FABIANA GIACOMOTTI

LA DIFFERENZA MASCHILE
WILMA, DAMMI IL CALZINO

(Tratto da "IO DONNA" supplemento del Corriere della Sera del 18.03.2000)

Alibi scientifici lui non ascolta? Non trova mai ciò che cerca? Non c'entra la pigrizia. Ma la genetica, che, in una rincorsa all'ultimo dato, svela i segreti della diversità tra i sessi.

 

Interno, sera. Scenetta classica, da vignetta della Settimana Enigmistica: lui, il marito, legge il giornale. Tenacemente ignaro di tutto. E soprattutto del bla bla di lei, la moglie. Fino all'immancabile: "Perché non mi ascolti mai quando parlo?" . Già, perché? Perché quando un uomo è concentrato in un'attività impegnativa come la lettura è virtualmente sordo, come sostiene una ricerca della Ucla, o perché è realisticamente un egoista al cubo, come tagliano corto, alla faccia di biologia e neurologia, sociologi e scafate signore? Si tenderebbe a propendere per la seconda ipotesi, non fosse altro che per un sentimento di rivalsa contro millenni di servaggio sociale e culturale. Eppure, quanto sono seducenti e consolanti tutte quelle teorie sulle differenze cerebrali, sulle capacità di elaborazione del pensiero: che sarebbero più sviluppate nelle donne (mentre quelle dell'orientamento negli uomini), sulla maggiore versatilità femminile, insomma su tutte le petites differences che piacevano tanto (ma, ahinoi, non erano differenze di intelletto) allo Spencer Tracy di La Costola di Adamo.

Negli ultimi anni, sull'onda della presunta nuova fragilità del maschio, supposizioni, analisi e verifiche si sono moltiplicate in proporzione geometrica. La prima bomba è stata sganciata dal Maudsley Hospital - King's College di Londra, che a colpi di visualizzazioni del cervello via fMRI (risonanza magnetica funzionale) hanno dichiarato sicuri: uomini e donne utilizzano diverse aree cerebrali per uno stesso scopo (dalla collocazione spaziale alla memoria), ma in alcune funzioni, come per esempio nel linguaggio, i maschi "devono" ricorrere ad alcune aree della corteccia motoria supplementare, mentre le donne non ne hanno bisogno. A loro "basta" la corteccia frontale. Insomma, allo stesso risultato arrivano con minore sforzo. Il clou è stato raggiunto sei mesi fa, quando quattro équipe di psichiatri delle Università di Roma, Napoli, Genova e L'Aquila hanno diramato risultati imperativi: il cervello femminile sfrutta al meglio tutte le sue possibilità. Quello maschile no. Un sociologo come Enrico Finzi riassume le decine di teorie scientifiche degli ultimi anni in un tranchant "dal positivismo in poi il sogno della semplificazione si è fatto sempre più forte", riservando piuttosto una spiegazione antropo - sociologica a certe differenze di comportamento ("Sono convinto che, se in quelle - poche - tribù dove vige una sorta di matriarcato le donne leggessero il giornale, sarebbero "virtualmente" sorde quanto gli uomini occidentali"). Una signora di spirito come Anselma Dall'Olio, moglie di Giuliano Ferrara, liquida l'intera faccenda con un "lui vuole semplicemente essere servito". Eppure, resta il fatto che poche di queste analisi non hanno fatto centro. La più amabile? Quella non - evolutiva: in buona sostanza, se negli ultimi 50 mila anni la taglia del cervello umano non si è evoluta, figurarsi se lo hanno fatto le nostre funzioni cerebrali. Ergo: la pulsione a certi comportamenti è ancora quella sviluppata all'epoca delle caverne.

Prendetene nota: se marito - fidanzato - amante o quant'altro al ristorante si siede spalle al muro e sguardo fisso all'entrata, non è per sbirciare l'ingresso di qualche bionda, ma per tenersi pronto ad ammazzare a colpi di clava l'orso grigio che minaccia la caverna. E quando capita che il nostri lui urli: "Dov'è il burro?" davanti al frigorifero aperto, invece di rispondergli sbuffanti "nel solito contenitore sulla desta, dove vuoi che sia", faremmo meglio a sapere che, se il tapino non localizza il burro, i calzini sulla poltrona o gli occhiali sul ripiano basso della libreria, non è colpa sua. E' che ai tempi in cui cacciava i mammut ha sviluppato una visione perfetta solo per gli oggetti collocati davanti a sé e in lontananza. Praticamente, ha un paraocchi naturale. Mentre noi, che dovevamo sorvegliare i cuccioli, siamo più che esercitate a captare quanto ci accade sopra, sotto, a destra e a sinistra, addestramento che ci consente una visione periferica efficace a 180 gradi. Luoghi comuni coronati dall' imprimatur scientifico che siano, in mezzo mondo vanno per la maggiore. Due analisti d'Oltreoceano, Allan e Barbara Pease, le hanno anche raccolte in un libro (Perché gli uomini non ascoltano mai e le donne non sanno leggere le cartine stradali, First Editions) che in Inghilterra e Francia sta facendo furore. Cullando i lettori in quel doppio ruolo "Io Tarzan tu Jane" che trova sempre nuovi consensi. Naturalmente anche fra gli uomini. Esempio? Com'è che la notte il neonato di casa può urlare per dieci minuti senza che monsieur apra un occhio, mentre se qualcuno cammina al piano di sotto salta dal letto, ne identifica la posizione senza timore di smentite? Perché il suo cervello è in grado di tracciare un rilievo topografico tridimensionale del suono e localizzarlo con precisione millimetrica. Ma dell'infante chissenefrega: sarà mica un pericolo, lui. "Infatti. Gli uomini sono tarati per non sentire; credo si tratti della rimozione inconscia di alcuni suoni, qualcosa del genere "stavolta non tocca a me" ride l'imprenditrice Marina Salamon, moglie di Marco Benatti, quattro figli di cui uno ancora in fasce. Però ammette, "quando c'è la nanny, non mi sveglio neanch'io. Sarà perché mi programmo mentalmente in modo diverso". Non è la sola, Marina Salamon, a sentirsi più o meno "programmata" a seconda delle circostanze. Basta un giro di chiacchiere fra amici, la sera, per scoprire che tutti sono felici di ritrovarsi nelle teorie più logiche o più assurde. Tutti allegramente deresponsabilizzati in una botte di scienza. Un trionfo: se non ricordo la lista della spesa è perché è sempre stata la donna a cercare bacche e macinare grano. Se non vedo la camicia nel cassetto è perché il mio antenato che cacciava antilopi faceva lo stesso e con certe eredità genetiche, cara mia, c'è poco da fare, e via sproloquiando. Il pubblicitario Maurizio d'Adda, reo confesso di non vedere una penna sulla scrivania vuota, si è inventato la scusa perfetta, che non dà fastidio neanche alla moglie, e ogni mattina tuona contro "la tintoria che non ha ancora restituito la giacca". Stando alle consuete ricerche made in Usa, per il 74% delle donne che lavorano e il 98% di quelle che non lavorano, il dramma vero si consuma però a fine giornata, quando Cro-Magnon, stanco della caccia, si affloscia sul divano riassumendo la sua giornata in un "è andata al solito" prima di incollarsi davanti al tg delle 20. In caso si insista con qualche domanda di troppo, su uno dei consueti scanner universitari si dovrebbe vedere la totalità del suo emisfero sinistro partire alla ricerca di un centro di elocuzione, senza trovarlo. La scienza, su questo punto, è netta: non essendo il linguaggio una peculiarità maschile, funziona solamente nell'emisfero sinistro e in nessuna regione specifica. Da cui l'espressione "ha una casella in meno", la giustificazione per i tanti "uhm", "ehm", "cioè" che punteggiano l'eloquio maschile. E la certezza che, quando lui sta elaborando qualche pensiero (rifugiandosi nel suo emisfero destro), è meglio lasciarlo in pace.

Non capisce. Non ascolta. "Già, mia moglie me lo fa notare spessissimo. Dice che sono "dietro il mio sguardo" , sorride il consigliere Alberto Contri, marito di Caterina Longanesi: "E quel che è peggio è che ha perfettamente ragione". Il peggio, in realtà, si raggiunge nelle teorie sulla sfera sessuale. Inutile coprirlo di tenere carezze: la pelle maschile sarebbe dieci volte meno sensibile alla pressione e al tocco di quella femminile. Perché? Ovvio, nel paleolitico, la corazza serviva per proteggersi da spine e dagli attacchi di bestie feroci. E come la mettiamo con l'evidenza del suo sguardo predatore quando incrocia un décolleté allettante? Chiaro: il suo cervello è programmato per reagire alle curve, soprattutto a quelle delle signore il cui girovita si situa fra il 67 e l'80% del girofianchi. Anche, o meglio, se in sovrappeso di dieci chili. E sul perché, stavolta, meglio lasciare spazio all'immaginazione.

Fabiana Giacomotti                       

 

 

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