Parte prima

ARTICOLAZIONE DEI CONTENUTI

 

La sessualità nel contesto culturale

Il campo della sessualità è uno degli ambiti in cui si è manifestato nel modo più radicale il cambiamento tipico del nostro tempo. Gli studi scientifici antropologici, psicologici e sociologici hanno fatto scoprire il mondo ricco e complesso della sessualità umana fino a quel momento nascosti o sconosciuti. Il modo tradizionale di concepire la sessualità era privo si scientificità e abbastanza omogeneo all’interno delle varie culture: ne accentuava il carattere procreativo e la dimensione sociale, e, in generale, esprimeva un concetto abbastanza riduttivo e diffidente nei confronti della sessualità umana. La cultura attuale modifica tale concezione. La sessualità viene vissuta come un fatto privato, non orientato alla procreazione, ma all’espressione della libertà personale, alla relazione amorosa e alla ricerca dell’autorealizzazione; spesso limitata al piacere, viene di frequente sfruttata socialmente e banalizzata. È importante constatare il senso del cambiamento: la sessualità non è più intesa come un mondo carico di sospetto, circondato di silenzio e di repressione, ma come un aspetto buono e positivo della vita. Ne viene evidenziato il carattere di relazione interpersonale in un contesto abbastanza pluralista e all’interno di una concezione privatistica dell’esistenza.

Questa nuova mentalità, nella quale è certamente possibile trovare alcuni aspetti interessanti, ha posto una sfida alla comunità dei credenti. A volte si ha l’impressione di procedere a tentoni, senza più quei confini che definivano in modo preciso cosa è giusto e cosa non lo è. Molti coniugi vivono con inquietudine la diversità tra la loro esperienza in campo sessuale e i nuovi comportamenti dei loro figli. I fidanzati che incontriamo nei corsi e negli itinerari sono figli di questa mentalità, che riconosce come norma di comportamento la combinazione dei due principi della spontaneità e dell’accordo comune. Una mentalità che non riesce a comprendere una normativa esterna, né che venga richiesta una spiegazione alla spontanea attività sessuale dell’individuo, ma che anzi esige una spiegazione per tutto ciò che una norma etica intende proporre.

Cercheremo pertanto di addentrarci in questa tematica ponendoci questa domanda: qual è il modo di concepire, dal punto di vista umano e cristiano, la sessualità in generale e, in particolare, la sessualità della coppia?

 

 

Lo sviluppo della sessualità verso un progetto di vita

Anche se la dimensione sessuale emerge prepotentemente solo nella fase puberale, e lo sviluppo fisico si realizza nel giro di pochi anni, la sessualità segna profondamente tutta la persona e tutto l’arco dell’esistenza.

Qualunque cellula del nostro corpo porta in sé il marchio genetico del nostro essere maschio o femmina: non possiamo dire semplicemente che "abbiamo dei genitali", ma piuttosto che "siamo sessuati". La sessualità è dunque la dimensione che ci qualifica come persone, e come esseri fatti per la relazione. Nella persona possiamo riconoscere diversi livelli, sempre correlati fra loro, ed in essi inquadrare anche la sessualità. In primo luogo il livello fisico-genitale, dove si situano l’attrazione genitale, gli impulsi e le reazioni spontanee del comportamento sessuale. Un secondo livello è quello della sensibilità, dell’affettività, dell’erotismo. Infine il terzo livello è quello dell’"io" cosciente di se stesso, capace di conoscere, di amare e di entrare in relazione con gli altri, riconoscendoli come persone; qui si dà l’orientamento alla propria esistenza. Lo sviluppo della sessualità nell’adolescenza percorre queste tappe non senza tensioni e difficoltà, come tutti noi sappiamo, e la meta, sempre davanti a noi, è l’integrazione matura e responsabile di queste componenti in un progetto di vita centrato sull’amore. In questo percorso, e ancor più sull’idea profonda che ciascuno di noi ha della sessualità, ha influito il clima familiare, con le cose dette ma ancor più coi silenzi, le proibizioni, le paure, il tipo di relazione maschio-femmina che si svolgeva sotto i nostri occhi, la nostra relazione con il padre e con la madre... Infine la nostra sessualità si costruisce sulle esperienze, positive e negative, della nostra vita.

 

La sessualità nella relazione di coppia

Passando a considerare la sessualità della coppia, emerge subito un bisogno di concretezza. Non possiamo affrontare questo tema con i fidanzati limitandoci alla ricerca del significato e dell’etica, che possono essere percepiti come lontani dalla vita intima della coppia, fatta di gesti ben concreti e di difficoltà non risolvibili con dichiarazioni di principio.

I giovani che incontriamo nei corsi e negli itinerari devono percepire nella comunità ecclesiale un’attenzione concreta alle problematiche pratiche della vita sessuale, e la possibilità di trovare aiuto in caso di difficoltà, o andranno altrove... col rischio di perdere di vista la pienezza delle dimensioni della sessualità a favore di tecniche vuote.

È necessario quindi fornire alcune semplici informazioni per vivere bene l’intimità sessuale nella relazione di coppia.

Il primo elemento da riconoscere è la differenza. Siamo diversi, maschi e femmine, non solo sul piano anatomico, ma anche, e profondamente, nel rapporto con la nostra sessualità. Pensiamo all’esperienza che segna l’avvenuto sviluppo nei due sessi: per il maschio, le prime eiaculazioni, con la carica di piacere che comportano; per la ragazza, la mestruazione, fonte di disagio e talvolta anche di dolore, segnata da tabù ancora presenti nella nostra epoca, esperienza che richiede spesso anni per essere accolta come segno positivo. Inoltre l’atto sessuale è per la donna più carico di significati, primo fra tutti quello riproduttivo, che il maschio giovane spesso non tiene presente. Solo da questi accenni possiamo comprendere le diverse risonanze che l’intimità sessuale suscita nell’uomo e nella donna: semplificando, potremmo dire che nell’uno c’è più immediatezza, più istinto, più "concretezza", nell’altra più attenzione alle sfumature, più coinvolgimento affettivo, più bisogno di sentire il partner vicino e fedele... Per usare una frase espressiva, "l’uomo arriva all’amore attraverso i sensi, la donna arriva ai sensi attraverso l’amore".

La rapidità delle reazioni fisiche è molto diversa nei due sessi. Nell’uomo, l’erezione del pene si verifica immediatamente al risveglio del desiderio; il riflesso orgasmico può prodursi molto velocemente, e il ritorno alla fase di riposo è altrettanto rapida. Nella donna le modificazioni dei genitali che preparano il coito esigono spesso un tempo prolungato per prodursi, e la mancanza di attenzione da parte dell’uomo può essere un grande ostacolo. L’orgasmo è spesso condizionato dalla durata del rapporto e quindi dalla capacità dell’uomo di saper rallentare i propri riflessi. Anche la fase di risoluzione è molto più lenta.

La coppia che ignora queste differenze avrà grossi problemi nel trovare l’armonia sessuale. Gli influssi della mentalità attuale si fanno sentire sotto forma di "miti", spesso inconsapevoli, che vanno riconosciuti e smascherati per non lasciarsene condizionare. Ad esempio "ogni buona relazione sessuale finisce con l’orgasmo" oppure "il sesso deve essere spontaneo" si scontrano con la concretezza della vita di coppia, e la ricerca spasmodica del piacere come segno di riuscita sessuale è alla base della più frequente patologia riscontrata dai sessuologi: la perdita del desiderio.

Altro elemento fondamentale, e spesso trascurato, è il dialogo. È necessario parlarsi anche su questi argomenti, esprimere i propri desideri, paure, turbamenti, aspettative. È necessario ascoltare l’altro, non avere fretta, ricordarsi che il rapporto è preparato dalle attenzioni e dai gesti d’affetto di tutta la giornata. Potremmo dire che il rapporto sessuale richiede una preparazione remota, fatta di corteggiamento (attenzione, per i maschi, a non farlo solo finalizzato al sesso: la donna se ne accorge e si sente "usata"!), di riconoscimento e rispetto di eventuali difficoltà di salute ecc.

Attenzione va data alla pulizia del proprio corpo, cercando di essere gradevoli per il partner (sembrano cose ovvie...).

L’armonia sessuale è un cammino, non è frutto di tecniche ma di amore, rispetto, attenzione all’altro, dialogo aperto e sincero; nei casi in cui si dovessero manifestare difficoltà serie (vere disfunzioni sessuali), la cosa migliore è cercare l’aiuto di una persona esperta, senza falsi pudori e paure.

Infine, proprio i gesti fisici dell’unione sessuale ne esprimono il significato, come in un linguaggio del corpo che possiamo leggere in controluce. Le modificazioni degli organi genitali durante il rapporto "dicono" apertura alla relazione, all’accoglienza incondizionata dell’altro, esprimono in modo simbolico ed efficace la condivisione totale, il dono di sé senza riserve, per sempre, la pregnanza di novità e di vita che è sempre frutto dell’amore, e la gioia che ne consegue. La relazione sessuale genitale è la massima espressione dell’intimità: manifesta un amore pieno, totale, definitivo, fecondo. Purché questo amore si esprima anche negli altri ambiti della vita, per non far "dire" al corpo una menzogna...

 

 

La sessualità nel fidanzamento

Il cammino del fidanzamento implica una componente ineliminabile di intimità fisica. Alcuni "gesti" fisici però sono convenienti al progredire del dialogo e dell’avvicinamento tra due fidanzati, altri risultano inadeguati alla situazione che i due stanno vivendo, sia per eccesso che per difetto.

I rapporti pre-matrimoniali sono una prassi assai diffusa, anche se non sempre giungono a una relazione genitale completa, talvolta evitata più per paura o patologia, ma sostituita da intimità sessuali di altro tipo. Ci sono anche coppie che decidono, all’interno di un cammino di fede, spesso "accompagnate" da figure di riferimento, di vivere il fidanzamento riservando i gesti tipici della coniugalità a dopo il matrimonio, e questo non senza fatica.

Spesso i fidanzati giustificano i rapporti pre-matrimoniali con la necessità di conoscersi e di armonizzarsi in vista di una unione definitiva veramente consapevole e stabile.

L’attuale fragilità della coppia e del vincolo matrimoniale dimostrano in realtà (per ammissione delle stesse coppie) che proprio le convivenze sessuali prima del matrimonio rendono difficile la verifica della relazione, per una sorta di "annebbiamento" causato dal coinvolgimento fisico, che rende difficoltoso il cammino della conoscenza, dell’accettazione e dell’amore.

Anche l’esperienza clinica dei sessuologi insegna che le difficoltà sessuali possono essere efficacemente curate solo quando la coppia vive in un contesto di stabilità e di definitività (tipiche del matrimonio) e la terapia prevede il recupero dei gesti non coitali dell’intimità sessuale.

Questo approccio mostra che, a livello simbolico, non può essere "bypassato" il tempo del fidanzamento come "promessa", e che la relazione genitale è corretta (anche soltanto dal punto di vista umano, prescindendo dalle connotazioni morali) quando esprime una conoscenza, una fiducia e un amore reciproco totali, definitivi, caratteristici di persone che hanno già assunto un progetto comune di vita, in cui trova posto anche l’apertura alla procreazione. Fino al momento in cui questo progetto non è stato assunto in maniera definitiva, è indispensabile che ambedue i fidanzati mantengano la necessaria libertà vicendevole: una volta che due persone hanno fatto l’amore in maniera piena e vera, non sono più come prima, ma hanno creato un legame che è incompatibile con la libertà di cambiare rotta.

Per i credenti poi l’attendere il matrimonio per dirsi totalmente l’amore trova anche un’altra motivazione convincente: la celebrazione sacramentale non è semplicemente un atto burocratico che rende pubblico quello che era già presente sostanzialmente nella vicenda personale. Il sacramento opera una "trasformazione" della relazione di coppia, rendendola segno e strumento efficace dell’Amore di Dio, non soltanto per mezzo del consenso degli sposi ma anche per l’invocazione dello Spirito. La celebrazione sacramentale quindi determina una condizione nuova sia per la coppia che di fronte alla comunità: una condizione di pienezza e di "verità" accompagnata dalla grazia sacramentale.

Spesso accade che la coppia in realtà arriva ad una decisione definitiva, ma senza poter attuare il passo del matrimonio per impedimenti esterni: non si trova la casa, non si è ancora completato l’iter degli studi, non c’è ancora un lavoro, ecc. Da una parte queste coppie vanno aiutate a capire che la pienezza di comunione e di vita ha senso solo all’interno del matrimonio e che la decisione di sposarsi non è soltanto un fatto privato ma ha delle implicazioni pubbliche, sociali ed ecclesiali.

D’altra parte non va nemmeno accettata supinamente la mentalità corrente per la quale ci si può sposare soltanto quando si ha tutto: casa in proprietà, arredamento completo, professione, ecc. La coppia, compatibilmente con il minimo indispensabile per una dignitosa vita familiare, deve individuare quale è il momento giusto di sposarsi: quando è matura la relazione e quando è serena la decisione di accogliersi totalmente e definitivamente. L’attendere oltre non fa bene all’amore e mette la coppia in una condizione di non potersi ancora esprimere con i gesti adeguati, totalmente e serenamente, un amore che in realtà è già maturo e ha le sue esigenze.

 

 

Sessualità e amore nella Parola di Dio

Nonostante i radicali mutamenti culturali e la caduta dei tabù, la sessualità è ancora vissuta da molti oggi come una "cosa sporca", e nella coscienza di molti credenti come una realtà al di fuori del disegno di Dio.

Nel presentare il messaggio cristiano sulla sessualità e sull'amore occorre quindi partire non dalle "regole", dalla morale, bensì dalla fonte dell'amore, dalla sua origine: il "lieto annuncio" biblico, che è la prima "rivelazione dell'Amore". La fonte biblica rimane fondamentale; solo partendo da essa si può poi comprendere anche l'insegnamento del Magistero, il quale interpreta ed esprime la crescita e il cammino della Chiesa nella sua comprensione del mistero dell'amore.

Il testo base per comprendere la rivelazione dell'amore è la Genesi. In essa l'amore è presentato in modo indipendente dalla fede: l'amore è una realtà universale, accessibile e comprensibile a chiunque. Ma la Bibbia ci rivela nel contempo che all'origine dell'amore vi è Dio:

    "Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò" (Gn. 1,27).

Il fatto che anche Gesù si riferisca a questo testo indica la sua fondamentale importanza:

    "In principio (non è solo il principio cronologico, è anche il mio principio) Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò, per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre (il vincolo amoroso è più forte di quello del sangue) e si unirà alla sua donna e i due saranno una carne sola" (Mt 19,4-6)

Anche Paolo riprende questo stesso testo aggiungendo:

    "Questo mistero è grande, lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa" (Ef.5,32)

Dio crea l'uomo e la donna come due esseri che sentono il richiamo della reciprocità:

    "Non è bene che l'uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli sia simile" (Gn. 2,18)

In questo sta l'immagine di Dio, nel bisogno di mettersi in relazione (Dio stesso è Trinità, cioè relazione d'amore tra più persone). L'uomo e la donna realizzano questa natura profonda, che ha le sue radici in Dio, soprattutto attraverso la relazione di coppia.

L'annuncio biblico sull'amore umano è dunque profondamente positivo:

    "Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona" (Gn. 1,31)

    "Ora tutti e due erano nudi, l'uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna" (Gn. 2,25).

Ma la realtà umana è segnata dal peccato, dal gesto con cui l'uomo ha liberamente cercato la propria realizzazione al di fuori del progetto di Dio. Anche la sessualità ne reca il segno: da occasione di realizzazione, da espressione della "somiglianza" con Dio, il rapporto tra uomo e donna può diventare strumento di egoismo, sopraffazione e violenza.

    "Si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi" (la nudità nella bibbia è soprattutto la coscienza di essere limitati, poveri, mortali) (Gn. 3,7).

L'amore dunque è una realtà che l'uomo e la donna portano in sé dall'origine, ma essi devono continuamente "liberare" quest'amore dal rischio che esso diventi strumento di egoismo.

Anche la storia di Israele si può leggere come una storia d'amore e di fedeltà: Dio ama il suo popolo come uno sposo lo sua sposa. Il tema dell'amore tra l'uomo e la donna è presente in tutta la Bibbia. Il fatto che esso diventi spesso un simbolo per esprimere il rapporto tra Dio ed il suo popolo nella storia della salvezza dimostra ulteriormente, accanto al racconto della Genesi, la profonda "positività" della sessualità dentro il disegno di Dio. Basti accennare soltanto al Cantico dei Cantici, al libro del profeta Osea, al profeta Isaia in molti passi (ad esempio Is. 62,5).

Per ulteriori spunti cfr. la dispensa di don Piero Rattin La persona e la coppia nel piano di Dio (Ed. Centro Famiglia – Trento 1991) e la dispensa di don Lorenzo Zani Il lieto annuncio di Dio sull’amore umano (Ed. Centro Famiglia – Trento 1998).

 

 

 

Sessualità e amore nella dottrina della Chiesa

Gli interventi della Chiesa sui temi dell'amore e della sessualità sono comprensibili soltanto se poniamo come premessa il "Lieto annuncio" biblico sull'amore che essa anzitutto proclama.

A livello di coscienza generale, l'atteggiamento è molto maturato soprattutto a partire dal Concilio Vaticano II. Dalla visione di una sessualità "concessa" per incanalare l'istinto si è passati a considerare la sessualità come vero dono e ricchezza, dalla dimensione procreativa della sessualità si è passati ad apprezzare e valorizzare anche quella unitiva.

I principali documenti conciliari che toccano il tema dell'amore e della sessualità sono la Lumen Gentium e la Gaudium et Spes.

    "I coniugi e i genitori cristiani, seguendo la loro propria via, devono sostenersi a vicenda nella fedeltà dell'amore con l'aiuto della grazia per tutta la vita" (Lumen Gentium n.41).

    "Anche molti nostri contemporanei annettono un grande valore al vero amore tra marito e moglie, che si manifesta in espressioni diverse a seconda dei sani costumi dei popoli e dei tempi. Proprio perché atto eminentemente umano, essendo diretto da persona a persona con un sentimento che nasce dalla volontà, quell'amore abbraccia il bene di tutta la persona; perciò ha la possibilità di arricchire di particolare dignità le espressioni del corpo e della vita psichica e di nobilitarle come elementi speciali dell'amicizia coniugale. Il Signore ha voluto sanare, perfezionare ed elevare questo amore con uno speciale dono di grazia e carità. Questo amore, unendo insieme valori umani e divini, conduce gli sposi al libero e mutuo dono di sé stessi, che si esprime con sentimenti e gesti di tenerezza e pervade tutta quanta la vita dei coniugi; anzi, diventa più perfetto e cresce mediante il generoso suo esercizio. È ben superiore perciò alla pura attrattiva erotica che, egoisticamente coltivata, presto e miseramente svanisce. Questo amore è espresso e sviluppato in maniera tutta particolare nell'esercizio degli atti che sono propri del matrimonio. Ne consegue che gli atti con i quali i coniugi si uniscono in casta intimità sono onesti e degni; compiuti in modo veramente umano, favoriscono la mutua donazione che essi significano ed arricchiscono vicendevolmente nella gioia e nella gratitudine gli sposi stessi" (Gaudium et Spes n.49).

Dopo il Concilio un'enciclica, la Familiaris Consortio (1981), è stata interamente dedicata al tema della famiglia. A proposito del tema della sessualità, così si esprime:

    "La sessualità, mediante la quale l’uomo e la donna si donano l’uno all'altra con gli atti propri ed esclusivi degli sposi, non è affatto qualcosa di puramente biologico, ma riguarda l'intimo nucleo della persona umana come tale. Essa si realizza in modo veramente umano solo se è parte integrale dell'amore con cui l'uomo e la donna si impegnano totalmente l'uno verso l'altra fino alla morte" (Familiaris Consortio n. 11).

Anche il Direttorio di pastorale familiare per la Chiesa in Italia (1993) affronta il tema dell'amore e della sessualità:

    "L'amore è la fondamentale e nativa vocazione di ogni essere umano. la vita dell'uomo ha senso solo nell'amore: egli non può vivere senza amore. Egli rimane per sé stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene rivelato l'amore, se non si incontra con l'amore, se non lo sperimenta e non lo fa proprio" (n. 23).

    "Ogni uomo e ogni donna è chiamato a vivere l'amore come totalità unificata di spirito e corpo, di cui la sessualità è parte integrante. Essa, che è una ricchezza di tutta la persona, oltre a determinare l'identità personale di ciascuno, rivela come ogni donna e ogni uomo, nella loro diversità e complementarietà, siano fatti per la comunione e la donazione la sessualità infatti dice come la persona umana sia intrinsecamente caratterizzata dall'apertura all'altro e solo nel rapporto e nella comunione con l'altro trovi la verità di sé stessa" (n. 26).

Il matrimonio in Cristo, con tutta la forza espressiva della sessualità, è dunque via alla santità e non fa da contraltare alla castità per il Regno, ma anzi ambedue le vocazioni illuminano reciprocamente il loro orizzonte di senso.