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Anzitutto la prevenzione Obiettivi e stile della risposta
al disagio Le risposte
attuali al disagio Proposte
per la comunità cristiana Un
intelligente investimento di risorse
Anzitutto
la prevenzione
Possiamo distinguere due tipi di prevenzione:
1. Una prevenzione che sia in grado di evitare linsorgere
dei motivi che portano a incrinare la relazione di coppia.
Qui si presenta un campo vasto, tipicamente educativo,
che esige di valorizzare quanto la Commissione diocesana Famiglia
ha offerto negli anni scorsi alla Diocesi sui temi della preparazione
al matrimonio e della formazione permanente degli sposi e dei
genitori. La Commissione ha formulato delle proposte per la comunità
cristiana, su alcune delle quali vale la pena ampliare la ricerca
e condurre una sperimentazione:
* Considerando la "crisi" unesperienza
necessaria, che può essere costruttiva nel divenire dialettico
della coppia, è importante promuovere una mentalità
positiva nei confronti di una sana conflittualità.
A tal fine però si deve mettere in atto una specifica
formazione dei fidanzati e degli sposi.
* Nel percorso educativo della fanciullezza, delladolescenza
e della prima giovinezza, è importante educare ad essere
prima di tutto uomini e donne in relazione: la relazione esige
ascolto, attenzione alla persona, accoglienza, gusto della comunicazione,
ma esige anche sacrificio, rinuncia, dono di sè. Educare
alla relazione significa quindi "educare allalterità":
cioè educare alla differenza, alla tolleranza, al rispetto,
alla ricchezza dellincontro tra diversi.
Occorrerebbe investire di più in persone e risorse
economiche, in ambito civile e in ambito ecclesiale, per una
"educazione sentimentale" delle nuove generazioni:
iniziative in cui ragazzi e ragazze vengano aiutati ad elaborare
capacità di rapporto, a confrontarsi e riflettere sulle
dinamiche dei sentimenti, dei conflitti, mettendo anche in conto
che ogni unione porta in sé, anche se non desiderato,
il rischio della crisi.
Per questa formazione è importante preparare educatori
qualificati (per esempio i catechisti e gli animatori di gruppi
di adolescenti e di giovani), anche avvalendosi della competenza
di strutture adeguate come il Consultorio UCIPEM.
* La preparazione al matrimonio avrà come
obiettivo una migliore comprensione del sacramento e delle motivazioni
di fondo per una maggiore consapevolezza nel celebrarlo, ma dovrà
puntare anche sulla formazione umana dei fidanzati in vista di
quella maturità che mette due persone adulte in condizione
di accogliersi nella diversità, di rispettarsi e di crescere
in una relazione liberante che sa valorizzare anche i conflitti
della vita quotidiana come occasioni di rafforzamento dellunità
di coppia. La formazione dei fidanzati si preoccuperà
anche di evitare il rischio di enfatizzare e idealizzare la vita
di coppia o di creare delle attese che poi non possono trovare
risposta nella vita concreta di una famiglia; si cercherà
di aiutare i fidanzati anche a prevedere e a prevenire realisticamente
le difficoltà comuni che ogni coppia incontra già
dai primi anni di matrimonio.
A proposito del tema della indissolubilità del matrimonio,
si ritiene importante aiutare i fidanzati a riconoscerla non
soltanto come legge del Vangelo e della Chiesa, ma piuttosto
come conseguenza della natura stessa dellamore umano che
si percepisce come eterno ("ti voglio bene per sempre"),
e come esigenza dellamore vissuto come sacramento dellamore
di Dio ed espressione concreta del rapporto Cristo-Chiesa.
* Promuovere i gruppi-famiglia come occasione di
formazione permanente e di autoeducazione della coppia, ma anche
come luogo di crescita e di diffusione della relazionalità
(meglio: della comunione) nellintera comunità; questo
favorirebbe il superamento di situazioni di isolamento in cui
maturano di preferenza le crisi di coppia; inoltre il maturare
di una competenza relazionale nel gruppo farebbe crescere nei
suoi membri la capacità di intuire le crisi sommerse e
di portarvi tempestivamente aiuto.
* Proporre incontri di formazione per sposi e genitori
nelle varie fasi della loro storia: nei primi anni di matrimonio,
in preparazione alla nascita di un figlio, quando i figli sono
adolescenti, quando i figli "lasciano il nido", ecc.
* Promuovere una pastorale parrocchiale più attenta
alle famiglie, anche a quelle non praticanti, e coinvolgere di
più le famiglie come protagoniste della vita comunitaria.
* Preoccuparsi di creare in tante forme reti accoglienti
e solidali, capaci di togliere le famiglie dallisolamento
e di rispondere al bisogno relazionale; a questa esigenza rispondono
bene non solo le iniziative tipicamente pastorali, ma anche la
proposta di occasioni di incontro, di festa, di imprese di solidarietà.
* Insistere di più sul ruolo "politico"
della famiglia, motivando le famiglie ad aggregarsi per promuovere
nuove politiche familiari che consentano alle famiglie una vita
più serena e un ruolo riconosciuto nelleconomia
e nella vita sociale del Paese.
* Dare diffusione a sussidi "agili", comprensibili
anche dalla normalità delle famiglie, sui vari temi interessanti
la famiglia, la vita di coppia, leducazione: molti di questi
sono pubblicati dal Centro Famiglia.
2. Una prevenzione che cerca di intuire il disagio relazionale
"sommerso" e offre un aiuto per risolvere la situazione
prima che questa esploda in una crisi irreversibile.
È il caso, accennato sopra, in cui la coppia non
chiede direttamente aiuto, ma è disposta a valorizzare
unofferta di accoglienza e di condivisione qualora venga
presentata con discrezione. Per questo tipo di prevenzione occorrono
persone sensibili e capaci di riconoscere i "segnali indicatori"
che fanno intuire una crisi di coppia.
A questo proposito forse vale la pena osservare che, per
scoprire e affrontare il "disagio sommerso", potrebbero
essere più efficaci le "reti informali" che
costruiscono il tessuto di una comunità, rispetto ai servizi
strutturati, che in genere sono pensati allo scopo di risolvere
problemi già manifesti.

Obiettivi
e stile della risposta al disagio
La persona o la coppia che vive un momento di difficoltà
relazionale in genere chiede aiuto quando arriva allesasperazione,
e istintivamente si aspetta che colui che laccoglie abbia
delle soluzioni da proporre e delle strade precise da indicare
per superare il problema. È importante però che
chi accosta persone in situazioni simili non abbia né
la presunzione di dare ricette facili né troppa fretta
di dare consigli, ma abbia anzitutto una buona capacità
di ascolto, indispensabile a un ponderato discernimento in situazioni
che sono quasi sempre molto complesse.
Quando ci si trova di fronte a una situazione praticamente
compromessa, con una decisione irreversibile di rompere il
legame matrimoniale e con ferite profonde provocate da una esasperante
e lunga situazione conflittuale, il primo obiettivo da raggiungere
è quello di aiutare la persona a ricuperare un po
di serenità e poi a mettere mano a una ricostruzione di
se stessa, della sua personalità, della sua dignità
e delle sue relazioni più significative.
Se ci sono dei figli, sarà indispensabile aiutare
la coppia a gestire con equilibrio e con saggezza la separazione
ponendo molta attenzione soprattutto ai diritti e alle esigenze
dei figli, perché paghino il minor prezzo possibile della
situazione conflittuale e fallimentare dei genitori. Se chi chiede
aiuto è un credente, è importante aiutare a rafforzare
la fiducia in Dio che anche nelle situazioni più drammatiche
di sofferenza è capace di costruire una storia di salvezza
e accendere un futuro di speranza; in ogni caso è urgente
creare attorno a questa persona un contesto di accoglienza, di
comprensione e di fiducia, in altre parole un contesto di comunione
affettuosa.
Spesso invece la richiesta di aiuto arriva in una condizione
in cui la sofferenza è segno di un amore ancora vivo
anche se profondamente ferito. Il primo incontro è molto
delicato perché è determinante per continuare la
ricerca di aiuto e per creare la disponibilità a rimettere
in discussione tutta la relazione di coppia per una vera positiva
novità.
Lì dove il disagio della relazione è imputabile
a una grave immaturità della persona o a gravi carenze
e disturbi della personalità, laiuto può
essere fornito soltanto da persone professionalmente preparate.
Nei casi in cui la relazione è stata compromessa da una
serie di malintesi conseguiti a errori di impostazione del rapporto
o da una inadeguata progettazione della relazione di coppia,
laiuto può essere dato da persone sensibili, esperte
nelle relazioni, capaci di mediazione e di empatia. Anche nel
secondo caso comunque la relazione di aiuto esige una "competenza"
che può essere frutto non soltanto di studio ma anche
e soprattutto di esperienza, di chiarezza di vedute e di amore
generoso, discreto e paziente.
È evidente che, dopo un primo contatto con la singola
persona che chiede aiuto, è importante estendere la relazione
di aiuto ad ambedue i coniugi in una mediazione intelligente
e precisa che ponga ognuno nella condizione di essere vero e
sincero nei confronti dellaltro e di cercare, oltre al
proprio benessere personale, anche il benessere della coppia
e della famiglia.
Quando la richiesta di aiuto non è esplicita, lesperienza
di molti rivela che può essere determinante il gesto discreto
e premuroso, non invadente ma ispirato ad una autentica attenzione
alle persone, di chi, intuendo il disagio, compie qualche passo
per avvicinarsi alla persona o alla coppia per metterla in condizione
di chiedere aiuto o di accettare un consiglio che orienti in
maniera efficace.
Sono infinite le sfumature che differenziano la complessità
delle situazioni, e chi si propone di offrire aiuto deve avere
insieme intuizione, delicatezza e audacia. La pastorale familiare,
oltre a formare operatori per le situazioni "ordinarie"
di preparazione al matrimonio e di formazione permanente, dovrà
preoccuparsi di formare anche operatori adeguati a questo "ministero"
della riconciliazione: ministero tipicamente "pasquale"
in ordine alla vita e alla pienezza dellamore.

Le
risposte attuali al disagio
Quali sono le risposte che vengono date oggi alle situazioni
di crisi di coppia?
1. A livello di iniziativa privata, esistono alcuni
professionisti, generalmente psicologi, che prestano un aiuto
efficace ed apprezzabile per le persone in difficoltà
di relazione familiare. Non sempre però questi professionisti
hanno una specifica preparazione allaiuto di coppia, con
il rischio che il loro intervento si limiti alla persona e non
tenga abbastanza conto del suo contesto relazionale, in particolare
della relazione di coppia; è frequente in questi casi
che il primo passo proposto per la ricostruzione di una personalità
compromessa sia quello della separazione.
2. LEnte pubblico è dotato di alcuni
Consultòri (in quattro Comprensori) che hanno tra le loro
finalità laiuto alla famiglia in difficoltà:
lassistenza praticata però è più di
tipo sanitario che non socio-psicologico-pedagogico. La Legge
Provinciale n. 20 del 1977 istituiva e disciplinava il "servizio
di consultorio per il singolo, la coppia e la famiglia".
Un Ordine del giorno del Consiglio provinciale del 18 dicembre
1997 rilevava le "gravissime carenze che a tuttoggi,
nonostante i ventanni trascorsi, caratterizzano il mancato
decollo dei consultori", impegnava la Giunta ad attivare
i consultori nei Comprensori che ne erano carenti e ne definiva
in maniera più precisa la fisionomia operativa (comprendendo
esplicitamente laiuto alla coppia in difficoltà
relazionale); auspicava inoltre che venisse "preso in considerazione
il ruolo delle strutture private
per il tramite di convenzioni
che ne valorizzino la funzione di risorsa sul territorio".
Questo intento del Consiglio provinciale è rimasto purtroppo
fino ad oggi lettera morta.
3. A livello di privato-sociale, esistono due istituzioni
che si occupano gratuitamente del disagio di coppia:
* il Consultorio familiare UCIPEM, di ispirazione cristiana,
che opera intensamente dal 1965 con attività di prevenzione
e di consulenza; vi fanno capo alcuni professionisti di varie
competenze; il Consultòrio non ha a tuttoggi alcun
sostegno economico dallEnte pubblico, mentre è sostenuto
dal volontariato e recentemente da interventi diocesani;
* lAssociazione laica famiglie in difficoltà
(ALFID), nata circa 15 anni fa per sostenere con consulenze e
servizi le famiglie in difficoltà relazionale, anche nella
gestione della delicata fase della separazione; lAssociazione
è sostenuta da finanziamenti pubblici.
Ambedue queste realtà hanno un sovraccarico di richieste
di aiuto e sono molto apprezzate per la qualità e lefficacia
del servizio offerto.
4. E la comunità cristiana quale aiuto offre
attualmente alle coppie in crisi?
È difficile valutare lapporto delle singole
persone e delle aggregazioni ecclesiali, che sicuramente intervengono
con efficacia in molte situazioni a livello di accoglienza, di
solidarietà, di supporto affettivo, di consiglio; si suppone
che il vasto e complesso tessuto relazionale, che forma la dimensione
più viva della Chiesa locale e delle singole comunità
cristiane, al di là degli aspetti di organizzazione pastorale,
sia in molti casi un ottimo impianto di prevenzione e di cura
del disagio di coppia.
È ineludibile tuttavia il dovere di porsi la domanda
se come Chiesa facciamo abbastanza, e con sufficiente competenza,
per accompagnare gli sposi - cristiani e non - nelle fasi difficili
della loro storia di coppia.
Un tempo, quando erano meno frequenti le situazioni di
crisi conclamata (ma forse non erano meno frequenti le crisi
sommerse e il disagio, che pure provocava immani sofferenze consumate
nel silenzio di tante famiglie), il sacerdote era quasi
lunico punto di riferimento per una richiesta di aiuto.
Linchiesta condotta da alcuni membri della Commissione
Famiglia in sei zone pastorali della diocesi, metteva in luce
che oggi poche persone o coppie in difficoltà relazionale
si rivolgono ai sacerdoti per un primo colloquio, per una richiesta
diretta di aiuto o per avere indicazione di persone o strutture
in grado di dare una risposta. È questo un dato che ci
limitiamo a registrare, affidando allOsservatorio e a quanti
con esso proseguiranno lindagine conoscitiva di approfondire
questo tema.
Certamente oggi esistono molte altre persone e "agenzie"
in grado di raccogliere la confidenza delle persone in un momento
di difficoltà e di offrire aiuto e consiglio; ma se la
riduzione della richiesta di aiuto rivolta ai sacerdoti dovesse
essere sintomo di una diminuzione di fiducia e di capacità
di rapporto personale, questo sarebbe un dato preoccupante. I
sacerdoti oggi - notevolmente diminuiti in numero e con età
media elevata - sono molto più impegnati di ieri nei compiti
legati allazione pastorale: questo aumento di lavoro potrebbe
portare, senza volerlo, a privilegiare gli aspetti organizzativi,
che si presentano come necessari e irrinunciabili, a scapito
dei tempi dedicati alle relazioni interpersonali.
Se così fosse, non si potrebbe correre il rischio
di slittare da una pastorale di comunione a una pastorale di
efficienza organizzativa?
Quale aiuto possono dare i gruppi-famiglia a una
coppia della comunità che attraversa un momento di difficoltà
relazionale? La domanda forse non va riferita solo ai gruppi-famiglia,
bensì a tutte le aggregazioni ecclesiali di persone adulte
(gruppi di catechesi degli adulti, catechisti, consigli pastorali,
ecc.). Questi gruppi sono davvero dei luoghi di formazione alla
relazione interpersonale e quindi alla capacità di cogliere
nella comunità situazioni di difficoltà relazionale
e di offrire aiuto?
Proposte
per la comunità cristiana
Uno "strumento di lavoro" non può contenere
delle proposte già formalizzate per la comunità
cristiana: esse dovranno essere formulate più avanti,
quando sarà completata lindagine sulla situazione
del disagio e sulla panoramica delle risposte attualmente esistenti.
Con i dati che abbiamo per ora a disposizione e le riflessioni
maturate nella Commissione in questo anno e mezzo di ricerca,
possiamo tentare tuttavia alcune proposte, che andranno meglio
verificate. Le esponiamo di seguito come unipotesi di lavoro:
* Anzitutto bisogna lavorare per una conversione di
mentalità nei confronti della "crisi"
di coppia, per arrivare a considerarla non necessariamente un
evento fallimentare, ma piuttosto un passaggio naturale e universalmente
diffuso del cammino di coppia: un evento che, se bene interpretato
e condotto con laiuto di persone capaci, può segnare
un salto di qualità nella relazione di coppia. Ciò
consentirà ai credenti sia di vivere in modo più
maturo le crisi che potrebbero coinvolgerli in prima persona
senza doverle nascondere o mascherare in vario modo, sia di accostarsi
in maniera più equilibrata ed efficace a situazioni di
disagio familiare altrui senza cadere in atteggiamenti moralistici,
paternalistici o indiscreti.
* Anche sul piano generale della impostazione pastorale
va operata una "conversione", che potremmo chiamare
una "conversione alla comunione": in un contesto
come il nostro, fortemente improntato al pragmatismo e allefficienza
delle iniziative, non bisogna trascurare che la vocazione fondamentale
del cristiano è una chiamata ad entrare in comunione con
Dio e a riversare questa comunione nelle relazioni fraterne che
creano comunità (cfr. Atti 2,42). In una comunità
che vive relazioni intense tra tutti i suoi membri anche le difficoltà
relazionali di coppia possono meglio venire assorbite o eventualmente
trovare risposte di solidarietà, di sostegno e di aiuto.
* Ai gruppi-famiglia è importante suggerire
dei percorsi formativi che rendano le persone e le coppie più
sensibili al problema della conflittualità coniugale e
maturino in esse una maggiore sensibilità e competenza
nel conoscere e rispondere a situazioni di crisi di coppia presenti
nella comunità; in questo modo il gruppo, oltre ad essere
un luogo di formazione permanente degli sposi nella loro vita
familiare, diventerebbe anche un luogo di formazione ad un prezioso
ministero nei confronti della comunità.
* Rispetto alle molte richieste di persone e di coppie
che chiedono ascolto e aiuto in un momento di difficoltà
relazionale, la comunità cristiana si dovrà interrogare
se esistono persone qualificate e strutture adeguate per
dare risposta a queste richieste. La crisi di coppia interpella
anche la Chiesa: non si tratta solo di una questione da delegare
agli specialisti o soltanto alla comunità civile; gli
sposi sono una ricchezza per la comunità e sono necessari
al compimento della missione della Chiesa; lefficacia del
sacramento che opera in loro è condizionata anche dalla
qualità "umana" della loro relazione sponsale.
Se si riconosce che cè carenza di persone
qualificate e di strutture adeguate, la comunità cristiana
dovrà farsi carico di preparare persone e promuovere e
sostenere anche economicamente strutture che, partendo da una
antropologia cristiana, siano in grado di prevenire e di curare
le situazioni di disagio di coppia: potrebbero essere istituiti
dei Consultòri di ispirazione cristiana, supportati
da persone qualificate e possibilmente con il sostegno dellEnte
pubblico secondo il principio di sussidiarietà, affinché
le persone e le coppie che hanno bisogno di aiuto possano trovarlo
senza eccessivo aggravio economico e non lontano dalla loro residenza.
* Nei confronti dellEnte pubblico, lì
dove non sono realizzate quelle strutture di supporto alla relazione
di coppia che sono state auspicate o formalmente programmate,
la Chiesa potrà esercitare una pressione di opinione sia
per sollecitare risposte specifiche a quello che è un
diritto primario delle famiglie e delle coppie che per contribuire
alla elaborazione di politiche sociali più attente alla
famiglia, ai suoi bisogni e ai suoi problemi.
Un
intelligente investimento di risorse
Buona parte degli interventi di assistenza sociale sostenuti
dallEnte pubblico, come di quelli sostenuti dalla Chiesa
o da aggregazioni di credenti nel campo della carità,
sono indirizzati a situazioni di "nuove povertà"
che sono in evidente connessione con carenza di relazioni familiari
positive e costruttive. Basta calcolare quanto viene speso in
termini di risorse umane ed economiche per tentare rimedi e tamponare
esiti disastrosi della tossicodipendenza, per arginare la devianza
giovanile, per trovare soluzioni che riducano nei minori il danno
provocato dal fallimento della relazione tra i genitori. Tutti
sono concordi nel dire che alla radice di queste "nuove
povertà" cè quasi sempre una situazione
di immaturità, di conflitto o di frustrazione nella relazione
di coppia: questa genera insicurezza e ansia nei figli perché
fa mancare nei loro confronti quel contesto di rapporti di fiducia,
di protezione e di accoglienza che sono indispensabili per uno
sviluppo armonico della loro personalità.
Se di fronte alle evidenti conseguenze di sofferenza generate
dal fallimento coniugale la comunità si muove e sa inventare
mille iniziative e investire ingenti risorse pur di tamponarle
e almeno parzialmente risanarle, non sarebbe molto più
"economica" una intelligente prevenzione che agisse
per tempo sul fattore principale che scatena queste situazioni
di sofferenza? Perché non puntare di più su una
formazione che miri a solide relazioni di coppia e su una azione
di risanamento delle relazioni problematiche?
Questo si attuerebbe sia investendo di più su iniziative
di formazione dei fidanzati, degli sposi e dei genitori, sia
dando risposte alle richieste di aiuto da parte degli sposi in
crisi, sia attuando strategie adatte a far emergere il disagio
sommerso prima che esploda nel fallimento. Questo è auspicabile
che avvenga per i servizi offerti dallEnte pubblico, ma
anche per la progettazione dellattività pastorale,
per la quale lattenzione ai problemi degli adulti implicherebbe
una ridistribuzione delle risorse umane nelle parrocchie e nei
decanati, attualmente concentrate in prevalenza nella catechesi
e nella socializzazione religiosa dei bambini e dei ragazzi.
La Commissione diocesana Famiglia auspica che i sacerdoti
e i laici impegnati nella vita delle comunità cristiane,
come i responsabili della vita civile, affrontino il problema
con lungimiranza e senso di responsabilità verso le generazioni
più giovani, per trovare il coraggio di più efficaci
investimenti di risorse umane ed economiche che puntino sulla
famiglia come terreno privilegiato nel quale, partendo da una
relazione matura e viva tra gli sposi, crescano, si sviluppino
e si allarghino tutte le altre significative relazioni di affetto
e di concreta solidarietà che stanno alla base della comunione
ecclesiale e del vivere civile.
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