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"Prevenire è meglio che curare
",
così recitava un famoso spot pubblicitario di qualche
tempo fa.
E' innegabile la veridicità del suo contenuto ma, se di
"curare" c'è sempre più bisogno, allora
è forse anche vero che la "prevenzione" andrebbe
rafforzata.
Queste nostre poche pagine nascono senza alcuna pretesa di indicare
vie risolutive: ci piace invece considerarle, come riflessioni
ad alta voce che hanno trovato questo spazio. Esse sono frutto
del nostro quotidiano lavoro in comunità, lavoro dal quale
emerge prepotente una verità che fa paura a molti: questi
giovani tossicodipendenti non sono diversi dai vostri figli,
non hanno una "malattia" che si preannuncia e che può
essere scongiurata da supergenitori né hanno segni particolari
grazie ai quali riconoscerli. Sono tossicodipendenti, è
vero, ma sono anche Laura, Franco, Sergio, Monica, Luca, Marco:
chiamati così fanno forse meno paura? Identificarli con
la loro "debolezza" non rende giustizia ai loro sogni,
alla loro intelligenza né alla loro simpatia.
La nostra speranza è di trasmettervi un po' del nostro
entusiasmo nella collaborazione con questi giovani: sappiate
ascoltare con orecchie e cuore attenti ciò che non vuole
essere una lezione ma un cortese invito a riflettere su questo
messaggio di solidarietà.
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"I padri si abituano a consentire che
i loro figli facciano ciò che vogliono ed hanno il timore
di dire loro qualsiasi cosa. Quanto ai figli, essi vogliono il
ruolo dei padri e il loro solo desiderio è l'indipendenza
dell'adulto. Pure i maestri nelle circostanze attuali tremano
davanti ai loro allievi e preferiscono assecondarli invece di
guidarli con mano ferma: così gli adolescenti finiscono
per disprezzare gli adulti (
).
Platone,
La Repubblica |