sotto il concetto di famiglia si facciano passare delle situazioni di fatto che famiglia non sono. Si tratta di una posizione ideologica: per me la famiglia è una cosa, le associazioni di fatto o le coppie che stanno insieme perché decidono così sono un'altra cosa. Volete riconoscermi il diritto di considerare la famiglia qualcosa di diverso? A prescindere dalla Costituzione, lo dice la mia coscienza, non solo di cattolico. Prima di tutto di cattolico, ma anche di laico: la Costituzione non fa distinzione fra il matrimonio religioso e quello civile, parla della società naturale fondata sul matrimonio. Questa è la famiglia. Se vogliamo modificare il termine "Consulta delle famiglie ed altre situazioni", individuando quali, posso votarlo. Altrimenti non posso farlo perché lo considero un "cavallo di Troia" per introdurre nel concetto di famiglia situazioni che non desidero vengano introdotte.

PRESIDENTE: Grazie, consigliere Moresco. La parola al consigliere Eccher, prego.

ECCHER (Gruppo Misto): Grazie, signor Presidente. Sarò breve. Non volevo intervenire, ma mi premeva fare alcune considerazioni. Siamo partiti dallo Zingarelli. Riportandoci al nostro territorio, sembra che anche in Trentino ci siamo allontanati dalla tradizione. L'istituto della famiglia purtroppo si è disgregato. Le cause sono molteplici e certamente porterebbero lontano. Una considerazione tuttavia volevo fare: si parla quasi sempre di diritti, di aiuti, però molte volte il concetto dell'abitudine al sacrificio, caratteristico di tante popolazioni, ma soprattutto del nostro Trentino, si è perso. Sembra che il benessere dilagante abbia un poco annacquato e tolto le abitudini a cui eravamo avvezzi. Forse saranno state sbagliate, è difficile dirlo. Alle organizzazioni tradizionali, come l'oratorio e così via, in cui quasi tutti noi siamo cresciuti (parlo della mia generazione) abbiamo sostituito associazioni a non finire che agiscono da 10-15-20 anni. Tuttavia vedo non sono riuscite ad arginare la china verso cui ci siamo avviati. Ho apprezzato l'ordine del giorno, ma sono in difficoltà sul come comportarmi se non verrà accettato l'emendamento proposto.

Direi che si tratta di un ordine del giorno indubbiamente valido. Porre alla nostra attenzione prima di tutto e poi a quella dei nostri concittadini problematiche importanti, è una cosa certamente encomiabile. Vorrei però (qualcuno come il consigliere Monti lo ha già chiesto) qualcosa di più concreto. Sono sempre molto allergico all'istituzione di una commissione, una consulta, ecc., sembra quasi di volere accontentare la nostra coscienza nei confronti di un problema veramente eclatante. I problemi concreti li vediamo con i nostri occhi, non sono filosofie. Non vorrei venisse dilazionata la risoluzione di un problema assolutamente scottante: bisogna pertanto prendere delle decisioni concrete per affrontarlo. Guardando, con l'aiuto di alcuni consiglieri, il bilancio comunale ho notato che non è certamente magro, tuttavia si parla in tono molto fumoso di aiuti. E' un momento buono dal punto di vista economico. Poi si parla sempre di aiuti al disagio dimenticando che le situazioni normali di un certo ceto sociale hanno forse bisogni maggiori. Inoltre, non vorrei che l'anormalità diventasse normalità. Non voglio parlare del concetto di famiglia, a me certamente ben chiaro, ribadisco però che vorrei vedere un atteggiamento più concreto. Affrontare non con fiumi di parole e di bei propositi, ma con azioni concrete i problemi delle categorie e delle famiglie che pur essendo normali, sono in difficoltà, lo ritengo estremamente qualificante.

PRESIDENTE: Grazie, consigliere Eccher. La parola alla consigliere Fadanelli, prego.

FADANELLI (Lista Civica per il Governo del Trentino): Grazie, signor Presidente. Molto brevemente. Mentre ero fuori non ho sentito l'intervento del consigliere Pisoni, tuttavia le commissarie della commissione pari opportunità mi hanno riferito che ha fatto un accenno ai tempi della città. Al fine di informare il consigliere Pisoni, ma anche gli altri consiglieri, colgo l'opportunità per dire che la commissione pari opportunità, fin dalla sua costituzione, ha individuato nel tema dei tempi della città l'oggetto del suo lavoro. Quando avremo i risultati dell'attività da noi svolta, li porteremo alla conoscenza del Consiglio. Grazie.

PRESIDENTE: Grazie, consigliere Fadanelli. La parola alla consigliere Plotegher, prego.

PLOTEGHER (Democratici di Sinistra): Grazie, Signor Presidente. Intervengo solo per dare altri spunti alla ricchezza del dibattito affrontato. Non andiamo a costituire una Consulta per le coppie, né a definire i legami trasversali tra le persone, cerchiamo di dare una valorizzazione e una protezione ai legami parentali tra generazioni. Direi di lasciare ai sociologi, agli psicologi e ai filosofi le valutazioni sulla mutevolezza dei legami trasversali, cioè di coppia, su cui siamo senz'altro chiamati a riflettere, tuttavia non con lo stesso impegno, spessore e peso con cui pensiamo ai legami parentali. Un legame fra partner può mutare. Essere genitori è una scelta definitiva. Le coppie di fatto sono il 2% della realtà delle coppie, quelle separate stanno raggiungendo un terzo. E' un dato che vi lascio come riflessione. Vi lascio riflettere anche su come facciamo a non considerare famiglia quella in cui il matrimonio non c'è più, ma ci sono i figli. Grazie.

PRESIDENTE: Grazie, consigliere Plotegher. Ha chiesto la parola il consigliere Marchesi, prego.

MARCHESI (Democratici di Sinistra): Grazie, signor Presidente. Un breve intervento per una precisazione. Sia il consigliere Eccher che il consigliere Monti chiedevano alcune precisazioni rispetto a cosa sarà la Consulta e a cosa servirà. Senz'altro la Consulta, come ha detto il consigliere Pisoni, è una parte soltanto dell'ordine del giorno, benché significativa. Il senso della Consulta lo troviamo esplicitato in modo chiaro nello Statuto comunale. Le funzioni generali, ognuno le può leggere, si trovano all'art.15. Dobbiamo però precisare che con la votazione di oggi non si esaurisce la costituzione della Consulta e che quindi votandola non si dà un mandato in bianco ad una cosa indefinita. In tempi speriamo ragionevoli verrà portata in aula una delibera per l'istituzione della Consulta che ne preciserà puntualmente le funzioni, le componenti e la strutturazione secondo quanto prevede il Regolamento del Consiglio dall'art.114 in poi. Sicuramente la commissione politiche sociali e la commissione statuto avranno modo di metterci mano al fine di portare in aula una delibera volta a preparare la strada ad un organismo, e non ad uno spazio di ascolto inutile dell'associazionismo, che possa diventare strumento di dialogo fra il Consiglio, l'Amministrazione e le associazioni familiari, e soprattutto che possa aiutare concretamente ad indirizzare le scelte del nostro Comune. Interpretare le politiche sociali esclusivamente come politiche del disagio è un poco riduttivo. Dobbiamo sempre più guardare a delle politiche che promuovano il benessere della popolazione, della cittadinanza e che quindi vadano ad anticipare le situazioni di disagio verso cui operano i servizi comunali che in larga parte funzionano piuttosto efficacemente. Grazie.

PRESIDENTE: Grazie, consigliere Marchesi. La parola all'assessore Pegoretti, prego.

PEGORETTI (Assessore all'Istruzione, Sport e Politiche Giovanili - Socialisti e Democratici per Trento): Il problema sollevato dal collega Pisoni era già emerso grazie agli interventi di altri consiglieri presenti in Consiglio, in particolare del consigliere Ragozzino . L'ho sollevato anch'io presso ASIS, richiedendo delle motivazioni. Le motivazioni tecniche di ASIS sono di un certo tipo. Alla Giunta converrebbe dire all'Azienda Speciale di togliere tale budget. Inoltre bisognerebbe intervenire come Amministrazione a sostegno delle famiglie e dei piccoli che vengono accompagnati. Ritengo non valga la pena inserirlo come emendamento. Il problema da Lei sollevato, consigliere Pisoni, lo faremo presente ad ASIS affinché tolga il ticket.

PRESIDENTE: Grazie, assessore Pegoretti. La parola al consigliere Pisoni, prego.

PISONI (Civica del Buonconsiglio): Il problema non l'ho sollevato io, ne sono venuto a conoscenza tramite il consigliere Ragozzino. Non voglio prendermi il merito, mi sono solo permesso di portarlo in aula. Ho capito quanto ha detto l'assessore e spero si vada in questa direzione, altrimenti ci saranno nuovamente le occasioni per farsi sentire. Pertanto ritiro l'emendamento. Grazie.

PRESIDENTE: Grazie, consigliere Pisoni. La parola alla assessore De Torre, prego.

DE TORRE (Assessore alle Politiche Sociali - Lista Civica per il Governo del Trentino): L'argomento politiche familiari richiederebbe molto tempo anche per una replica da parte della Giunta perché essa crede in quanto oggi è stato proposto. Però, come diceva poco fa il consigliere Marchesi, siamo solo all'inizio di una serie di momenti, che spero il Consiglio vorrà dedicare al tema delle famiglie. Farò quindi solo alcuni interventi flash allo scopo di mettere al corrente il Consiglio su ciò che la Giunta sta facendo e intende fare a breve termine. Prima di tutto vorrei parlare della soddisfazione per la discussione di questa sera che ha messo in evidenza una grande ricchezza di pensiero sulla famiglia. Vorrei ringraziare tutti i colleghi, sia chi è intervenuto in modo spontaneo agganciandosi a quanto è stato detto, sia chi si è preparato con cura arrivando con una conoscenza approfondita dell'argomento. E' emersa inoltre la forza e la convinzione con cui i consiglieri comunali parlano di politiche familiari. Sono emersi valori come la relazionalità e la solidarietà, di cui ha già parlato la collega Ferrari, ma non solo, la solidità negli affetti, come diceva la consigliere Plotegher, la convinzione che occuparsi di famiglia significa fare alta politica, il concetto di sussidiarietà e tanti altri che adesso non elenco ma che serviranno per la costruzione delle politiche familiari. Si è fatto bene a portare all'attenzione del Consiglio ad inizio del mandato, che per fortuna è abbastanza lungo, tale argomento perché occorre tempo per costruire le politiche familiari e penso abbiamo l'ambizione di vederle crescere una volta varate, di vedere gli organismi che funzionano e le cose che vanno avanti. Perché l'Amministrazione e la Giunta scelgono di dare peso alle politiche familiari? Non certo perché è di moda, in politica o nei réclame alla TV, mostrare famiglie felici. Non ce ne occupiamo perché siamo preoccupati dell'instabilità familiare, e di conseguenza della solitudine di tanti minori, oppure per la denatalità, di cui avete già parlato. Ce ne occupiamo perché il Comune, l'Amministrazione e la Giunta, il cui compito è la costruzione della comunità municipale con tutto ciò che segue, crede di non essere il titolare di tali questioni, ma di dover servire la realtà della comunità municipale affinché la nostra diventi davvero una città. Tutto ciò la Giunta non vuole costruirlo da sola, bensì assieme alle realtà vive della città. Poiché qualche collega ha detto: "Facciamo un patto territoriale per il Bondone", come potremmo non pensare a costruire qualcosa di molto più forte proprio con le famiglie, una realtà importante, "il soggetto microsociale per eccellenza della solidarietà", secondo la bella definizione del consigliere Bosetti? La Giunta si occupa di politiche familiari perché vuole costruire insieme a loro la nostra Municipalità. Da qui viene l'adesione piena al primo punto del deliberato che chiede di riconoscere le famiglie come soggetti e vuole costruire assieme ad esse una strategia comune. Inoltre vuol creare, così come è stato proposto da molte associazioni familiari, un patto formale tra l'Amministrazione e le famiglie e riconoscere il ruolo fondamentale e primariamente relazionale della famiglia.

Cosa ha fatto fino ad ora l'Amministrazione per le famiglie? Riprendo alcuni degli argomenti da voi citati. Della difficoltà della formazione di nuove famiglie a causa del problema casa, ci siamo occupati negli anni passati e abbiamo chiesto alla Provincia Autonoma di rendere possibile forme di facilitazione per giovani coppie. Adesso nella collegata di cui si sta discutendo in Provincia vi è un argomento che faciliterà le giovani coppie per la casa. Chi fa parte della commissione sa che, attraverso le case messe a disposizione dalla Fondazione Crosina Sartori, stiamo favorendo le famiglie e ciò è negli scopi della stessa fondazione. Abbiamo intrapreso diverse iniziative per la formazione delle giovani coppie. Approfitto per dare una notizia, tuttavia faremo anche una conferenza stampa: presto partirà il primo ciclo di percorsi per la formazione di giovani coppie promosso dall'Amministrazione comunale in collaborazione con una delle associazioni familiari della città. Si sono fatti diversi corsi di formazione, per esempio, per genitori. Le coppie rimangono poi in relazione tra loro andando a formare dei gruppi informali nelle circoscrizioni, ecc.. Ovviamente ci si è occupati di politica per i minori e gli anziani e si è cercato di tenere in conto le famiglie. Ciò non avveniva in passato perché l'assistenza era rivolta all'individuo. Si è parlato molto di politiche equitative riguardo le tariffe e anche l'intervento dell'assessore Pegoretti era in tal senso. Tuttavia non bastano le azioni concrete, pur importanti: occorre un piano strategico, un cambiamento di mentalità sul come fare politica affinché ciascuna famiglia tragga grande vantaggio. In due interventi si è detto che tale compito appartiene ai governi nazionali. Il Dott. Donati però, che penso tutti voi conosciate in quanto uno dei massimi esperti di politiche familiari in Italia, da anni mi diceva, e io condivido il suo pensiero: "Non si possono fare politiche familiari né a livello europeo né a livello nazionale, bisogna farle a livello locale". Ciò per due motivi: è macchinoso pensare di svolgere tali politiche all'interno di grandi comunità istituzionali, anche perché il punto su cui si vuole agire, cioè la relazione dentro la famiglia e le relazioni tra famiglie, non può scattare se non dentro le comunità municipali. La nostra città si sente chiamata, in modo non secondario bensì primario, ad occuparsi di famiglia. Non bastano né l'azione puntuale, seppure ottima, né le scelte concrete e strutturate: occorre pensare in maniera diversa a tutto il nostro modo di fare politica municipale affinché non succeda, come dice Sabino Acquaviva: "A forza di progettare politiche, progettiamo tante cose, ma non la felicità per la gente", oppure come dice il dott. Donati: "Ci riempiamo la bocca della parola politiche familiari, in realtà poi in tante scelte, magari senza accorgercene perché non siamo abbastanza avveduti o non ci mettiamo a studiare abbastanza, lavoriamo contro la realtà familiare stessa".

Occorre vedere la famiglia non solo come soggetto in cui ciascuno possa essere individualmente avvantaggiato dal fatto di vivere in essa, bensì come cellula con la massima capacità di relazione e di solidarietà, cioè in modo collettivo e non individuale. Per tutto quanto ho detto, la Giunta porterà in giugno, poi ci accorderemo sulla data, un piano strategico di politiche familiari. Al suo interno prenderà posto ciò che avete espresso e, senz'altro , la Consulta. Voglio rassicurare il collega Monti: non è assolutamente possibile mettere le mani sulle associazioni familiari non solo perché non lo vogliamo, ma perché è da mesi che sto lavorando insieme a loro e vi assicuro che hanno abbastanza forza ed identità da non lasciarsi mettere le mani sopra. Della Consulta (la collega Plotegher lo ha già detto) non fanno parte famiglie singole, bensì associazioni familiari e organi istituzionali. In essa prenderanno posto l'Osservatorio e soprattutto i primi passi di una scelta che riguarda tutti gli assessorati, perché le politiche familiari non stanno nelle politiche sociali, ma in tutte le commissioni e gli assessorati della nostra città. Il piano sarà fatto assieme al Consiglio Comunale attraverso la commissione politiche sociali e con gli enti culturali della città, ad esempio l'Università. In tempi brevi affideremo formalmente all'Università e ad altre associazioni culturali un piano di lavoro che arrivi ad un Osservatorio sulla questione sociale con un forte taglio familiare. Da luglio stiamo lavorando insieme ad una dozzina di associazioni familiari generiche, cioè che si occupano di famiglie a 360 gradi, per costituire un centro per le famiglie, non di servizi, ma un luogo per occuparsi di cultura familiare da rivolgere, come ha detto il collega Pisoni, a delle belle famiglie, quelle definite in stato di salute o, per essere più concreti, ai cosiddetti "nidi pieni", dove ci sono figli (per gli altri, per gli individui singoli o anziani ci sono tante altre politiche). Esso sarà un luogo di elaborazione di politiche familiari che avrà una sede, prossimamente inaugurata, dove le associazioni familiari si potranno rivolgere alle famiglie della città.

La Giunta ha già elaborato una struttura del piano che conterrà un mandato, una strategia, dei valori di riferimento (ne avete già indicati tanti) un piano di azioni e anche una struttura organizzativa per poterli realizzare. Accogliendo ciò che il Consiglio Comunale ha voluto esprimere oggi, ci diamo appuntamento in Consiglio per giugno. Grazie.

PRESIDENTE: Grazie, assessore De Torre. Dichiaro chiusa la discussione, eccellente come livello, non possiamo che compiacerci. Pongo in votazione l'unico emendamento, perché il consigliere Pisoni ha ritirato il suo, presentato dal consigliere Giuliano ed altri, del quale do lettura.

"Nel primo alinea del dispositivo, dopo le parole "Le famiglie", sono aggiunte le parole: "Così come individuate dalla Costituzione della Repubblica italiana, art.29 comma 1, quali società naturali fondate sul matrimonio". Porgo in votazione l'emendamento dei consiglieri Giuliano, Moresco, Monti, Banal, Eccher, Ferrari, Benedetti, Pontalti e Buffa.

(Si procede alla votazione mediante apparecchiatura elettronica)

PRESIDENTE: Presenti e votanti 39 consiglieri. Con 10 voti favorevoli, 24 contrari e 5 astenuti, il Consiglio non approva l'emendamento. La scheda porta il voto favorevole del consigliere Pontalti. Mi pare che il voto del consigliere Pontalti non sia determinante agli effetti dell'ordine del giorno. E' inutile pertanto appesantire ed avvelenare la seduta, anche se un richiamo ad una presenza e ad un'attività puntuale esattamente collegata alla persona non sia del tutto fuori luogo. Inviterei il Consiglio a prestare attenzione al dispositivo dell'ordine del giorno con una raccomandazione: sarebbe un peccato che un dibattito di tale livello venisse messo in crisi da una leggera fessura che vogliamo evitare. La parola al consigliere Vilardi, prego.

VILARDI (Socialisti e Democratici per Trento): Presidente, accolgo pienamente il Suo invito. L'osservazione avanzata fa riferimento a precedenti atteggiamenti consiliari delle minoranze. Mi rendo conto della qualità del dibattito e non intendo portare avanti una osservazione episodica, ma questa, come ha detto in altre circostanze il consigliere Manuali, va considerata una prova di buona volontà e di spirito di collaborazione da parte della maggioranza. Grazie.

PRESIDENTE: Grazie, consigliere Vilardi. La parola al consigliere Benedetti, prego.

BENEDETTI (Il Centro): In qualità di scrutatore, siccome pianisti ne abbiamo avuti parecchi in passato e per evitare tale hobby di moda, proporrei che Lei, Presidente, prima di votare, come ha detto il consigliere Moresco, suonasse il campanello e accendesse la luce esterna affinché, perlomeno chi non è nel retrobottega si accorga di ciò che sta avvenendo e rientri in aula. Grazie.

PRESIDENTE: Mi sembra una proposta folcloristica ma ragionevole. La parola al consigliere Pontalti, prego.

PONTALTI (Alleanza Nazionale): Accolgo la provocazione del consigliere Vilardi e chiedo la ripetizione del voto. Se risulta che il sottoscritto ha votato o non ha votato sono il primo a fare querela di falso.

PRESIDENTE: Mi pareva che il Consiglio avesse accolto la mia ipotesi di lavoro che dovrebbe acquietare la situazione; perché anche Lei non la condivide e ci incamminiamo così sulla strada della ragionevolezza e del buon senso? Non voglio avviare un dialogo perché non è nei miei compiti e nel mio mandato farlo. Il mio compito è gestire l'Assemblea nel migliore dei modi e nei limiti modesti a me attribuiti. Lei capisce che se dobbiamo inquinare ulteriormente tale infelice momento del dibattito, mettiamo dietro le spalle un'esperienza consiliare altamente positiva come quella di oggi. Per l'autorità che mi compete sotto tale profilo do lettura del dispositivo, invitando il Consiglio ad esprimere il proprio voto. Leggo nella sua interezza il dispositivo.

"Tutto ciò premesso il Consiglio Comunale ai sensi dell'art.28, comma 2 dello Statuto che attribuisce al dispositivo del presente ordine del giorno valore di direttiva impegna il Sindaco e la Giunta Comunale: a considerare con adeguato rilievo le famiglie, non solo come destinatarie, ma come soggetti attivi e propositivi, nella definizione delle linee di politica sociale per la città; ad istituire la Consulta delle famiglie che, in conformità con quanto previsto dallo Statuto (art.15), può rappresentare l'organo nel quale tutte le realtà che a vario titolo si occupano di famiglie si confrontano, trovano un luogo di largo coordinamento, sostengono con opportune proposte l'Amministrazione comunale relativamente ad orientamenti e scelte in materia di politiche familiari; ad attivare, eventualmente all'interno di un più articolato osservatorio sociale, uno specifico gruppo di lavoro con compiti di Osservatorio della famiglia, magari sfruttando una collaborazione con l'Università di Trento; ciò al fine di essere in grado di cogliere e d'interpretare nel tempo condizioni, cambiamenti, bisogni delle famiglie e di indirizzare conseguentemente con tempestività e in modo congruente ed efficace gli interventi dell'Amministrazione; a riprendere e a dare continuità e sistematicità a quelle iniziative già sperimentate di formazione per genitori e di preparazione per le nuove famiglie in collaborazione con le strutture e i servizi sociali e sanitari esistenti sul territorio; al tempo stesso va valutato se non sia possibile un più attivo impegno locale per attivare quei servizi che comunità locale e famiglie richiedono, ma che ancora non sono presenti o sufficienti, al fine di trasformare la "famiglia-problema" in "famiglia-risorsa", in particolare ci si riferisce a:

percorsi di formazione per le coppie;

centri di ascolto per coppie in difficoltà;

servizi per la mediazione familiare;

iniziative per il sostegno e la valorizzazione della genitorialità;

centri di riferimento per le famiglie con presenza di particolari problemi (handicap, dipendenze, malattie mentali…) e per il sostegno alle relazioni genitori - figli".

L'ordine del giorno porta la sottoscrizione dei consiglieri Michelangelo Marchesi, Violetta Plotegher, Stefano Bosetti, Giampaolo Berlanda, Giorgio Viganò e Francesca Ferrari.

Pongo in votazione l'ordine del giorno.

(Si procede alla votazione mediante apparecchiatura elettronica).

PRESIDENTE: Presenti e votanti 39 consiglieri. Con 31 voti favorevoli, 2 contrari, 5 astenuti e un non votante, il Consiglio approva l'ordine del giorno.

 

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