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Fibrosi Cistica, una malattia
frequente anche se poco nota.
Definizione
La Fibrosi Cistica è
una malattia ereditaria, cronica, evolutiva, caratterizzata da
anomalia della regolazione del trasporto di elettroliti (sali)
da parte degli epiteli che provoca principalmente alterazioni
di secrezione delle ghiandole esocrine (a secrezione estrema).
Ne consegue che le ghiandole mucipare producono muco denso e
vischioso che tende ad occludere i bronchi ed i dotti escretori
del pancreas e che le ghiandole sudoripare producono un secreto
molto ricco in elettroliti (sali).
Frequenza
La Fibrosi Cistica è molto frequente nella razza caucasica
(bianca), i soggetti che possono trasmettere la malattia, portatori
asintomatici del gene, sono circa il 5% della popolazione; poiché
la malattia si manifesta solo allo stato omozigote, vale a dire
quando il gene viene ereditato da entrambi i genitori, si calcola
che nasca affetto da Fibrosi Cistica un bambino ogni 2500/3000
nati vivi.
Modalità di trasmissione
L'anomalia genetica responsabile della Fibrosi Cistica è
stata identificata nel 1989 sul braccio lungo del cromosoma 7.
La mutazione più frequente è quella denominata
CF 508 riscontrata nei pazienti italiani affetti da Fibrosi Cistica
nel 50/55% dei cromosomi. Attualmente sono note oltre 300 mutazioni
con incidenza variabile, ma purtroppo circa il 18% dei cromosomi
Fibrosi Cistica hanno mutazioni non identificabili. E' questa
la ragione per cui non è possibile allo stato attuale,
proporre programma di screening di massa degli eterozigoti (portatori
del gene). L'identificazione degli eterozigoti è però
oggi possibile nella famiglia a rischio, vale a dire fra i consanguinei
dei pazienti affetti da Fibrosi Cistica.
Diagnosi
La diagnosi può essere sospettata alla nascita con vari
metodi, ma il più diffuso è il dosaggio della tripsina
nel sangue prelevato in quarta giornata di vita. Lo screening
neonatale è dal 1992 previsto da una legge dello Stato
che purtroppo è però ancora disattesa in molte
regioni italiane. La certezza diagnostica viene dall'identificazione
delle mutazioni geniche e/o attraverso il test del sudore che
mette in evidenza un'elevata concentrazione di cloro e sodio
nel sudore stesso. Nelle famiglie a rischio è possibile
la diagnosi prenatale nel primo trimestre di gravidanza con prelievo
di villi coriali.
Sintomatologia
La malattia può manifestarsi più o meno precocemente
con compromissione dell'apparato respiratorio (tosse pertussoide,
tosse catarrale persistente, bronchiti e broncopolmoniti ricorrenti,
broncopneumopatia cronica) e/o con disturbi digestivi secondari
all'insufficienza pancreatica (emissione di feci abbondanti e
untuose, crescita stentata). Meno frequentemente, ed a seconda
dell'età dei pazienti, possono inoltre essere presenti
altri quadri clinici (ileo da meconio, sindrome da perdita di
sali, epatopatia, diabete, sinusite, poliposi nasale). Le fasi
avanzate della malattia possono essere caratterizzate dall'insorgenza
di gravi complicanze (insufficienza cardio-respiratoria, pneumotorace,
emoftoe, cirrosi biliare).
Terapia
La terapia è rivolta a contrastare l'evoluzione della
malattia e si basa essenzialmente su:
1. Fisioterapia respiratoria per favorire la rimozione di muco
dai bronchi che deve essere eseguita quotidianamente;
2. Somministrazione di enzimi pancreatici;
3. Dieta equilibrata, ipercalorica, molto ricca di sali;
4. Antibioticoterapia delle infezioni respiratorie mirata nei
confronti dei germi isolati delle secrezioni bronchiali;
5. Terapia medica e/o chirurgica delle complicanze.
In questi ultimi anni ai pazienti più gravi, a rischio
di vita, è stata offerta una grande speranza: il trapianto
di organi (polmoni, cuore-polmone, fegato). L'ostacolo più
grande alla realizzazione di questi programmi è la scarsa
disponibilità di organi anche per carenza nel nostro Paese
di leggi che ne favoriscano la donazione.
Prognosi
Il decorso e la prognosi della Fibrosi Cistica sono migliorati
nell'ultimo decennio soprattutto per i pazienti diagnosticati
precocemente e seguiti con regolarità presso Centri in
grado di fornire un'assistenza globale. La maggior parte dei
pazienti affetti da Fibrosi Cistica raggiunge oggi l'età
adulta.
Ricerca
La ricerca oggi è orientata a:
1. Identificare a fondo il difetto di base della malattia e il
suo rapporto con le mutazioni geniche;
2. Ricercare tutte le mutazioni geniche responsabili della Fibrosi
Cistica;
3. Definire le correlazioni fenotipo-genotipo (clinicogeniche)
soprattutto per le mutazioni meno frequenti o per gruppi selezionati
di pazienti con sintomatologia lieve e/o incompleta ad esordio
tardivo;
4. Migliorare i programmi di terapia con uso di nuovi farmaci
(Dnase, amiloride, antiinfiammatori non steroidei),
5. Avviare anche nel nostro Paese programmi di terapia genica.
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Dopo la scoperta del gene:
progressi scientifici ed applicazioni pratiche.
Progressi scientifici
L'identificazione del gene ha dato avvio ad un filone di ricerche
molto promettenti sulle basi genetiche della malattia, sui meccanismi
che la causano e sulle possibilità terapeutiche future.
Si è, fra l'altro creato un "Consorzio internazionale"
di studio, coordinato da Lap Chee-Tsui dell'università
di Toronto (lo scopritore del gene) di cui fanno parte anche
gruppi italiani particolarmente interessati all FC. In particolare
le ricerche scientifiche si sono rivolte a:
1. Definire l'esatta struttura del gene. Il gene è stato
isolato ora nella sua totalità, passaggio questo indispensabile
per gli studi di ingegneria genetica.
2. Studiare come il gene è regolato nelle sue funzioni
nei diversi organi (come è noto nella FC l'alterato trasporto
del cloro non si osserva in tutti i tessuti, per esempio, il
sistema nervoso centrale non ne è interessato). I dati
finora ottenuti dimostrano che il problema è molto complesso
e non ancora risolto.
3. Approfondire le conoscenze sulla funzione della proteina specifica
prodotta dal gene (CFTR).
4. Studiare se il difetto delle cellule FC (mancata abnorme produzione
del CFTR), può essere corretto introducendo il gene normale
con l'ausilio di vettori che lo possano trasportare. Sui primi
risultati positivi si basano gli studi oggi in evoluzione per
una terapia genica della FC; fra i modelli sperimentali studiati
il più promettente sembra di una terapia genica in vivo
che consente l'arrivo, per via aerosolica, del gene funzionante
nei polmoni del paziente. Questa strategia può far prevedere
una possibilità realistica a tempi sicuramente ancora
lunghi, ma non utopistici, di modificare l'attività di
questo gene nell'albero respiratorio, correggendo così
una delle più gravi manifestazioni cliniche della malattia.
5. Ricercare altre mutazioni del gene che causano patologia (oltre
quella principale DF508) e studiarne la distribuzione nelle diverse
popolazioni. Circa 300 diverse mutazioni sono state oggi identificate
con frequenza variabile. Il rilevare nella popolazione del proprio
paese la distribuzione delle mutazioni non ha solo lo scopo di
studio, ma è importante anche da un punto di vista clinico
per una diagnosi attendibile in tempi brevi.
6. Studiare come differenti mutazioni del gene possano provocare
delle alterazioni cliniche diverse (ad esempio forme con insufficienza
pancreatica, forme con epatopatia ecc.)
Evoluzione metodologica
Applicazioni pratiche
Le informazioni che si sono ottenute finora su come è
fatto il gene permettono in tempi molto brevi (1 o 2 giorni),
con metodiche di amplificazione del DNA, di studiare le mutazioni
presenti.
Diagnosi prenatale
Queste tecniche si applicano con successo nella diagnosi prenatale
mediante studio dei "villi coriali" (frammenti molto
piccoli di placenta) dopo aver indagato preventivamente la famiglia.
I risultati, molto sicuri, si possono ottenere nel giro di 2-3
giorni.
Diagnosi dei sani e calcolo del rischio
L'analisi diretta delle mutazioni del gene FC si applica pure
per la identificazione dei portatori nell'ambito delle famiglie
a rischio noto. I dati sulla frequenza di queste mutazioni nella
popolazione italiana sono assai importanti per migliorare il
calcolo del rischio di essere portatore nella popolazione in
generale. Infatti oggi è possibile in modo abbastanza
semplice identificare il 70% circa delle mutazioni del gene FC.
Questo è un problema molto sentito nelle coppie in cui
uno dei partner è portatore accertato (facendo parte di
famiglie a rischio noto).
Diagnosi precoce
Lo screening neonatale può essere notevolmente migliorato
associando alla determinazione di una sostanza presente nel sangue
(test della tripsina immunoreattiva), la ricerca delle principali
mutazioni FC. Questa strategia è applicata da alcuni centri
italiani con promettenti risultati in quanto si accelera il tempo
di diagnosi.
Accertamento diagnostico
L'analisi del DNA per la ricerca delle mutazioni CF rappresenta
il sistema migliore e definitivo per l'accertamento o l'esclusione
diagnostica nei casi con sintomatologia clinica sfumata e/o risultati
di dubbi del test del sudore e/o di altre indagini.
(testo tratto dall'opuscolo
della Lega Italiana delle Associazioni per la Lotta contro la
Fibrosi Cistica)
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