Droghe della Nuova Generazione


selezione non attiva lo stabilizzarsi dell'uso l'iniziazione L'adolescente La famiglia e la societa' Prefazione


02  Gli aspetti psicologici, culturali, sociali
   
   
   


a- il significato dell'ecstasy per i giovani
b- nuove droghe e alcol: un continuum fra storia passata e presente
c- i genitori di fronte alla "metamorfosi" dei figli

Il significato dell' ecstasy per i giovani

Fra i giovani, alcuni più di altri sentono la necessità di "cambiare": non si piacciono, non si ritengono adeguati, temono di non essere idonei nelle relazioni sociali nella famiglia, nel gruppo dei coetanei, nella scuola. Iniziano così la ricerca di una "metamorfosi" credendola illusoriamente risolutrice dei loro problemi.
L' ecstasy, come anche le altre sostanze (alcol, cannabis, allucinogeni e altri) risponde bene a questa richiesta: solo un'ora e si assiste ad un cambiamento straordinario, che può raggiungere lo "sballo" accentuato dall'ingestione dei superalcolici.
Lo sballo è la metamorfosi estrema: potenza, armonia con se stessi e gli altri, sensualità, innamoramento. Il "miracolo" svanisce però all'insegna della rapidità, la sensualità, ad esempio, rimane una provocazione non portata a termine.
Le amfetamine e i derivati (ecstasy) sono "ideali" e funzionali ai ritmi del popolo della notte: ai giovani nottambuli è richiesto di ballare senza sosta per numerose ore, di reggere lo stress della folla e della musica, di muoversi in modo disinibito utilizzando il linguaggio corporeo altrove inaccettato. Grazie alle amfetamine l'energia fisica pare inesauribile, la mente regge la pressione della musica "assordante" e della calca danzante. Il corpo diventa quasi "autonomo" armonizzando il suo movimento con il ritmo della musica: il risultato finale è la sensazione di comunione con gli altri e di vicinanza al suono puro che ha sapore tribale.
Negli anni '60 un uso perverso della libertà, vissuta come un vuoto contenitore, fu stigmatizzata da:

 "

 Herbert Marcuse: La trasgressione è indotta dalle società conservatrici per poter permettere alle persone di sfogarsi e poi rientrare nelle regole

 "

Fausto 28 anni: il principe della discoteca. Figlio di famiglia altoborghese, buona istruzione e una grande passione per la musica, ma non solo. Da qualche anno i suoi fine settimana sono dominati dalla pillola della felicità: la magia ha inizio prima di entrare in discoteca. "Almeno due chicche mentre aspetti che inizi il movimento" racconta, e poi il viaggio comincia. Fausto sente caldo, molto caldo, si toglie la camicia a scacchi e se la lega stretta in vita sui calzoni di pelle scura. Intanto la sua mente inizia a prendere il largo verso l'estasi o meglio l'ecstasy dello sballo. "Io calo per sentirmi in armonia, mi sento completo, aperto a sentire sensazioni pazzesche. Ma io non sono dipendente, lo faccio perché lo scelgo e mi piace continuare a farlo: perché dovrei smettere? Ti verrebbe da rispondergli: "perché sei magro come un'acciuga, perché sei pieno di tic, perché non porti a termine un discorso che sia uno senza chiederti dove sei rimasto. Ma per Fausto il suo sabato sera è già cominciato, è tempo di decollare e la musica batte più forte delle nostre voci".

La musica e le luci stesse hanno un analogo effetto di amplificazione e di modificazione dei comportamenti a livello profondo. Gli stimoli acustici di frequenza 1- 3 cicli / secondo e la musica selezionata sono in grado di favorire la produzione delle endorfine, (sostanze che riducono la percezione del dolore e potenziano la percezione del piacere) però la musica associata a luci stroboscopiche, è un indubbio fattore di rischio nei confronti della vigilanza e dell'attenzione.
La musica, così come la cultura techno, è caratterizzata da uno stile proprio ed originale. I giovani nati nel segno di pressioni ed incertezze sociali ed economiche, sentono il bisogno di trovare nuovi modi di esprimere i propri sentimenti e i propri stati d'animo. Il processo di modernizzazione ha creato nelle società occidentali nuove libertà che svincolano i singoli dagli schemi di riferimento.

La cultura techno è una nuova filosofia della vita e del tempo, filosofia che è legata alla ricerca di un nuovo approccio nei confronti della tecnologia e alla creazione di nuove realtà esistenziali, si fa però strada anche la consapevolezza di pericoli legati all'isolamento, alla dipendenza, alla massificazione e alla mercificazione indotti da questa nuova moda.
Le nuove droghe hanno una buona immagine, sono attivanti, sono un prodotto pulito della chimica e non pongono il pericolo delle infezioni.
Nel contesto socioculturale attuale le nuove droghe sono un prodotto coerente con l'esigenza di essere sempre attivi, perciò il loro consumo non è sentito inadeguato come lo è stato il consumo dell'eroina. Non è infatti infrequente sentire un genitore che minimizza l'uso di ecstasy del figlio ritenendolo un modo come un altro di essere ragazzo oggi.

Gianluca cioè problemi zero. O quasi. Figlio unico, mamma in pensione, papà operaio. Solida famiglia toscana. Gianluca lavora, fa il tappezziere, è assolutamente fuori dai canoni classici di qualsiasi forma di tossicodipendenza. L'abuso di happy pills gli ha fatto uno scherzo niente male.
Gianluca non ha dormito per tre mesi di fila, neppure un'ora. Ha iniziato ad abusare di pillole dopo il militare, in discoteca insieme al gruppo di amici abituali. Descrive l'effetto delle "cale" come un paradisiaco sogno: potenza muscolare, capacità seduttiva, armonia del corpo con la musica, sensazione di potere illimitato, eppure qualcosa non ha funzionato ed il miracolo chimico è capitolato in una notte di maggio. Tornato a casa una sera come tante altre, dopo la discoteca si è messo a letto senza chiudere occhio, e così la sera dopo e quella dopo ancora. Solo all'esasperazione è riuscito a trovare il coraggio di confidare al suo medico di famiglia che faceva uso di pillole. "Avevo toccato il fondo, racconta Gianluca, al lavoro mi muovevo come uno zombi ed avevo dolori persistenti alle braccia e alle gambe, era una situazione insostenibile che non riuscivo a contenere neppure con gli ansiolitici". Oggi sto bene e quando posso racconto volentieri la mia esperienza. Neanche i miei amici, prima di avermi visto stare così male, pensavano che "calare" potesse essere pericoloso.

L'eccitazione che deriva dall'ingestione di una "chicca" così come definita in gergo, è paragonabile all'eccitazione del gioco d'azzardo o della roulette russa, la tensione psicologica che precede l'effetto chimico della pastiglia è forte almeno quanto il suo principio attivo stesso.
Non si tratta di tentativi di suicidio mascherati. Si tratta di giochi ad altissimo rischio per riceverne fortissimi brividi e per godersi il ritrovamento di se stesso sano e salvo quando è finito il pericolo: la cultura dell'estremo crea una solida base al consumo delle nuove droghe favorendo la realizzazione di imprese personali "memorabili".
Le nuove droghe rendono efficienti, prestanti, disinibiti, eccitati,
requisiti che aiutano a divertirsi, specialmente se le stesse emozioni sono vissute dalle altre persone con cui si è in relazione.
C'è il massimo sfruttamento del tempo libero. L'ecstasy è utilizzata in modo compatibile ai momenti di divertimento.
Gli effetti sopra descritti e le modalità d'uso compatibile hanno contribuito al fascino di queste nuove droghe utilizzate in combinazione con alcol, cannabis, allucinogeni ed eroina. L'assunzione combinata (poliabuso) di più droghe è quindi favorita poiché una droga viene assunta per contrastare o amplificare l'effetto di un'altra. L'eroina viene assunta per antagonizzare l'eccitazione derivante dall'uso di amfetamine e derivati dalle stesse così come le bevande alcoliche usate per accentuare l'effetto delle "chicche".

Gli effetti delle amfetamine e dei suoi derivati si oppongono in un certo senso alla solitudine del tessuto sociale creando una sensazione di comunione, appartenenza, condivisione.

Empathy, ecstasy, estasi
Dal nome originale delle pastiglie a base di Mdma "empathy" a quello attuale "ecstasy" c'è qualcosa di più di un cambio di sillabe. E' implicato un richiamo alle radici della cultura delle droghe che, alimentando la ricerca dell'estasi, aprono una via illusoria verso l'onnipotenza e l'immortalità. Lapsus o abile scelta di mercato?

 


NUOVE DROGHE E ALCOL: UN CONTINUUM FRA STORIA PASSATA E PRESENTE
Nella cultura greca Dioniso è l'estasi e cioè "il superamento della condizione umana, la scoperta della liberazione totale, il raggiungimento di una libertà e di una spontaneità inaccessibili ai mortali". (Eliade)
Il vino era per i greci la bevanda della "immortalità" che permetteva la trasgressione ed il superamento del limite socialmente condiviso. Analogamente all'inizio del nostro secolo la filosofia parlava del vino ancora negli stessi termini (ebbrezza e trascendenza).

Il simposio è il luogo dove ogni forma di comportamento, trasgressivo o meno, può essere concepito e previsto. Esplorare oltre alla soglia di ciò che è ragionevole e normale può essere rischioso: esiste il pericolo del naufragio.

Ogni epoca ha avuto i propri dei e il loro crollo portando costantemente alla ricerca del sacro. I comportamenti dei giovani d'oggi sottolineano la ciclicità di questa verità storica. C'è nei giovani un'esigenza di sacralità e di mistero che genera paura e fascino. A questa esigenza risponde la discoteca che è una cattedrale anche se non ideale. Il sacro è un bisogno che si esprime col rito. Da qui la ritualità della discoteca: preparazione, travestimento, ballo, musica, ecc.

Marcella 24 anni parrucchiera. Il suo fine settimana è un nostop passando da un locale all'altro. "Io amo la discoteca e tutto quello che ci sta dentro, pasticche comprese" ci dice. "E' vero che probabilmente ci alimentiamo di un'illusione ma per molti di noi lo sballo è la cosa migliore che capita in tutta la settimana. Ti potrei dire che ti senti un po' come cenerentola. Vivi una trasformazione che è difficile a spiegarsi, diventi la regina della sera e non tanto perché gli altri ti guardano ma perché tu ti senti importante. Ne ho viste di persone stare male dopo aver calato ma credo che avessero fatto dei miscugli caserecci, ci sono sempre quelli che esagerano." Marcella è solo una delle tante ragazze che stasera fra le mille luci psichedeliche si sentono regine ma fra poco è lunedì e l'abito bello, e la magia svaniranno. Alla realtà non si sfugge per più di poche ore, e poi quella di cenerentola è solo una fiaba.


I GENITORI DI FRONTE ALLA "METAMORFOSI" DEI FIGLI

I genitori spesso si lamentano per la superficialità e la difficoltà dei propri figli a pianificare il proprio futuro. A volte le nuove generazioni sono guidate da padri scarsamente consistenti ed educatori non sempre coerenti che si misurano con un mondo che pensa solo a domani mattina. Sarebbe auspicabile una trasformazione sociale che ponesse al centro una famiglia "viva" composta da eroi quotidiani a casa propria. Padri, madri e giovani che generino una modalità di relazione gratificante ed escludente metamorfosi rapide come quelle conseguenti l'uso di sostanze .
Il disagio giovanile può risolversi in una crescita o in un blocco patologico.
Le metamorfosi conseguenti all'uso delle sostanze o "sballo" sono funzionali al superamento del disagio patologico che diventa paura, fuga, depressione, violenza.
A queste dinamiche rispondono spesso i genitori con comportamenti equivalenti che creano un abbraccio mortale intergenerazionale che porta alla reciproca distruzione.
I giovani di questa generazione sono fragili, caratterizzati dalla mancanza assoluta di principi. Lo si vede bene perché mancano del senso del limite, credono sia possibile far tutto e sempre. Mancano del senso della storia ma anche della propria storia personale, per loro non esistono principi morali poetici o meglio esiste l'etica della circostanza: puoi sempre fare tutto dipende da come e quando. Tutto questo non nasce dal nulla ma da un humus creato dalle generazioni precedenti. L'interesse al successo, alla corsa affannosa alle conquiste dei genitori ha creato degli anatroccoli desiderosi di metamorfosi suicida nel presente.
Le amfetamine e i derivati sono state chiamate anche "droghe ricreazionali". Averle così denominate ha dato loro una connotazione di leggerezza. Il messaggio ricreazionale è però subdolo ed ha bisogno di argomenti forti per essere scalzato. La ricreazione, non solo nell'adolescenza, ma in qualsiasi età della vita di ognuno, viene cercata per rigenerarsi dalla fatica, per mettersi nelle condizioni di ritrovare se stessi, per divenire creativi e per ritrovare l'altra parte di sé.

L'assunzione di ecstasy e delle altre sostanze è invece una scappatoia per raggiungere un illusorio benessere e felicità. Comprare ecstasy per ottenere estasi significa vendere ai giovani un'illusione a basso prezzo. In questo nostro tempo che è il tempo delle comunicazioni di massa, degli scambi per fasci di luce e delle relazioni virtuali, lo sbocco verso forme di finta ecstasy può portare a lungo andare verso la morte fisica (danni cerebrali irreversibili) e psichica (perdita del ruolo sociale e restringimento in un mondo allucinatorio).

Paola 16 anni e tanta voglia di trasgressione. "La routine mi sembrava massacrante ed ero stufa di essere vecchia", così quando Maurizio le ha proposto un viaggio con l' LSD non ci ha pensato due volte e l'ha seguito. "Ho preso un mezzo francobollo, un Panoramix, il più forte della piazza. Dopo due ore, il mio cuore ha iniziato a battere all'impazzata, temevo uscisse dal petto, e poi le luci bianchissime come gocce mi colpivano a flash dentro e fuori. E' inspiegabile cosa ho provato. Le mie mani si allungavano come fossero elastiche e il mio viso visto allo specchio era deformato e non riuscivo a controllarne i movimenti. Dopo questa esperienza non ho più preso pasticche, avevo il terrore che queste sensazioni potessero tornare ed ogni volta mi dicevo: chissà se riuscirò ad essere mai normale come prima. Mi sono confidata con una compagna di scuola che mi ha portata a casa sua e mi ha fatto parlare con sua madre che è medico. Mi è servito soprattutto sapere qual è l'effetto chimico dell'acido e delle amfetamine sulle cellule del cervello, non ne sapevo niente e per fortuna dico adesso perché solo a pensare cosa ho rischiato mi viene la pelle d'oca…"

La cultura di ognuno di noi è influenzata e plasmata dall'ambiente. Un'analisi sociologica ci porta a dire che il declino della modernità, con i processi di frantumazione e di scomposizione del territorio, ha ridotto gli spazi di protezione sia all'interno della famiglia nucleare, sia nella famiglia allargata come anche nel quartiere fino al comune e alle grandi metropoli.
Un tempo la giungla era al di là del villaggio, poi la società complessa e minacciosa è apparsa appena fuori "dalle mura" della comunità, dei vicini e della famiglia. I giovani oggi sono cuccioli smarriti costretti a vivere nella foresta senza avere strumenti per riconoscere e difendersi dalle insidie. Un anonimo dice "la vita ti dà quello che ti serve, se invece pensi che non ti serve incominci a combattere con la vita e la vita non ti dà più niente".
La comunità oggi si presenta misteriosa generatrice di differenza fino alla porta di casa, senza che questo riesca a fornire il rassicurante calore della protezione, dell'appartenenza, dell'identità. I giovani sono costretti a vivere e a crescere per diventare adulti spesso senza guida, senza armi culturali, senza poter godere di luoghi di riposo e di ristoro, appunto i luoghi della ricreazione.
Il compito degli adulti, è quello di dotare i giovani di conoscenze, di abilità, di competenze psicologiche adatte al superamento delle difficoltà della vita di tutti i giorni. E' necessario muoversi verso una strategia di promozione della salute che privilegi la componente affettiva delle relazioni.
Questo processo dovrebbe coinvolgere anche la scuola, le altre agenzie educative e le istituzioni pubbliche. Questo è un punto sul quale è necessario insistere perché, ad esempio, anche la scuola e le grandi istituzioni sono "templi del verbale" dove la relazione affettiva viene trascurata o addirittura eliminata per evitare conflittualità che non si è in grado di gestire. Si potrebbe dire che la tendenza è "tener lontano qualcuno o qualcosa che appartiene alle nostre fantasie ma con cui abbiamo paura di confrontarci". Non è questo un segno di violenza?! Per andare contro tendenza è necessario un programma che abbia l'obiettivo di coinvolgere i giovani direttamente nella campagna di informazione, di prevenzione e di solidarietà.
Vi è molta necessità di informazione alle famiglie ma anche ai ragazzi che spesso sono all'oscuro degli effetti psicofisici delle sostanze: l'unico messaggio che sembra recepito è che l'eroina equivale a morte. Come si intende interagire con il primo mondo di socializzazione che è la scuola? Come si intende affiancare la figura genitoriale ed educativa dell'insegnante? Come si intendono attivare servizi di trattamento integrati fra loro, alla pari, con un atteggiamento di confronto costruttivo? Perciò abbiamo ritenuto necessario, come Comunità terapeutica, divulgare le nostre considerazioni a tal proposito anche in considerazione della non completa veridicità di un messaggio molto diffuso: solo l'eroina equivale a morte, le altre droghe sono "leggere" e "ricreazionali" cioè un optional del divertimento.

 

   
   
             

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