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(PRIMA, DURANTE E DOPO IL PROGRAMMA TERAPEUTICO)
Prima dell'ingresso
in Comunità:
- La famiglia vive sensi
di colpa e di fallimento
per la situazione del figlio. Il rischio
è che la famiglia "protegga"
eccessivamente il figlio privandolo della
sua autonomia e responsabilità nella esperienza
di tossicodipendenza. Questa responsabilità dovrà
essere recuperata nella vita di Comunità.
- La famiglia deve "uscire"
allo scoperto con il suo problema, in quanto il
nascondersi non porta a risultati
positivi né per la famiglia né per il tossicodipendente.
- La famiglia ha bisogno di aiuto
per capire come "rivedere" alcuni problemi in modo
da diventare più "funzionante"
per sé e per il figlio tossicodipendente.
- La famiglia corre il rischio di
prestare attenzione solo al figlio "problematico" cosicché
gli altri figli si sentono esclusi
e cercano di imitare il fratello o la sorella tossicodipendente
o cercano altre esperienze trasgressive per "farsi notare"
dai genitori.
- La famiglia deve capire l'importanza
di appoggiarsi ai servizi che le possono dare aiuto (SERT,
associazioni di volontariato, gruppi di auto aiuto, comunità
terapeutiche)
Durante la
fase del programma di Comunità:
ansie
- La famiglia fin dai primi
giorni di Comunità del figlio ricerca
notizie relativamente all'andamento del programma. Questo
è il comportamento per rispondere
al senso di abbandono che la famiglia stessa e il giovane
sentono dopo l'allontanamento.
- La famiglia ricercando il
contatto con il figlio in comunità rischia
di caricarlo di sofferenze che si sommano con quelle dell'essere
tossicodipendente. Anche l'invio di "pacchi
dono" dà alla famiglia la sensazione di essere
più presente vicini al figlio.
Deleghe
- La famiglia che teme un eventuale
fallimento del figlio nel programma di Comunità può
trasferire alla Comunità questa
responsabilità di "genitore",
evitando così, se il programma dovesse fallire,
di confrontarsi con i propri insuccessi.
- La famiglia del giovane tossicodipendente
accolto in Comunità può provare
talvolta "gelosia" nei
confronti delle attenzioni riservate al proprio figlio e sentire
il desiderio di qualcuno
che si occupi così anche di loro.
- La famiglia sarebbe auspicabile
riuscisse a trasformare il disagio proprio e del figlio in "motore" per muoversi
verso un cambiamento ritrovando anche il desiderio e il
piacere di occuparsi del proprio figlio.
Dopo il programma
di Comunità:
Aspettative
- La famiglia può credere
che, al termine del programma di Comunità, troverà
un figlio "guarito", così
com'era prima che iniziasse a drogarsi. Questa "speranza
- illusione" dipende dal fatto che spesso la tossicodipendenza
viene confusa con una "malattia"
che può essere superata senza
lasciare traccia del suo passaggio.
Responsabilità
- La famiglia del giovane tossicodipendente
deve anche pensare che, per quanto dolorosa,
esiste la possibilità che, terminato il programma
in Comunità, il figlio decida di
non rientrare a vivere in casa.
- La famiglia deve garantire
al figlio la possibilità di scegliere
il suo reinserimento sociale. Questo è un atto di fiducia e di rispetto che rafforza
la sua ritrovata autostima e autonomia.
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