dott. Luisa Lorusso

 

LA COPPIA:
COMUNICAZIONE
E DINAMICHE PSICOLOGICHE

 

Relazione tenuta presso il Centro "Bernardo Clesio"
nel contesto del ciclo "Matrimonio e Famiglia"

gennaio 1996


    La dott.ssa Luisa Lorusso Zatelli è psicologa-psicoterapeuta libera professionista, specializzata nell’Approccio Centrato sulla Persona e nella formazione di Formatori.

    È socio fondatore del L.E.D. - Laboratorio di Educazione al Dialogo; insegna presso la Scuola di Educatore Professionale di Trento; collabora col Centro di Pastorale della Famiglia nella conduzione di corsi, conferenze e dibattiti su educazione, comunicazione e sessualità.

    a cura del Centro Famiglia - Trento 1996


LA COPPIA:

COMUNICAZIONE

E DINAMICHE PSICOLOGICHE

Intendo aiutare i partners ad avere una maggior consapevolezza dei propri vissuti circa la loro relazione interpersonale, allo scopo di enfatizzare quei comportamenti che favoriscono l’intimità della coppia e di ridurre o eliminare quelli che ne turbano il funzionamento.

Quali motivazioni a fare coppia?

Esistono dei bisogni basilari nell’essere umano dei quali non si ha chiara consapevolezza, ma che influenzano il comportamento individuale. I tre che seguono determinano la ricerca di un partner:

1. SESSO: percepirsi sessuati e cercare chi ci è complementare.

I due generi maschile e femminile sono due polarità attive a determinare una ricerca reciproca di completamento. Lo sviluppo della consapevolezza della propria sessualità conduce inevitabilmente all’altro.

Inizialmente il piacere sessuale è autoerotico; il bambino scopre il suo corpo e il piacere che deriva dal contatto con esso. L’adolescente scopre le nuove potenzialità del suo organismo in crescita e si misura con esse, sperimenta il piacere che le zone erogene in genere e i suoi genitali in particolare gli procurano, e così constata la sua incompletezza.

Può darsi che l’adolescente nella sua iniziale ricerca dell’altro, incontri un coetaneo del suo stesso sesso - meno ignoto e quindi meno spaventoso - ma poi certamente proseguirà nella ricerca di chi realmente sente complementare a lui nel compimento dell’atto sessuale e nella messa in essere di quelle condizioni che gli fanno sperimentare la potenza data dalla possibilità e dalla capacità di procreare.

Il rapporto sessuale è l’incontro più intimo tra due persone e permette di raggiungere la forma più profonda di piacere fisico e sarà migliore quando la fisicità è integrata con tutti gli elementi della personalità umana.

2. CONTATTO: garanzia di essere accudito da qualcuno.

Tutti noi siamo nati alla vita da un corpo caldo e abbiamo avuto a lungo bisogno di essere scaldati e nutriti prima di poter vivere autonomamente.

Questo contatto, che è calore e vicinanza, è garanzia dall’isolamento e garanzia alla vita. Da neonati ci è stato ampiamente fornito, pena il degrado del patrimonio vitale (vedi gli studi comparati su scimmie di Harlow o lo studio di bambini in brefotrofi di Bowlby) e, man a mano che si diventa autosufficienti, si cerca di ritrovare il contatto creando relazioni intime a vari livelli - fisico, psichico, spirituale - quasi un ritrovare l’univocità del rapporto madre-figlio dove idealmente l’uno è necessario per l’altro.

3. RELAZIONE: avere qualcuno con cui comunicare, esprimersi, dal quale essere visti, ascoltati, riconosciuti.

In noi stessi ci sono emozioni, sentimenti, stati d’animo che cerchiamo di comunicare. Essere capiti, essere visti, essere riconosciuti, entrare in contatto, in relazione è un bisogno vitale da soddisfare, per legittimare la nostra stessa esistenza. Ogni vita umana ha un suo significato e un suo spazio che va legittimato e rispettato. E, a poco, a poco, impariamo a dare importanza agli altri, a dare attenzione ai messaggi che ci inviano. E’ un modo di maturare, di diventare consapevoli della nostra e altrui umanità, di comunicarla.

Questi tre bisogni, come ho detto sopra, determinano la ricerca di un individuo che ci possa aiutare a soddisfarli e la loro contemporanea gratificazione testimonia la specificità della relazione di coppia.

 

Il crollo delle ansie difensive (essere ciò che si è e farsi conoscere), il bisogno di relazione univoca, di contatto fisico con il. proprio oggetto sorgente d’amore (stare insieme, comunicare, conoscersi) ed infine la capacità di amare e di essere amati (rispetto dell’individualità di ciascuno), creano il rapporto di coppia contraddistinguendolo dagli altri perchè il partner non è solo oggetto di desiderio, ma oggetto di amore, con tutto ciò che l’amore comporta: dialogo, protezione, passione.

 

Sogno romantico

La storia di ciascun individuo è un progetto da realizzare. Ogni bambino ha chiesto: "Cosa farò da grande?" e si arrabatta per "diventare papà o mamma". Così - saggiamente - egli riassume lo scopo della vita.

All’ adolescente è più chiaro che cosa significa essere maschio o femmina per l’avvenuta maturazione dell’apparato genitale e inconsciamente progetta come realizzarsi. Sogna cosa farà da grande, che uomo o donna sarà. Costruisce "l’ideale di sè". A seconda dell’età, le caratteristiche saranno fisiche o morali, esteriori o interiori; costruisce anche "l’altro ideale", poiché definendo l’ideale per il proprio genere, viene spontaneo fantasticare anche colui/colei che si affianca meglio al proprio sè ideale. L’intrecciarsi di queste fantasticherie costituisce "il sogno romantico" che sarà significativo e condizionante nella realizzazione della propria vita.

Innamorarsi è...

Innamorarsi è credere di aver trovato l’ uomo o la donna giusti per fare coppia.

Innamorarsi è privilegiare tra tutti un individuo, sentirsene inspiegabilmente attratti, affascinati, rapiti sia sessualmente che emotivamente, che intellettualmente

Innamorarsi è privilegiare tra le altre quella persona che sembra la più adatta a recitare insieme a me il copione del mio progetto ideale di vita, del mio sogno romantico. Certe caratteristiche hanno un fascino straordinario (gli occhi, il seno, le spalle, il modo di camminare, di muovere le mani, ecc.), perchè coincidono con quei tratti creati nel proprio sogno romantico, e ci si innamora di queste caratteristiche! L’innamorato infatti, seppure incontrato casualmente, è colui che corrisponde al proprio modello ideale, almeno per qualche caratteristica.

Innamorarsi è travisare la realtà perchè‚ non si vede l’altro per quello che è, ma per quello che si vorrebbe che fosse: il proprio innamorato è colui/colei che riteniamo capace di soddisfare i nostri bisogni; gli attribuiamo la capacità di rispondere alle nostre aspettative: protezione, supporto, stimolo; calore, coraggio, ottimismo; divertimento, evasione, cultura; benessere, denaro, potere... ecc. Proiettiamo su di lui/lei e sul nostro essere insieme a lui/lei, il sogno che abbiamo costruito per la nostra vita personale.

Da innamorati si percepiscono solo le somiglianze, si annullano le differenze, si attribuisce più fiducia all’altro che a se stessi, si delega all’altro la soddisfazione dei propri bisogni. Come il bambino si aspetta che il mondo gli dia..., così l’innamorato si aspetta che l’innamorata gli dia ciò che gli manca.

Simbiosi è il termine che descrive questa sensazione di somiglianza assoluta, di affinità, di adesione perfetta l’uno all’altro, di convinzione che la "tua" volontà sia la "mia", che tu servi per realizzare me e ne faccio conseguire che i "nostri" progetti sono identici, che "noi" abbiamo un destino univoco.

Dentro a questa sensazione di "bisogno di te" nasce la presa in cura di te che mi sei così prezioso e necessario, comincio a dedicarti le mie attenzioni e il mio affetto.

Da questa sensazione di unione idilliaca scaturiscono sentimenti positivi, di interesse reciproco e di vera curiosità per i rispettivi mondi personali.

Nasce l’amore.

Un amore che è, per ora, possedere un innamorato.

 

Dall'amore: libertà e autonomia

L’affetto, la stima, la fiducia, l’attenzione, la cura che si percepiscono, rendono fiduciosi nelle proprie potenzialità. Il sentirsi amati fa ritenere di essere amabili.

L’essere considerati speciali e unici è un altro modo di sentirsi amabili, di sentire che tutto di noi è apprezzabile, anche ciò che finora a nostro parere erano difetti e manchevolezze.

Il sentirsi amati facilita il guardarsi dentro, il riconoscere e rivalutare le proprie sensazioni, avere più consapevolezza del proprio modo di valutare il mondo, riconoscere la propria scala di valori, sapere in che direzione si vuole andare, quali sono gli obiettivi della propria vita: facilita quindi la possibilità di scegliere, di prediligere e di scartare.

Il desiderio di piacere all’ altro, di farlo contento, spinge ad usare le caratteristiche per le quali ci si sente ammirati, per compiacere l’altro.

La relazione amorosa può dunque essere definita maturante in quanto stimola maggior conoscenza di sè, maggior fiducia nelle proprie potenzialità, maggior integrazione dei vari aspetti della propria personalità, fa superare l’egocentrismo: ci si innamora perchè si è creduto di aver trovato chi "mi" integra, chi soddisfa i "miei" bisogni, e poco alla volta ci si scopre capaci di soddisfare i "suoi" bisogni.

Secondo me la relazione amorosa può addirittura essere definita terapeutica perchè crea il clima che permette di star bene con se stessi e crea la possibilità di una autentica relazione di aiuto alla crescita personale reciproca: sentendoci amati abbiamo maggior fiducia in noi stessi, riusciamo ad ascoltare i valori interiori che possono regolare le nostre esigenze e soddisfare i nostri bisogni e diventiamo capaci di scelte finalmente consapevoli, autonome e libere.

Questo amore è "libertà" di essere se stessi.

 

Risveglio

Amare ed essere amati consente di accettare l’altro, per quello che è.

Nella dinamica della relazione di coppia questo si chiama "risveglio": aprire gli occhi per vedere l’altro nella sua verità: smettere di sognare che tu sei ciò che io desidero, significa smettere di deformare la realtà a proprio uso e consumo, accorgersi finalmente che ti ho voluto/a vicino perchè io avrei voluto essere ciò che tu sei, ma ciò è possibile solo nel sogno.

Questa fase di risveglio suscita sentimenti contraddittori: da una parte è deludente constatare le differenze, le divergenze, tra il proprio sogno romantico, costruito fantasiosamente nella solitudine dell’adolescenza, constatare che l’innamorato/a non riesce ad essere l’ interprete fedele di questo sogno romantico; dall’altra è però gratificante scoprire realmente questa persona nelle sue qualità, nei suoi modi di essere, di pensare, di porsi, e accorgerci che l’amiamo proprio perchè è altro da noi, è una persona solida e reale nella sua identità, con la quale può esserci confronto.

Ci si mette assieme attratti dalle somiglianze, ma ciò che rende ricco e più completo il rapporto, è conoscere le reciproche caratteristiche, legate alla differenza sessuale, alla diversa visione del mondo, alle diverse esperienze familiari, educative, sociali, alle diverse potenzialità personali.

Maturare è superare i meccanismi di proiezione e di identificazione. Non è più costringere l’altro ad essere come io ho bisogno che sia, (io non so essere coraggiosa e sogno che lui abbia coraggio anche per me) è non aver bisogno dell’altro per realizzare se stessi.( è diventare coraggiosa a mia volta).

Conoscere il proprio partner significa anche accorgersi che effettivamente non si è adatti a camminare insieme, le nostre prospettive sono opposte, le differenze non si integrano, anzi oscurano le diverse èpotenzialità. Ma si può accorgersi che il partner che si è incontrato non è adatto a sé, se conviverci significa calpestare i suoi valori nel salvaguardare i propri e viceversa. Il fidanzamento è il periodo adatto anche a ripensare e correggere eventuali errori.

Partendo dalla sensazione di simbiosi e di identicità tipica della fase dell’innamoramento, dopo averla gustata pienamente, l’amore lascia che l’altro sia, che rimanga se stesso, che diventi se stesso nell’amore, che riconosca -attraverso l’amore- la propria realtà unica e irripetibile. Più la relazione è sincera, più rispetta e accetta la diversità dei partners.

 

Crescere nell'amore coniugale

Un’evoluzione importante per costruire una coppia durevole quando si è riusciti a vedere che l’altro è diverso dal nostro sogno: è accorgersi che ciò che manca a ciascuno di noi, solo da se stessi si può garantirselo. La relazione sarà solida quando ciascuno lavorerà per la propria crescita, per la propria completa realizzazione, senza pretesa che il proprio partner sia ciò che non si riesce ad essere. Allora un partner aiuterà l’altro a crescere in questa dimensione senza vincolarlo con aspettative personali, ma offrendosi a lui come confidente e ascoltatore attento e rispettoso.

Per i partners è fondamentale riuscire a esprimere con sincerità e completezza i propri bisogni e saper trovare nuove modalità di soddisfazione degli stessi, che tengano conto della nuova realtà che è l’essere insieme.

È la reciproca profonda e sincera conoscenza, il punto cruciale per riuscire a scoprire se i propri ideali di vita sono conciliabili.,

Ecco allora la domanda che libera: "Mi Ami? - cioè: sei disposto/a a lasciarmi essere come sono e a venirmi incontro per quanto ti è possibile?". "Ti amo" significa: "provo a fare altrettanto".

è dunque importante scegliere il partner più adatto a sè, ma poi è importante scegliere di amarlo senza riserve.

La coppia è fondata su basi biologiche e su basi culturali, poli che generano conflitto.

La vita è una dialettica fondata sul conflitto. Niente è immobile, nè nell’uomo, nè nell’universo. L’equilibrio è instabile per definizione. La coppia risulta da un equilibrio fra forze opposte: forza di coesione, come intesa fisica, intesa psicologica, fedeltà o anche un figlio, e forze di dissociazione, come incompatibilità fisiche e psichiche, abitudine, mancanza di dialogo, aggressività e sete di predomino, oppure ancora motivazioni inconsce e nevrotiche, illusioni o false idee riguardanti il concetto stesso di coppia, o peggio ancora di matrimonio, concepito come permesso ad accoppiarsi come sistemazione.

Il litigio è un momento importante, è l’interruzione della reciproca protezione, per una maggior conoscenza, è la fatica di accettarsi diversi , è la scoperta dell’altro.

 

Quale coppia?

Se il sogno romantico si infrange contro la realtà che non esiste nessun individuo capace di essere l’interprete perfetto del "copione" scritto dal partner, può esistere una coppia perfetta ?

La vita di coppia è come un ballo: ci sono degli elementi dati in partenza simili per tutti coloro che si accingono a ballare, ma l’armonia e la sintonia che emerge dalla coppia che balla, viene inventata passo dopo passo e solo quei due individui possono dar vita a quel particolare modo di stare insieme. Questa è la perfezione della coppia. Armonizzarsi insieme: non la mia sola modalità di muovermi imposta a te, non la tua imposta a me, e nemmeno un modo standard per realizzare i passi di questa particolare danza, ma la modalità migliore per entrambi, inventata proprio da noi due.

Si, ogni coppia deve inventare una propria modalità di relazione.

Spesso si portano dentro la relazione "copioni già recitati", certe abitudini, assunte nell’ambito della famiglia d’origine: il debole, il bisognoso, il piccolo, il primo, il capace, il forte, ecc. E’ inevitabile che l’esperienza vissuta rimanga come bagaglio personale che influenza le scelte future. Essere capaci di essere se stessi senza considerare primariamente come ci hanno voluti i nostri genitori, è segno di crescita, questo a volte esige di chiudere con le esperienze precedenti per essere disponibili a nuove forme di condotta che rigenerano i rapporti.

Non è raro constatare, pur nella creatività della neonata situazione di coppia, come i partners scelgano di adeguarsi a "modelli precostruiti" o suggeriti dalla società e dalla cultura: coppia come status simbol, come rifugio, evasione dal proprio mondo abituale; anche il vecchio modello di famiglia patriarcale (one-up, one-down) in cui un coniuge emerge, è dominante, ha la verità, ha il potere, (sta sopra), e l’altro coniuge dipende, obbedisce, esegue, diventa sempre più insignificante (sta sotto); o quello attuale della cultura dell’individualismo, in cui i due coniugi esigono di non intralciarsi a vicenda, si offrono mutuo soccorso ma in modo rigidamente simmetrico, "io questo e tu quello", quasi in antagonismo.

È palese quanto sbagliati siano questi modi di stare in coppia, che negano la parità, la dignità e la creatività delle persone; ne negano in sostanza la libertà di essere se stessi, unici.

Quando il sentimento amoroso è sopraffatto dal bisogno di apparire o di adeguarsi ad esigenze non genuine, condizionate, allora lo stare in coppia è un incontro mancato tra i due partners, che restano insieme in modo statico, egoistico, privo di fantasia, solo per soddisfare delle necessità estranee al vero sè.

Fare coppia non è convivere come fossimo da soli, è davvero cambiare come persone, è modificare qualche parte di sè per fare spazio all’altro. Se avessimo scelto di vivere da soli, la mia strada seguirebbe la mia direzione, la tua strada, la tua direzione, su tracciati forse paralleli, ma sicuramente diversi e diversificati. Ma stare insieme significa che inventeremo un nuovo tracciato che terrà conto di entrambi. Sarà la nostra strada, non "i giorni pari la tua e i giorni dispari la mia"; sceglieremo di volta in volta in base ai personali criteri e nell’ottica del benessere comune.

La coppia è perfetta quando l’amore alimenta i due partners, e crea la sensazione che in coppia si è veramente se stessi, più che da soli e lo stare insieme da il coraggio di poter essere ciò che si è.

La relazione è ciò che conta, non le singole caratteristiche dei partners.

Nella coppia è necessario che l’amore non sia più possesso, non sia solo libertà, ma sia rispetto reciproco.

 

Fedeltà

L’amore profondo esclude l’infedeltà, perchè una coppia affettivamente e sessualmente soddisfatta ha scarse spinte centrifughe, è sazia di se stessa e non percepisce altro più attraente del partner che ha.

Ma col passare del tempo l’innamoramento cessa di esercitare tanta forza, lascia spazio per guardare ancora il mondo che ci circonda, e quando si "vedono" individui che per singoli aspetti possono valere più del proprio partner (per esempio, nel fisico, o economicamente, o culturalmente), si avverte una minaccia per la continuità e la fedeltà della coppia, ci si verifica nella scelta originaria, si scoprono lacune e imperfezioni fino ad ora insignificanti o impercettibili.

Camminare insieme a chi ci ama è una scelta, rimanere insieme anche se stipulato per contratto, richiede costante attenzione e impegno.

Il partner si manterrà fedele non per mancanza di chance, o per insicurezza e paura delle conseguenze, ma per salvaguardare il rapporto fin qui volutamente costruito, per garantire la preferenza ad una relazione così speciale, nella sua unicità e globalità, per l’amore che ci si è donato e ricevuto reciprocamente.

La coppia è una relazione a spirale, in cui si cresce insieme, l’uno aiuta l’altro, l’uno si muove e viene mosso. Fare coppia significa fare scelte continue: occorre comunicare veramente, esprimere i bisogni personali, perchè vengano capiti, occorre considerare le esigenze di ciascuno per coinvolgersi reciprocamente a trovare la risposta migliore per entrambi. Solo l’umiltà e la verità di ciascuno garantiscono il benessere dei due partners e svilupperanno sempre le potenzialità di questa unione. Solo se ho il coraggio di dirti ciò che ho bisogno per me, di insegnarti nello specifico come desidero essere trattata, recupero rispetto e accettazione, benessere e pienezza di vita.

La fedeltà richiede maturità psico affettiva che consente di controllare le pulsioni al di sopra del principio del piacere, che consente di accorgersi dei propri problemi, di trovare con pazienza il modo per uscirne..

 

Dialogo

Dunque coppia si rimane attraverso una comunicazione efficace.

Questa comunicazione efficace è il dialogo, non è il semplice parlarsi, conversare; dialogare significa essere in due che a tempi alterni si esprimono, si ascoltano, si capiscono.

1) INTERESSE E RISPETTO RECIPROCO

Si dialoga se c’è interesse per la persona che ci sta davanti. C’è dialogo quando chi parla si fa capire, verifica che i messaggi che invia vengono ascoltati e recepiti. C’è dialogo quando chi ascolta lo fa mettendo l’altro al primo posto, e mettendo da parte se stesso: non è dialogo quando si risponde "anch’io..." o "invece io...".

Dialogo è calarsi nel mondo di chi si sta esprimendo, attenti anche alle sfumature di quanto dice, comprendere più di quanto l’altro esprime consapevolmente. Dialogo è non mettersi fretta, perchè c’è la fiducia che esiste un tempo per ascoltare l’altro e un tempo per esprimere se stessi, e per poter ricevere a propria volta un ascolto attento e preciso.

Ascoltare è fare silenzio per dare spazio all’altro, per porsi in vero ascolto. Solo la capacità di prestare tutto l’ascolto necessario permette di non litigare, cioè di non sopraffare.

Esprimersi è istintivo, spesso avviene anche a nostra insaputa; quanto più le emozioni sono forti in noi, tanto più si manifestano quasi al di là del nostro volerle esternare. Ma recepire i messaggi non è altrettanto istintivo e facile. Bisogna metterci intenzionalità e attenzione per riuscire a comprendere e decodificare i significati.

Quando si ama una persona, questa assume la massima importanza nel proprio mondo percettivo e quindi riuscirà facile - perchè realmente coincidente col nostro interesse primario - ascoltarla nel momento in cui desidera esprimersi. Accorgersi di essere ascoltati davvero con interesse, è da stimolo ad esprmersi e parlare diventa più facile ed efficace.

Dialogare è scoprire la parte più intima, più segreta, personale, che si mostra a pochi. E’ come spogliarsi da maschere che nascondono, da corazze che proteggono. Dialogare è rispettarsi: accorgerci che siamo obbligati a comunicare poiché, nonostante la nostra volontà di conoscerci sempre più intimamente, resta un nucleo personale esprimibile solo da sè medesimi.

Il vero dialogo è però facilmente smarrito: basta che cali l’interesse per l’altro e prenderà spazio l’ abitudine, lo scontato, "lo so già", la presunzione, la prevaricazione: parlo ma non esprimo nulla; sento ma non ascolto; guardo ma non vedo; sono presente col corpo, ma sono assente con la mente e col cuore.

2) TANTI MODI PER ESPRIMERE TANTI QUANTI PER ASCOLTARE

Sono così tanti i modi nei quali ci si esprime che quasi non ce ne rendiamo conto, ma chi ama li sa cogliere tutti, presta attenzione alle parole, al tono col quale sono pronunciate, alla mimica che le accompagna, ai gesti che le confermano o le contraddicono, Si accorge delle azioni che l’altro compie, o semplicemente al modo di camminare o di sedersi.

Solo se amo mi accorgo se chi mi sta di fronte impallidisce, è sereno, è preoccupato, sorride, si corruccia, spera, è impettito, o sovrappesantito. Anche le azioni che compie non sono mute alla mia comprensione. Vedo, e ciò che vedo coglie il significato che l’altro mette in ciò che fa, Mi apre la porta, mi cede il passo o si pulisce le scarpe prima di entrare... capisco ciò che nemmeno lui sa di esprimere.

Molto spesso il linguaggio verbale è il più povero, perchè‚ controllato dalla consapevolezza; più ricco e significativo è quello gestuale, dominato dalla emozionalità.

Nel mio ambito terapeutico spesso sento dire: "Lui non parla!, come faccio a capirlo?" L’unica risposta che io posso formulare è chiedere: "E tu, ascolti?" Non tutti ricordano che non si ascolta solo con le orecchie, ma anche con gli occhi, con l’intelligenza e col cuore!

3) ATTENZIONE ALLA PERSONA

In coppia si parla di tutto, ma lo scopo per cui si parla di tante cose è dirci di noi, del nostro mondo interiore, dei nostri problemi, sogni, aspettative, delusioni. Quando voglio bene, mi interessa la persona che amo, il suo mondo interiore, non tanto le cose che fa o che la circondano. Come ti senti? Cosa provi? queste sono le domande a cui cerco risposta.

Esprimere e recepire particolarmente i sentimenti e le emozioni viene definito: "Comunicazione emozionale" che è tipica della coppia di innamorati poiché nel periodo "di miele" la relazione è una parentesi rispetto alla realtà; i doveri sociali, le esigenze materiali, vengono lasciati fuori, assolti in altri contesti. Niente e nessuno è più importante della relazione stessa. Man mano che la relazione diventa solida e profonda, si espande non solo emotivamente, ma anche temporo-spazialmente fino a coinvolgere ogni ambito della realtà quotidiana; la coppia inizia a costituirsi come una micro-società che non sfugge alla legge dell’efficienza e della funzionalità: esige cioè che la comunicazione sia anche "funzionale". che si occupi anche delle cose materiali ed esterne a "noi" e della loro organizzazione.

Funzionare non rischierà di inaridire la coppia, di trasformare i momenti di comunicazione in arida cronaca di cosa si fa o si dovrebbe fare, solo se abbiamo imparato che l’amore e l’interesse si esprimono con la comunicazione emozionale, cioè coi sentimenti che riguardano il come facciamo e come ci sentiamo.

Comunicazione sessuale

La sessualità è una delle espressioni più immediate e genuine dell’uomo collegata a ritmi biologici e fisiologici, essa si esprime attraverso una gamma illimitata di modalità più o meno consce. Con essa l’uomo esprime una realtà personale irripetibile. Forse per questo si è cercato di imbrigliarla in mille modi, stigmatizzandola e svilendola.

Nella dialettica dell’amore ogni parte del corpo riassume in sè tutta la persona amata per cui non esiste una gerarchia di parti e organi e funzioni da ritenere privilegiate o più umili

Tutti i gesti possono essere modi per comunicare e per entrare in dialogo.

Il rapporto sessuale è uno di questi, peculiare per la coppia. Esso aiuta ed alimenta la comunicazione emozionale poiché‚ è linguaggio istintivo, non verbale e riesce ad essere vera comunicazione se rispetta le caratteristiche che abbiamo esaminato sopra a proposito di dialogo.

1) INTERESSE E RISPETTO RECIPROCO: per fare all’amore bisogna essere in due, il rapporto sessuale non è una masturbazione a due, ma è avere piacere nel dare e ricevere piacere all’ altro. E’ un coinvolgimento a vari livelli: fisico, sentimentale, emozionale, fantasioso, ecc.

2) TANTI MODI PER ESPRIMERE TANTI QUANTI PER ASCOLTARE. Esiste un diverso modo per il maschio e per la femmina di considerare il sesso, legato sia a motivi culturali che fisiologici. Tanto ci sarebbe da dire sulle influenze culturali, ma qui mi limito a un accenno al solo aspetto fisiologico: Il maschio fa un’esperienza preminentemente fisica rispetto alla sua genitalità. Ha molta dimestichezza col suo membro dato che è "a portata di mano"; sa bene cosa siano eccitazione ed orgasmo. La donna invece fa un’esperienza emozionale della sua genitalità, conosce meno gli aspetti fisici del suo organo genitale, dato che è anche interno. Riconosce attraverso sensazioni e impressioni, non sempre precise, la sua eccitazione e il suo orgasmo.

Data questa diversità, non è raro che in coppia si comunichi male quando si usa il linguaggio sessuale perchè ciascun partner si esprime con modi e modalità proprie; è come se fossero stranieri che, metaforicamente, parlassero l’uno il tedesco, l’altra il francese. E’ anche in questo caso il voler bene che permette di maturare anche sessualmente: impegnarmi a renderti comprensibili i miei gesti e voler capire i messaggi che tu mi invii, conduce a non restare chiusi e limitati nella ristrettezza della parzialità di ciascuno e di scoprire altre potenzialità espressive e percettive.

3) ATTENZIONE ALLA PERSONA : anche nella sessualità ciò che conta di più per l’unione della coppia è il linguaggio emozionale, piuttosto che quello funzionale: poco importa il dove, quanto tempo, quante volte, se prima ancora non si privilegia il come stiamo, come ci sentiamo, cosa desideriamo, cosa ci piace e cosa no.

 

Vitalità della coppia

Se resta vivo il dialogo - l’interesse reciproco, l’efficacia dell’espressione e dell’ascolto, l’attenzione alla persona - resta viva e vitale anche la coppia. Solo il dialogo consente una conoscenza dinamica che continua nel tempo poiché‚ l’individuo muta nel tempo.

La coppia ha delle stagioni: inizialmente si isola, sia nel fidanzamento che all’inizio del matrimonio. La comunicazione emozionale è così intensa che lo spazio e il tempo per farcela stare sembra stretto, ed è quindi fisiologico rimanere soli disinteressandosi del mondo circostante.

Solo dopo aver consolidato il proprio legame e avergli dato spazio, la coppia riesce ad aprirsi al mondo.

Allora può aprirsi alla vita sociale. Inizia a funzionare, a dedicare spazio anche a "costruire la casa"; adesso può accettare il figlio. L’apertura dà nuove risorse e nuove occasioni di crescita.

La relazione di coppia è una relazione davvero coinvolgente e significativa per i singoli partners, li fa crescere, maturare, sviluppa le loro potenzialità. Occorre volerla portare avanti giorno dopo giorno, e assumersi la responsabilità della sua buona riuscita. Molto semplicemente il compito che impone è che chi ama comunichi nei modi in cui è capace, senza illudersi che la relazione, una volta costruita, duri solo per contratto.

CHI AMA:

* parla per se stesso/a ( a me piace..., io penso che..)

* constata la realtà qui e ora ( oggi, adesso, in questo momento...)

* è disponibile a capire anche le cose meno evidenti

* è rispettoso e umile

Chi non ama:

* giudica, emette sentenze: tu sei..;

* generalizza: tu sempre...; tu mai...; tutti...; nessuno...

* usa categorie assolutizzanti: giusto/sbagliato, buono/cattivo, torto/ragione; morale/immorale;

* fa violenza mentale: io so che tu pensi...; io so che tu senti...;

* ridicolizza o scoraggia.

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