dott. Luisa Lorusso

 

LO SVILUPPO DELLA SESSUALITÀ
NELLA STORIA DELLA PERSONA

 

Relazione tenuta presso il Centro "Bernardo Clesio"
nel contesto del ciclo "Matrimonio e Famiglia"

maggio 1998



    La dott.ssa Luisa Lorusso Zatelli è psicologa-psicoterapeuta libera professionista, specializzata nell’Approccio Centrato sulla Persona e nella formazione di Formatori.

    È socio fondatore del L.E.D. - Laboratorio di Educazione al Dialogo; insegna presso la Scuola di Educatore Professionale di Trento; collabora col Centro di Pastorale della Famiglia nella conduzione di corsi, conferenze e dibattiti su educazione, comunicazione e sessualità.

    a cura del Centro Famiglia - Trento 1998


Bibliografia

Helen Singer Kaplan, Nuove terapie sessuali, Ed. Bompiani 1976

Elisabetta L. Leonelli, Coccole e careze, alla radice della virilità, Ed. Rizzoli 1986

Elisabetta L. Leonelli, Per fare l'amore, guida all'autoanalisi, Ed. Mondadori

Jacopo Fo, Lo Zem e l'arte di scopare, Ed. Universali

Sigmund Freud, I tre saggi sulla sessualità, Ed. Universale Scientifica Boringhieri 1905

Sigmund Freud, Psicoanalisi infantile, Ed. Universale Scientifica Boringhieri 1907

Wilhelm Reich, Il coito e i sessi, Ed. Sugarco 1925

Carl R. Rogers, La terapia centrata sul cliente, Ed. Martinelli 1986



Sommario

La sessualità è parte integrante della persona

Erotismo autodiretto nell'infanzia, eterodiretto dopo la pubertà

Ruolo dell'educazione nella formazione dei valori e dei valori sessuali

Normalità o diversità

Consapevolezza di sè e pienezza della relazione sessuale

Ruolo della sessualità nel generare la coppia

Caratteristiche femminili e maschili e loro ruoli



LO SVILUPPO DELLA SESSUALITÀ
NELLA STORIA DELLA PERSONA

La sessualità è parte integrante della persona

La sessualità è la dimensione che caratterizza ogni organismo vivente.

I due generi, maschile e femminile, distinguono due polarità attive nel determinare una ricerca reciproca di incontro sessuale.

La storia dell’individuo vede momenti distinti di estrinsecazione e di percezione della propria sessualità, connessi con le tre componenti della dimensione sessuale della persona umana: la componente biologica, fa sviluppare il corpo nei due diversi sessi maschile o femminile: genitali e caratteri sessuali secondari; la componente sociale, che determina l’acquisizione di modelli che influenzano profondamente il modo di pensare oltre che di agire e di atteggiarsi, a seconda del sesso biologico a cui si appartiene e degli stereotipi propri dell’ambito familiare, sociale e culturale in cui si viene allevati. La componente psicologica della sessualità viene ad acquisire significato proprio con l’ingresso dell’infante nell’adolescenza. Il processo di identificazione col genitore del proprio sesso, con tutte le peripezie descritte dal Complesso Edipico freudiano, cede finalmente il posto al processo di individuazione del proprio sè.

Cito da Freud "Psicoanalisi infantile" ed. Universale Scientifica Boringhieri 1907.

"... In realtà il neonato reca la sessualità con sè venendo al mondo; determinate sensazioni sessuali lo accompagnano durante l’epoca dell’allattamento e le varie fasi dell’infanzia.... Gli organi veri e propri della riproduzione non sono le uniche parti del corpo che forniscono sensazioni di piacere sessuale, e la natura ha organizzato le cose in modo che sono inevitabili durante l’infanzia anche stimolazioni dei genitali.

La pubertà non fa altro che conferire un primato, tra tutte le zone e le fonti producenti piacere, ai genitali, costringendo così l’erotismo a porsi al servizio della funzione riproduttiva: processo questo che naturalmente soggiace a molte inibizioni e che in molti individui, i futuri perversi e nevrotici, si compie soltanto in forma incompleta.

D’altra parte il bambino è in possesso, ben prima di raggiungere la pubertà, di molti atteggiamenti psichici che appartengono alla vita amorosa (tenerezza, dedizione, gelosia), e abbastanza spesso questi stati emotivi in lui aprono il passaggio verso le sensazioni corporee dell’eccitamento sessuale, cosicché il bambino non può aver dubbi circa la connessione dei due ordini di fatti. In breve, il bambino è, ben prima della pubertà, un essere amoroso completo fatta eccezione per la capacità riproduttiva, e si deve ammettere che con il fare misterioso con cui i genitori trattano gli argomenti sessuali su cui il bambino li interroga, gli si impedisce soltanto di dominare intellettualmente le attività per cui è psichicamente preparato e nelle quali è somaticamente impegnato. L’interesse intellettuale del bambino per gli enigmi della vita sessuale, si esprime già intorno ai 2 anni e mezzo." (pag. 19, 20 )

 

Erotismo autodiretto nell'infanzia, eterodiretto dopo la pubertà

Lo sviluppo della caratterizzazione di genere inizia quando il bambino di due o tre anni chiede: Chi sarò io da grande ?...Diventerò un papà o una mamma? e dedica tanta energia, curiosità ed impegno a direzionare la sua identità, ad adattarsi ad un modo culturale e sociale dell’essere maschio o femmina, a capire cosa gli altri si aspettano da lui per il corpo che possiede. Caratterizzarsi sessualmente significa costruirsi una identità di genere.

L’adolescente ha chiaro di essere maschio o femmina per l’avvenuta maturazione dell’apparato genitale e, da questo segnale fisico, inizierà a realizzare un proprio modo personale di essere sessuato. Che tipo di uomo voglio essere ? Che tipo di donna posso diventare ? sono le nuove domande per le quali ha adesso una certa discrezionalità di risposta. La persona di 12-15 anni potrà così cominciare a costruire la sua identità di ruolo, cioè ha consapevolezza psicologica della propria natura biologica di maschio o di femmina e può così accettare di adottare i conseguenti comportamenti personali appresi.

Già nel 1905, ne "I tre saggi sulla sessualità" ( pag. 150), Freud individua tre gruppi di manifestazioni per la sessualità infantile. Il primo riguarda le sensazioni voluttuose, anticipanti quelle della sessualità adulte, che il bambino trae dalle stimolazioni di diverse zone corporee anche estranee agli organi genitali. Il secondo riguarda le complesse reazioni affettive che nel bambino si sviluppano verso le persone del suo ambiente famigliare e soprattutto verso i genitori: reazioni affettive che per molti aspetti anticipano e predeterminano gli elementi di quella affettività adulta, che culmina nella vita amorosa. Il terzo riguarda la curiosità (accompagnata da reazioni emotive di forte rilievo) che si sviluppa nel bambino verso determinati problemi riguardanti se stesso, gli altri bambini (sulla differenza tra i sessi, del come avviene la nascita) e gli stessi adulti (problemi suscitati dall’impressione che vi sia qualche cosa che collega in modo misterioso i genitori e da cui il bambino stesso si sente escluso).

La sessualità adulta esprime ancora queste tre specifiche manifestazioni, il piacere, l’affetto e la curiosità sessuale, che diventano però sinergici all’amore per l’altro e costituiscono la possibilità di procreare.

Tutte le molteplici attività e manifestazioni a cui può essere riconosciuto un carattere sessuale nel bambino, e in genere nell’individuo immaturo, non sono fra loro connesse, ma si esplicano in relativa autonomia, richiedono una soddisfazione immediata e non hanno bisogno di oggetti esterni a sé su cui dirigersi. Ciò viene definito dalla psicoanalisi fase dell’autoerotismo.

Solo con la pubertà tutte le pulsioni libidiche in genere possono dunque essere differite nel tempo, gestite nel loro esprimersi a cercare un oggetto d’amore esterno e diverso da sé: Questa è definita fase dell’erotismo eterodiretto.

La genitalità non si definisce in rapporto alle prestazioni sessuali, ma in rapporto alla modalità della relazione oggettuale, una relazione oggettuale che comporta il prendersi cura dell’altro e accettare la propria complementarietà (non autosufficienza) rispetto all’altro.

Il rapporto di coppia si contraddistingue dagli altri perchè il partner non è più solamente oggetto di desiderio, ma anche oggetto di amore, cioè di dialogo, protezione, passione, dove rapporto significa essenzialmente rivelazione di sè.

Le cerezze buone sono indispensabili per creare in noi la sicurezza interiore, quel sentirci attraenti e "sexy" che ci permette di accostarci agli altri e di fare l'amore.

L'impulso sessuale è infatti costituito da due componenti: una è l'impulso di abbraccio fisico e mentale, l'esigenza della carezza, l'altra è l'impulso di detumescenza, specifico degli organi sessuali.

Un accostamento intimo presuppone fiducia e sicurezza mentre col nostro corpo nudo godiamo del corpo di un altro, abbiamo bisogno di sapere che nessuno ci farà del male (pag.35 di L.Leonelli)

 

Ruolo dell'educazione nella formazione dei valori e dei valori sessuali

Sembra dunque che la natura abbia predisposto tutto al fine di rendere lo sviluppo sessuale più lineare e facile possibile. Per quale motivo allora la sessualità crea spesso difficoltà e problemi che arrivano anche a renderci incapaci di provare piacere sessuale?

Di seguito riporto parafrasando, la teoria dello sviluppo di Carl Rogers, che è uno psicologo americano fondatore della Terapia Centrata sulla Persona (inizialmente denominata Terapia Non Direttiva), che io adotto come mia modalità psicoterapeutica.

L’essere umano, all’inizio della vita, percepisce in modo immediato le sue sensazioni fisiche e adotta in maniera istintiva i comportamento adatti a creare o a ripristinare quelle condizioni che salvaguardano, migliorano e contribuiscono allo sviluppo del suo organismo. Rifiuta invece le esperienze e le azioni che non servono o non servono più, a questo scopo. Prendiamo per esempio la sensazione di fame. il neonato riconosce questa sensazione e agisce piangendo, agitandosi, ruotando il viso in modo che la sua bocca incontri la fonte di nutrimento. Ora il latte ha un valore positivo, ma appena il neonato avverte la sensazione di sazietà, il cibo assume un valore negativo tanto da venire rifiutato attivamente.

Il processo di valutazione della realtà è, all’inizio della vita, flessibile, mutevole, non è un sistema statico;

lo stesso cibo viene ricercato o viene rifiutato. Il neonato apprezza in certe dosi la sicurezza e la tranquillità ma le rifiuta quando non gli consentono di fare nuove esperienze. Vale a dire che

ogni elemento dell’esperienza viene soppesato, scelto o rifiutato a seconda che in quel momento contribuisca o no allo sviluppo dell’organismo.

Questo complesso modo di valutare l’esperienza è una funzione organismica, non cosciente o simbolica. Avviene dentro l’individuo, sono i suoi sensi che gli forniscono i criteri per le sue scelte.

Cosa succede a questo processo di valutazione così efficiente? Per quale sequenza di eventi lo sostituiamo con il modo di sperimentare i valori più rigido, incerto, inefficiente, che caratterizza la maggior parte di noi adulti ?

Il bambino ha bisogno dell’adulto per la sua sopravvivenza, e cerca attivamente di garantirsene l’amore e il riconoscimento e tende perciò a comportarsi in modo da rendere frequenti le esperienze in cui sente di essere accettato e amato da lui. Verifica però che alcune delle sue scelte non sono gradite all’adulto

Per esempio la curiosità lo porta a mettere le mani nella pappa che ha nel piattino. Sente dire però dalla mamma che, così facendo, è un bambino cattivo, malvagio. Il bambino vorrebbe soddisfare la sua curiosità, ma sente che ciò contrasta con il suo bisogno di essere amato e considerato positivamente, e ... pur di mantenere l’affetto della mamma cerca di comportarsi in modo da farle piacere, in modo da fare suoi i valori che ella ha stabilito e, mentre manipola la pappa di nuovo, sarà lui stesso a dirsi cattivo, introiettando cioè il giudizio di valore della madre, assumendolo come proprio. Nel tentativo di ottenere o mantenere amore, approvazione, stima, il bambino giunge a non avere più la fiducia di fondo nella propria saggezza organismica come guida al suo comportamento, relativo al suo bisogno che gli suggerirebbe di comportarsi nel modo più adatto e flessibile per le sue esigenze.

Apprende dagli altri un certo numero di valori concettualizzati e li assume come propri, anche se sono profondamente in contrasto con quanto prova e desidera intimamente. E per mantenerli attivi li assume senza più valutarli, li adotta in modo acritico, e perciò restano statici e rigidi.

Citando ancora Freud: "Le risposte che di solito vengono date ai bambini riguardo alle loro curiosità sessuali, feriscono l’onesto spirito di ricerca del bambino e scuotono in genere per la prima volta la fiducia da lui riposta nei suoi genitori: da questo momento in poi egli comincia per lo più a diffidare degli adulti e a mantenere segreti di fronte a loro, i suoi interessi più intimi.

Alla base delle nevrosi stanno domande inconsce rimaste senza risposta.

Quando un bambino non ottiene risposta alle sue legittime curiosità, continua a tormentarsi in segreto sul problema, con senso di colpa, ricerca notizie ovunque e mette il marchio dell’orribile e del ripugnante alla vita sessuale" ( pag. 25).

Guardiamo nello specifico cosa capita agli istinti sessuali infantili:

Pensiamo al bambino a cui viene fatto il bagno e che si sente lavare con cura e amore tutte le parti del corpo ... eccetto quelle genitali, che sono invece saltate o che fanno apparire una smorfia di disgusto sul viso di chi gli sta di fronte. Oppure pensiamo al bambino che a tavola chiede come nascono i bambini, e si sente rispondere che è vergognoso fare certe domande, specialmente mentre si mangia...Oppure il bambino che ostenta il suo genitale, fiero che anche questa parte del suo corpo venga ammirata, e suscita invece rimproveri, disapprovazione e disgusto.

Queste reazioni degli adulti creano senso di colpa, senso di essere in errore, sbagliati, e implicano che i desideri e i comportamenti sessuali sono sconvenienti, non accettabili.

Con l’educazione, dunque, la sessualità, l’aspetto più intimo della nostra persona, nella storia anche recente, spesso è stata ridotta a cosa oltre che brutta e sporca, anche proibita e peccaminosa, regolamentata da un’autorità istituzionale che si serve di proibizioni, più o meno razionali, per ottenere ordine sociale. Messaggi che evocano il castigo, il sacrilegio e la condanna, possono divenire elementi persecutori o spunti di delirio, nei soggetti meno capaci di critica. (La mia esperienza clinica mi ha fatto incontrare donne che credono ancora che ispezionarsi il seno sia peccato, che guardare dentro uno specchio faccia spuntare il diavolo, ...).


Normalità o diversità

Ogni famiglia ha regolato e regola l’espressione delle emozioni e dei sentimenti; e i sentimenti, così come i comportamenti, si imparano per mezzo di riconoscimenti e "carezze", positive o negative. Il sesso è il comportamento/sentimento modellato più di altri. Esso è la componente più propulsiva per la vita e per l’apertura verso l’altra persona, cosicché ogni società e ogni cultura hanno sempre tentato di dare delle norme, esplicite o implicite, che ne salvaguardino il "buon uso". Molte leggi sono specifiche della società che le promulga, ma il tabù dell’incesto è il più condiviso.

Ci sono sentimenti/comportamenti vietati in modo diverso per i maschi o per le femmine: ai maschi sono stati vietati la paura, la tristezza, la debolezza; alle femmine l’intraprendenza, la ribellione e la sessualità stessa! Inoltre il sesso è strettamente correlato al sentimento di contatto, alle carezze ricevute, e queste vengono limitate molto più precocemente nei maschietti che nelle bambine. Molti genitori cominciamo presto a rifiutare le dimostrazioni di affetto fisico dei figli maschi negando in questo modo ai maschietti di poter esprimere sentimenti di tenerezza.

D’altra parte l'agire sessuato è considerato espressione della virilità per questa ragione molti genitori incoraggiano ed esaltano la sessualità del figlio maschio: -"guarda che chiappe quella là, ti piace eh?"- il tutto accompagnato da toni e sorrisi di compiacimento. E il bimbo impara che lui è positivo e riceverà apprezzamenti se cercherà di allungare le mani su chiappe e tette, e se non darà nè riceverà tenerezza. Sarà magari picchiato e rimproverato se farà il prepotente e il villano, ma sentirà sua madre dire con un sospiro di sopportazione e compiacimento: "ma cosa vuoi, i maschi sono tutti così!" In questo modo il bambino interpreta il messaggio nel senso che, se non fa il prepotente e il villano, corre il rischio di essere considerato meno maschio, il che è per lui molto più pericoloso delle botte. La bambina viene spinta ad atteggiamenti di cura, altruismo, sottomissione, controllo dei gesti e del vocabolario.

È così che la maggior parte degli adulti acquisisce dei modelli di valori sessuali statici e rigidi, che fa propri e ai quali fa riferimento acriticamente nella propria vita.

Se la bambina alza la voce, le si dice che ciò è da maschiaccio; se il maschietto piange, viene preso in giro: "non sarai mica una femminuccia?" E ciò costituisce grande minaccia alla loro identità sessuale. In questo modo gli uomini imparano a non manifestare i sentimenti di tristezza ma a sostituirli con sentimenti e comportamenti rabbiosi e violenti. Finisce così che spesso gli uomini si arrabbiano quando sono tristi, prendendosela coi dipendenti o con le mogli. Questo tipo di atteggiamento nato dal ricatto si rinforza nell’adolescenza nel gruppo dei pari. Per essere accettati ci si deve attenere al ruolo sociale che non esprimerà mai le proprie debolezze e sensibilità, ritenendole inappropriate. Ecco le violenze sessuali che sono in adolescenza specialmente, "lavoro" di gruppo.

La rudezza dell’uomo è il frutto della sottrazione di carezze infantili, e le energie psicologiche dell’uomo sono usate più per difendersi da ciò che egli è realmente che per esprimere appunto ciò che è. Spende più energia a spiegare ciò che non è: "non sono debole, non ho paura, non ho bisogno di aiuto, e soprattutto non sono femminile", senza sapere che il "femminile" convive comunque in entrambi i sessi, così come il "maschile".

Nella stragrande maggioranza di uomini malati di impotenza si riscontra una scissione della tendenza libidica in una componente tenera e in una aggressiva.

I padri incestuosi sono spesso uomini col desiderio di dominare e con la preoccupazione per il proprio valore, che riescono ad esprimere solo una delle componenti della sessualità, e con la persona di cui loro hanno il dominio.

Farei a questo punto un’ulteriore precisazione: essendo i sentimenti emozioni legate al pensiero, possono essere posticipati nella loro realizzazione. Se un individuo prova un desiderio sessuale verso un altro, non cerca di avere un rapporto sessuale immediatamente, ma rimanda l’espressione del sentimento in un contesto adeguato. Il contrario capita solo agli individui cui manca il governo delle azioni da parte della razionalità. È insano d’altra parte, colui che si sente in colpa e si auto-perseguita perchè gli è nata una fantasia sessuale. Pensare-agire-sentire sono tre livelli diversi che possono coesistere, per cui è possibile pensare mentre si sente, e sentire mentre si agisce e si pensa.

Perversioni, anorgasmia, sterilità e violenza sessuale, possono dunque, avere origine anche esclusivamente psicologica.

 

Consapevolezza di sè e pienezza della relazione sessuale

Quanto detto finora spiega perchè non è facile e scontato arrivare a saper godere appieno della propria esperienza sessuale integrata nei suoi vari aspetti. Perchè succeda, occorre avere una buona conoscenza di sé e del proprio corpo, occorre saper ascoltare e accettare le sensazioni fisiche e le emozioni che ne derivano e saper entrare in rapporto di intimità e di contatto fisico con se stessi e con l’altro. Occorre ritrovare la fiducia nelle proprie capacità percettive e valutative della realtà e valutare ciò che acriticamente avevamo fatto "nostro".

Oggi la sessualità è motivo di grandi contraddizioni; la cultura cattolica ha un atteggiamento di critica della sessualità slegata dalla procreazione, e d’altra parte la cultura laica efficentista e produttiva, sembra istigare a una esasperazione dell’aspetto ludico della sessualità, a una fertilità ipercontrollata (se fallisce la contraccezione di fatto consente l’aborto, pur sapendo che l’intendimento della legge 194 non è certo questo) pone il piacere edonistico sull’altare dei valori, disprezza chi non sa produrre e condanna quindi a ruolo subalterno la donna che, svolgendo il lavoro di casalinga, non è produttiva in un ambito professionale extradomestico. Pare che la stragrande maggioranza delle donne oggi in menopausa, viva questa fase della vita sessuale come una perdita del ruolo di fattrice che la società di ieri le aveva offerto e riservato.

Viviamo oggi in bilico tra due culture.

Cito la definizione che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dato di salute sessuale nel 1975, quale esempio di regolamentazione positiva. Essa punta sul concetto di consapevolezza di sè come persona integrata nelle sue varie dimensioni:

"La salute sessuale è l’integrazione degli aspetti somatici, affettivi, intellettivi e sociali dell’essere sessuato, realizzata in maniera che valorizzi la personalità, la comunicazione e l’amore. L’individuo ha diritto all’informazione e al piacere.

I presupposti per la salute sessuale sono:

a) essere capaci di gioire, avendone la piena padronanza, di un comportamento sessuale e riproduttivo in armonia con l’etica sociale e personale;

b) essere privi di sentimenti di timore, di vergogna e di colpa, di false credenze e di altri fattori psicologici che inibiscono la risposta sessuale e compromettono la relazione sessuale;

c) essere privi di turbe, malattie e deficienze organiche che interferiscono con le funzioni sessuali e riproduttive.

 

Ruolo della sessualità nel generare la coppia

Durante l’adolescenza la tendenza attualizzante, motore del processo organismico di valutazione della realtà che si era lasciata spesse volte sopraffare dal bisogno di riconoscimento positivo da parte del genitore, riprende vigore. L’adolescente trova interesse per il mondo esterno alla propria famiglia, per persone diverse da quelle della propria cerchia familiare, e più di tutto, sente di non dover più dipendere totalmente dai suoi genitori. Così ricrea la fiducia in se stesso.

E proprio la sessualità sarà il trampolino del suo rilancio! Il richiamo degli istinti sessuali, il desiderio di progettare la propria realizzazione sessuale, apre la strada alla ricerca della sua vera identità, alla idealizzazione di sè e al progetto di sè nel mondo.

L’uomo e la donna vanno l’uno verso l’altra attratti non solo da un sesso genetico, anatomico e fisiologico, ma anche da un sesso sociale, familiare, gruppale e quindi culturale in toto, e con il riconoscimento psicologico del loro genere e ruolo personale.

La reciprocità è la condizione della realizzazione della sessualità.

Avere rapporti sessuali prima di aver raggiunto una buona conoscenza reciproca può creare problemi. Non avendo fiducia sul piano psicologico può succedere che il "lasciarsi andare" fisico, che è la componente essenziale della sessualità, rischia di essere compromessa dalla paura che porta, specie la donna, a "chiudere" proprio quando dovrebbe essere aperta.

Fare l'amore implica aprire il corpo dando e ricevendo piacere, giocare e soprattutto relazionare in completa intimità: ciò presuppone la certezza di essere accettati per quel che siano e nello stesso tempo di essere al sicuro dal rifiuto e dall'abbandono. È uno stato di totale vulnerabilità che rende difficile dare o ricevere piacere se ci sentiamo insicuri; il desiderio cresce o cala in proporzione alla sensazione di essere o no accettati. La conoscenza procede per vari gradi, quello sessuale è il più intimo.

 

Caratteristiche femminili e maschili e loro ruoli

La modalità sessuale maschile è più fisica, più semplice e immediata di quella femminile, è soprattutto visiva. l'uomo valuta la partner prevalentemente con gli occhi, lo colpiscono particolarmente nell’ordine: il seno, le gambe, il sedere ed il viso.

La modalità sessuale femminile è più emotiva, più selettiva e complessa perchè risente maggiormente degli stimoli psichici. La donna valuta il partner più globalmente per il suo giudizio estetico.

Nell’attuale società occidentale la donna ha perso certi vecchi connotati romanticoidi quali: timidezza, passività, dipendenza nei riguardi del maschio-padrone, scrollandosi di dosso l’eredità vittoriana che la voleva soltanto disponibile a servire l’uomo. Fuori dall’esclusiva dimensione "casa-fornelli-figli", ha perso gli stereotipi di una certa linea femminile liberandosi, almeno in parte, dai tradizionali elementi della seduzione, dai rituali e dai protocolli civettuoli, conseguenza di ancestrali insicurezze.

C'è oggi una donna "nuova", autonoma, sicura di sè e consapevole che la sessualità e il relativo codice morale sono stati scritti e determinati finora dagli uomini; una donna che ha conoscenza che esiste tutta una tradizione che la vuole docile e succube del maschio, specie quando torna dal lavoro con il diritto alla violenza sessuale nei confronti della moglie.

Aiutata dalla contraccezione, la donna occidentale oggi partorisce mediamente uno o due figli rispetto alla mezza dozzina delle sue bisnonne; allatta inoltre per qualche mese contro i due o tre anni del passato. Soltanto dopo essersi liberata dall’obbligo-ricatto della procreazione può vivere la sessualità come realizzazione personale, affrontandone i relativi problemi e trasformando in un diritto quello che una volta era solo un dovere. Raggiungendo poi la menopausa, intorno ai cinquanta/cinquantacinque anni, ne vive ancora altri venticinque con piena capacità e possibilità di fare l’amore (alcune donne raggiungono i primi orgasmi proprio dopo la menopausa).

L’uomo non è più al centro della vita femminile o perlomeno non è l’unico suo interesse. Studio, cultura, anche tecnologia, professionalità nel lavoro, carriera, sono i traguardi della donna. Le ultime generazioni femminili sono ben consce della necessarietà di una preparazione culturale per realizzare un progetto e un percorso di vita. E lo dimostra il fatto che all’inizio del secolo le laureate erano eccezioni, mentre attualmente sono quasi la metà della popolazione universitaria.

Sono ormai lontani i tempi dell’uso della donna come oggetto di scambio, che doveva passare "intatto" dal padre al marito. È stata proprio l’equazione maschile "piacere-possesso-potere" del passato che ha frustrato la donna, portandola a riversare nella maternità la sua pulsione istintiva sottraendola alla sessualità. La donna è diventata più esigente in ogni campo compreso quello sessuale, dove non teme più di dichiararsi insoddisfatta; anzi fa notare al compagno quanto non va, perchè ha la possibilità di fare paragoni. L’uomo deve dunque affermare la sua virilità all’interno del rapporto di coppia, confrontandosi con le richieste sessuali della compagna: oggi anche la donna è in grado di manifestare il suo desiderio, il suo piacere e le sue esigenze.

E s’illude l’uomo che pensa d’aver superato l’esame perchè riesce a far provare alla partner l’acme del piacere. Lei si aspetta ben altro, pretende che lui diventi capace d’amare. Lei non rifiuta la relazione sessuale, ma proprio per la sua emancipazione esige di essere amata da un uomo che si avvicini a lei come a una persona con eguali diritti e doveri. Per essere all’altezza, l’uomo deve possedere una maggior maturità psicoaffettiva rispetto a trent’anni fa.

I ruoli maschile e femminile, che fino a ieri erano nettamente separati, per non dire contrapposti, vanno sempre più sovrapponendosi, sia per l’individuo giovane, sia adulto, che vecchio, e il nuovo codice di famiglia sancisce questo cambiamento. Anche i ruoli paterno e materno sono mutati, un tempo al padre era dato di portare il mondo sociale dentro casa e alla madre di essere tutrice del mondo dell’intimità. Oggi non è più così.

Non stupisce quindi che il maschio e la femmina abbiano perso le loro tradizionali certezze e manifestino, soprattutto nel ruolo di partners, una crisi d’identità.

E non stupisce nemmeno che la coppia sia in crisi, col carico di confusione, disordine e sofferenza che questo comporta.

Meraviglioso è vedere che nonostante questo le persone dentro la coppia si aiutino a realizzarsi.

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