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E' certo che, mettendola così, qualcuno potrebbe spaventarsi: in realtà la colorita espressione "il ciclone", usata principalmente in tono spiritoso, sta ad esprimere il fatto che la nascita di un bimbo apporta una considerevole quantità di cambiamenti significativi nella vita dell'individuo, della coppia e della famiglia. Il tentativo che qui si vuole perseguire è quello di illustrare quali sono questi cambiamenti e cosa più frequentemente succede in relazione ad essi. |
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UNA PREMESSA Diventando genitori si attiva una qualità, insita in ciascuno di noi, che viene chiamata "generatività": essa implica l'essere finalmente e completamente adulti e comporta una serie di trasformazione di se stessi, nelle proprie relazioni con gli altri e con un "terzo" tutto da scoprire e conoscere e col quale si avrà un legame definitivo e pregno. Un primo fattore di sconcerto è dato proprio dall'avvento di qualcuno e qualcosa che non conosciamo, cosa che innesca, come in altri momenti della vita, aspettative e paure. I coniugi Cowan, che hanno vissuto in prima persona e studiato questo particolare evento nel libro che viene citato in coda, hanno elaborato un modello di cinque aspetti della vita familiare capaci di influire su ciò che accade quando si diventa genitori:
D'altra parte, seppure questi cambiamenti possono mettere in crisi anche l'equilibrio più consolidato, è anche vero che questa crisi può rappresentare una sfida in grado di rivitalizzare l'esistenza, essere accolta come un pericolo e una opportunità, essere vissuta come una provocazione ad elaborare soluzioni diverse ed efficaci, a vedere le cose con nuovi occhi (intendendo anche gli occhi del nascituro), a maturare. Tutto questo evoca effettivamente l'immagine di una tale scossa di innovazioni da imporre un riassestamento e una riorganizzazione di sé e dei propri rapporti al cospetto di un nuovo individuo. Per di più si tratta di necessità "urgenti" dato che, di fronte ad un neonato che piange, bene o male tutti sanno che non c'è tempo da perdere!
I CAMBIAMENTI NEL SE' E NELLA COPPIA Fondamentalmente, quando ci si accorge di aspettare un figlio per la prima volta, si entra in quello che Murray Parkes ha definito il "mondo supposto": nella fattispecie le supposizioni riguardano il come funzioneranno le cose da ora in poi e il come opererà la nuova famiglia. Si sviluppano insomma tutta una serie di aspettative rispetto ai ruoli che i due partner assumeranno e ai compiti che si divideranno. Questo si colloca in uno stato d'animo ambivalente che oscilla dall'eccitazione di vivere la nuova avventura abbandonandosi alla gioia e allo stupore, sentendosi così più vicini, al sentore che il cammino sarà disseminato di ostacoli e imprevisti, di situazioni pericolose e di potenziali conflitti di coppia. D'altra parte oggi diventare una famiglia è più complicato che in passato: un tempo le minori opportunità di scelta, in merito alla contraccezione e alla destinazione sociale delle donne, comportavano un conflitto meno forte fra coniugi nello scegliere un figlio. Anche il fatto che oggi non necessariamente la coppia debba essere unita da un vincolo ufficiale può rendere la procreazione responsabile un momento emotivamente coinvolgente e delicato comportando, oltre al resto, la decisione se legalizzare l'unione oppure no. L'estinguersi delle famiglie numerose e il grande impegno professionale rendono i nuovi nuclei familiari più isolati. Oltre a ciò molte donne si trovano nell'impasse di dover decidere se vivere la loro vita secondo la concezione tradizionale oppure secondo quella moderna, trovandosi così a conciliare casa e carriera: la situazione è complicata da quella che la Hochschild ha definito "rivoluzione in stallo" riferendosi al fatto che, se è vero che i ruoli professionali sono cambiati, imponendo per ragioni non soltanto economiche e accettando la presenza della donna nel mondo del lavoro, altrettanto non è accaduto nei ruoli familiari: E' per questo che, soprattutto le donne, si aspettano una maggiore collaborazione da parte dei mariti, trovandosi a dover affrontare, una volta tornate dal lavoro, un "doppio turno" in casa. Compiti e ruoli vanno ridefiniti e nuovamente suddivisi anche perché si impone un ulteriore cambiamento rispetto ai modelli trasmessi dalla famiglia di origine; la carenza delle politiche sociali in grado di supportare degnamente le famiglie con strutture adeguate alla custodia e alla cura dei piccoli e la cultura moderna della realizzazione e del progresso individuali, incentrata sulle esigenze personali del singolo (già difficilmente conciliabili nella coppia "semplice"), finiscono di maggiorare il carico emotivo di cui i neo genitori sono investiti. Sono tutte queste problematiche sociali ed organizzative a far si che oggi le coppie possano, alla scelta dell'avere un figlio, raggrupparsi in quattro tipologie:
dove albergano conflitti profondi di fronte al formare una famiglia. Già con la gravidanza si entra in un periodo di vita molto delicato: non tutti la vivono come un'esperienza esaltante ma, anzi, le percezioni più comuni rispetto ad essa sono viverla come una malattia, come un rifugio oppure come un incomodo. Secondo gli psicologi per la donna il pancione è come il bozzolo che le consente di passare dalla condizione di donna a quella di madre e crea un momento in cui la donna stessa riesce a concentrarsi su sé, sull'altro e sul bambino. Identica cosa succede molto spesso anche agli uomini, che addirittura arrivano a soffrire degli stessi disturbi gravidici della compagna. Ai cambiamenti fisici si abbinano e succedono dei cambiamenti psicologici di cui non è sempre facile parlare: ad esempio la vita intima si popola di paure e inibizioni e i rapporti sessuali spesso si diradano, specialmente del primo e nel terzo trimestre di gravidanza, per paura di far male al piccolo o per timore di provocare delle contrazioni. Non ultimi vanno considerati il disagio fisico e l'affaticamento provati dalla donna. Insomma è come se si pretendesse di avere una vita sessuale identica a quella avuta prima della gravidanza, pena l'astensione assoluta. Certo è comunque che questo tipo di allontanamento può rendere la coppia maggiormente vulnerabile. Oltre a ciò i sentimenti diversi fra partners possono acutizzare l'allontanamento: mentre le donne, grazie anche all'interazione a livello ormonale tra reazioni fisiologiche e psicologiche, passano nel primo trimestre dalla preoccupazione per la vitalità del feto all'eccitazione, nel secondo trimestre, data dal sentire il piccolo muoversi, e infine al pensiero rispetto alla salute del nascituro, al travaglio e al parto nel terzo trimestre, gli uomini si sentono tutto sommato più soddisfatti di sé e impegnati a garantire alla nuova famiglia una sicurezza economica. In generale mentre le donne pensano di più al clima emotivo e vivono anche l'ansia se saranno o meno delle buone madri, gli uomini sono più reticenti a parlare e privano così se stessi e la compagna dell'importante e rassicurante scoperta di condividere spesso le stesse preoccupazioni. E' così che possono formarsi delle aspettative che alla fine non si rivelano comuni e danno vita a sentimenti di perdita e disinganno, specialmente nella donna; la gravidanza accentua anche lo sforzo di mantenere un equilibrio fra l'individualità dei partner (indipendenza) e una reciprocità in grado di soddisfarli entrambi (dipendenza). Al tempo stesso l'arrivo del bambino richiede loro di collaborare ad un obiettivo comune e a fare spazio per lui fra loro (interdipendenza). Il vero grande salto avviene quando si torna a casa col bambino: questo evento dà inizio ad un periodo fatto di sgomento, affanni, affaticamento e stordimento dato da sentimenti imprevisti e contraddittori. Dati consolatori, però, ci rivelano che dopo circa sei mesi, dopo cioè un adeguato rodaggio e la necessaria conoscenza fatta di levate notturne, poppate interminabili, cambi, pianti incomprensibili, conseguentemente all'autonomia conquistata con lo svezzamento e alla maggiore "presenza", non solo fisica, del bambino, la nuova famiglia ha superato le difficoltà in una consolidata routine. Inizia così una fase di luna di miele, in cui i neo genitori finalmente si lasciano andare all'attrazione e al piacere che il loro bambino suscita: essi si sentono "sopravvissuti" ad un periodo pesante ed hanno guadagnato uno stato di non indifferente gratificazione per aver imparato a prendersi cura del neonato. Nello stesso tempo, mentre i padri permangono nel loro accresciuto senso di responsabilità, le mamme hanno in realtà fino ad adesso vissuto in uno stato di totale dedizione al piccolo: c'è stato quindi, e c'è ancora in atto, uno spostamento dell'equilibrio familiare. La donna inoltre si sente in preda al disincanto perché pensava che il suo compagno avrebbe potuto aiutarla di più. Quando i bambini hanno ormai 18 mesi le ricerche evidenziano che le mamme sono ormai tornate al lavoro e che molte famiglie si sono spostate in case più spaziose, case perennemente in disordine perché i piccoli terremoti così le rendono; addirittura molti di loro già parlano! I genitori hanno difficoltà nel conciliare le loro esigenze con quelle dei bambini (soprattutto per quanto riguarda il metterli a letto), si accorgono di avere idee differenti in fatto di educazione e sono molto presi a conseguire il traguardo
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