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L'adolescenza è il
periodo che si colloca tra gli 11/12 e i 19/20 anni, tra la conclusione
dell'infanzia e l'inizio dell'età adulta. E' una fase
della vita caratterizzata da alcune contraddizioni:
· il desiderio di autonomia
e il bisogno di protezione
· la ricerca di ribellione
e la necessità di conformismo
· il disprezzo per il passato da "bambino" e la presenza
di comportamenti immaturi
· la molteplicità di interessi
e l'apatia - passività.
Le difficoltà che l'adolescente deve affrontare sono di
diversa natura:
· il distacco dai genitori
e dagli educatori che lo invitano ad essere autonomo.
· La trasformazione del corpo
cresciuto che spesso fatica a riconoscere.
· Il problema della sessualità.
Per l'adolescente ha un significato particolare il gruppo
dei coetanei perché solo mediante il confronto
con altre persone "in evoluzione" e con le stesse difficoltà,
può iniziare il doloroso abbandono
della identità infantile e la ricerca della propria
identità.
L'adolescente nella società moderna industriale / urbana
si trova di fronte ad un'ennesima contraddizione,
data dall'eccezionale disponibilità
di stimoli e di offerte alle quali non corrisponde uno spazio
sufficiente per esprimersi come protagonista.
I valori "sbandierati" della generosità e del
rispetto della persona e dell'ambiente trovano di contro lo spreco
e il consumo in eccesso, la discriminazione razziale e sessuale,
l'egoismo e la chiusura verso gli altri.
L'adolescente si ritrova ad affrontare una carenza
di "punti di riferimento" alla quale reagisce
con diversi atteggiamenti e comportamenti:
· il ritiro nel mondo dell'infanzia
e il rifiuto della crescita.
· La fuga dalle difficoltà
e l'ingresso in scappatoie "devianti" quali
ad esempio la droga.
· L'avventura nella ricerca di un "qualcosa"
di sconosciuto, con la speranza della "salvezza".
· L'unione nel gruppo dei coetanei
come "palestra" nella
quale esercitare le proprie potenzialità e come preziosa fonte di aiuto per superare le incognite
del processo di crescita.
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LA RELAZIONE ADOLESCENTE -
ADULTO |
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Nonostante l'importanza del gruppo
dei coetanei per l'adolescente è
fondamentale il ruolo che gli adulti rivestono nella vita
dei giovani "adulti". Essi rappresentano un modello
al quale rapportarsi e dal quale diversificarsi.
Un'occasione di confronto "protetto"
per imparare a canalizzare ed investire positivamente la turbolenza
affettiva tipica di questa età.
Ma come si pone l'adulto nei confronti dell'adolescente?
Quali ricordi ed immagini conserva della sua esperienza adolescenziale?
L'adulto guida per l'adolescente
in questa fase si ritrova inevitabilmente
a confrontarsi anche con il suo passato di adolescente, correndo
il rischio di essere poco attento ai bisogni e alle potenzialità
attuali del giovane. Può risultare
più facile considerare i giovani come "categoria",
secondo delle conoscenze "prefabbricate" applicabili
a tutti i giovani indistintamente solo perché rientrano
nella fascia di età indicata come adolescenza.
Ecco le parole di Bianca, 17 anni
Gli adulti, i loro sogni sono soffocanti, i loro sogni
si susseguono, ma a fuoco lento, non si realizzano mai. Mi fa
paura il loro modo di parlare perché troppo spesso è
la testa che parla al posto del cuore e il cuore, quando esplode,
non trova sempre il giusto mezzo. E noi adolescenti che veniamo
dietro, noi ricalchiamo tutto quanto con la rabbia di non poter
cambiare nulla su questo pianeta che sta andando a farsi benedire.
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Io vedo molti adulti che assomigliano a adolescenti
stanchi, frustrati nell'energia vitale. Non bisogna generalizzare,
ne conosco anche che non sono così, ma in generale mi
piacerebbe che fossero più felici, che parlassero meno
tra loro, e solo tra loro, del loro sistema educativo, dei loro
pregiudizi, del loro lavoro, della loro cultura personale, di
tutto, di niente, così tanto per farlo. |
Mi piacerebbe molto che non fossero così
duri nei loro ordini, nelle loro direttive, che ci aiutassero
a costruire il futuro smettendo di dire "il futuro è
in mano ai giovani" considerandosi fuori dal gioco, mi piacerebbe
un maggior rispetto reciproco, più amore, perché
questo è costruire l'avvenire, è dai nostri rapporti
che bisogna cominciare. E' come il piccolo principe che addomestica
la volpe. Ci vuole tempo per comunicare e gli adulti non hanno
mai tempo. Gli adulti, e talvolta ne ho paura, mi richiamano
agli aspetti materiali della vita. Io mi sottraggo al loro sguardo
perché ho paura del loro giudizio. Sogno un dialogo semplice,
senza rancore e senza cattiveria, fatto di humour e di tenerezza,
ascoltandosi l'uno con l'altro senza pregiudizi. Io sogno troppo
intensamente e sono adolescente fin tanto che ci credo. Resto
bambina e vi amo e vi voglio bene, credo in voi. Credete in noi. |
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L'ADULTO DI FRONTE AI PROPRI
PROBLEMI |
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Un adulto che si trova a vivere con un adolescente deve necessariamente
riproporre a se stesso alcuni conflitti precedenti. Un
figlio che cresce dà al genitore la misura del tempo che passa e diventa un "nuovo adulto" che propone,
critica e giudica. Anche il nucleo familiare per adattarsi
deve sopportare cambiamenti importanti.
Il genitore risponde ai cambiamenti del figlio con diversi comportamenti:
· con l'entusiasmo per i
progressi e la maturazione del suo "bambino".
· Con il rimpianto per l'autorità
perduta nei confronti del giovane che preferisce fare da sé.
Il genitore maturo fa in modo che
l'adolescente abbia, senza ricatti, lo
spazio necessario per "costruire" la propria
identità, con la consapevolezza che eventuali suoi sbagli
non distruggeranno l'amore dei suoi genitori. |
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LA RELAZIONE DISTURBATA CON
L'ADULTO |
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La relazione dell'adulto con l'adolescente è caratterizzata
da alcuni problemi ricorrenti appartenenti
a tre aree principali:
· area dell'inclusione (comprende
i tentativi dell'adulto di tenere sotto controllo il giovane
anche relativamente alle situazioni più personali, comprende
i tentativi di trattare il giovane come un bambino e la mancanza
di disponibilità ad accettare il bisogno di autonomia).
· Area dell'esclusione (comprende
quelle situazioni in cui il giovane si sente messo da parte perché
ignorato o perché non considerato in grado di prendere
una posizione, segue l'emarginazione dalla vita familiare).
· Area dell'uso arbitrario dell'autorità
(comprende quei comportamenti che mancano di rispetto al giovane
come persona: imposizioni, rimproveri, percosse, umiliazioni).
Per quanto riguarda le modalità
d'uso della forza esiste una scala con agli estremi una
situazione "autocratica" da un lato e "indifferente"
dall'altro:
· modalità autocratica:
l'adolescente non partecipa in nessun modo alle decisioni che
lo riguardano.
· Modalità autoritaria:
l'adolescente può contribuire in alcune situazioni che
lo riguardano anche se la decisione finale spetta solo all'adulto.
· Modalità democratica:
l'adolescente è invitato dall'adulto a rendersi partecipe
delle decisioni del nucleo familiare.
· Modalità egualitaria:
non c'è differenza d'importanza tra l'opinione del figlio
e quella dei genitori.
· Modalità permissiva:
l'adolescente ha per le decisioni a lui riferite responsabilità
maggiori rispetto ai genitori.
· Modalità laisser faire:
l'adolescente è libero nelle decisioni che lo riguardano.
· Modalità indifferente:
i genitori sono disinteressati rispetto al comportamento e alle
prospettive future dell'adolescente. |
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I BISOGNI DELL'ADOLESCENTE
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Relativamente al bisogno dell'adolescente è possibile
fare riferimento ad alcune questioni "chiave":
· il bisogno di chiarezza:
il giovane chiede una relazione leale, pulita e senza ambiguità,
all'interno della quale si possa sentire sicuro.
· Il bisogno di non sentirsi "assistito"
come la sua età rappresentasse una "malattia".
· Il bisogno di coerenza
da parte degli adulti che lo circondano.
· Il bisogno di fiducia,
che equivale al bisogno di sostegno ed incoraggiamento nella
sua crescita.
· Il bisogno di assunzione di responsabilità
per misurarsi con i suoi limiti e le sue capacità.
· Il bisogno di contare su un'autorità
solida ma flessibile capace di trovare un compromesso
fra la pretesa e la richiesta. |
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IL PERCORSO VERSO L'USO DELLA
DROGA |
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Ecco le parole di Gianfranco, 16
anni
Prendendo queste droghe ci si crea un mondo di progetti
immaginari, una vita professionale immaginaria. Si ha l'impressione
di essere più adulti. Si fanno progetti da adulti. Ma
non si sa ancora di non esserlo veramente. E
poi, via via, ci si rende conto che questo non vale, non serve,
allora ci si deprime e se ne prende sempre di più perché
il corpo si abitua. Si diventa dipendenti. Non si può
fare più niente senza la droga. Non se ne viene più
fuori, ci si annoia con la gente. Mentre con questi eccitanti
si ha l'impressione di passare bellissime serate con gente superinteressante.
Quando si smette, ci si accorge che tutto è nulla, che
non si è fatto niente. Zero più zero ha sempre
fatto zero.
L'adolescente trovandosi nelle difficoltà tipiche
della sua età può cercare delle soluzioni ingannevoli
al suo disagio. La droga può essere
mezzo per ridurre l'ansia, per combattere la sfiducia e l'incertezza,
per far fronte con più slancio alle richieste del suo
ambiente di vita.
I fattori che possono facilitare l'avvicinamento del giovane
alla droga possono essere personali, interpersonali
e ambientali.
I "fattori predittivi",
cioè che possono facilitare l'iniziazione
all'uso della droga, lo stabilizzarsi
dell'uso ed infine il passaggio
dalla non dipendenza alla dipendenza
da sostanze possono essere rappresentati come segue. (vedi
i capitoli 4, 5, 6) |
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