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Una emergenza sociale e pastorale Un evento fallimentare o
una crisi salutare? La
relazione di coppia, frutto di un difficile equilibrio Tipologie e cause del disagio
di coppia Disagio
relazionale e contesto culturale Disagio
relazionale e fede cristiana La
scelta di campo della Commissione diocesana Famiglia Come emerge il disagio relazionale
Una emergenza sociale e
pastorale
A suscitare linteresse della Commissione diocesana
Famiglia per questo tema è stata la constatazione del
forte aumento di persone singole o di sposi che si rivolgono
al Centro Famiglia, al Consultorio UCIPEM e ad altre strutture
che si occupano di problemi familiari, per essere aiutati a superare
situazioni di disagio relazionale: un momento di "crisi",
come viene comunemente definito.
I dati a livello nazionale sulla "vita media del matrimonio"
sono allarmanti; abbiamo unalta percentuale di fallimenti
precoci, che raggiunge il 30% entro il terzo anno di matrimonio:
questo significa che un terzo delle persone che contraggono matrimonio
finiscono per fare i conti con esperienze di fallimento entro
il terzo anno. Ma anche al di là delle situazioni "eclatanti"
che si manifestano nelle separazioni e nel ricorso alle strutture
socio-assistenziali, esiste in maniera diffusa un "disagio
sommerso", che è la fase precedente al fallimento,
precisamente quella fase sulla quale è ancora possibile
intervenire per determinare una svolta positiva della relazione
coniugale.
Inoltre è constatazione frequente e sconcertante
che i fallimenti coniugali non riguardano più solo coppie
che fin dallinizio si presentavano "a rischio"
per evidente mancanza della maturità e dei requisiti necessari
per contrarre matrimonio o per assenza di solide motivazioni
ideali o di fede; lesperienza del fallimento coinvolge
ormai coppie di ogni età che si ritenevano solide e ben
attrezzate contro ogni difficoltà, coppie che hanno compiuto
articolati e robusti cammini di preparazione al matrimonio cristiano,
persone impegnate nella vita ecclesiale a vari livelli, nella
catechesi, nei Consigli pastorali, nellanimazione di percorsi
formativi ...
Questi dati non ci devono spaventare o scandalizzare, ci
devono però far riflettere perché interpellano
la nostra responsabilità di Chiesa, tanto più che,
rispetto al passato, sono sempre più numerose le persone
che, trovandosi in questa situazione di difficoltà, si
rivolgono a strutture ecclesiali - o comunque vicine alla Chiesa
- per chiedere aiuto.

Un evento fallimentare
o una crisi salutare?
Laumento delle richieste di aiuto è determinato
probabilmente da un effettivo aumento delle crisi coniugali,
ma esso è forse dovuto anche a un cambio di mentalità
a riguardo della crisi di coppia; se un tempo la difficoltà
di relazione tra gli sposi veniva tenuta nascosta come un fatto
disonorante e come un evento fallimentare ineluttabile, oggi
è maturata una maggiore consapevolezza che la "crisi"
non è inevitabilmente lanticamera del fallimento
coniugale ma un momento di difficoltà comune a tanti e
superabile con laiuto e la mediazione di qualcuno esterno
alla coppia. Questa constatazione apre delle nuove possibilità
e speranze in ordine alla soluzione delle difficoltà di
coppia, ma insieme pone la Chiesa e il contesto sociale di fronte
a nuove gravi responsabilità.
Il termine "crisi", al di là del significato
che comunemente gli viene attribuito in relazione a una situazione
di fallimento, ha la sua etimologia nella parola greca "krìnein",
che vuol dire "giudicare", cioè "mettersi
in discussione, rivedere, ripensarsi". La "crisi"
potrebbe essere il momento - drammatico ma carico di possibilità
di crescita - in cui la coppia, sotto la spinta di difficoltà
che provocano intense sofferenze, si mette in discussione, si
interroga sul proprio passato e ricerca una strada nuova nel
futuro: questa messa in discussione potrebbe portare al tramonto
del matrimonio, ma potrebbe anche approdare ad una verifica per
cercare una qualità diversa della relazione matrimoniale.
La conflittualità del resto caratterizza anche il
divenire dellalleanza di Dio con il suo popolo in una traiettoria
tortuosa nella quale fedeltà e tradimento si alternano;
la durezza e lostinazione delluomo si scontrano con
la fedeltà di Dio e si incontrano con la sua misericordia
in un intreccio umano e divino che costruisce una grande "storia
di salvezza": Adamo ed Eva che cercano al di fuori del disegno
di Dio la realizzazione del loro sogno di felicità e di
onnipotenza, il popolo dIsraele che nel deserto cammina
verso la libertà in un continuo alternarsi di ricerca,
di rifiuto e di ritorno al Dio che li guida, Mosè che
compie la faticosa mediazione con Dio che vorrebbe interrompere
in maniera irreversibile la sua alleanza con il popolo eletto
e daltra parte lascia sempre prevalere il suo amore misericordioso
verso un popolo che si sforza di crescere nella fedeltà...
Anche la coppia, che è limmagine sacramentale
del rapporto di Dio con il suo popolo, entra spesso in crisi,
quasi necessariamente, per ripulire continuamente la propria
relazione e fare ogni volta un passo significativo verso la pienezza
dellamore: una crisi che assume un significato "pasquale",
non un evento di morte ma un evento che può essere preludio
e annuncio di una qualità di vita più vera e più
piena.
Alle sorelle Marta e Maria che gli davano con preoccupazione
la notizia della malattia del loro fratello Lazzaro, Gesù,
sapendo cosa aveva in animo di fare, rispondeva: "Questa
malattia non è per la morte" (Gv 11,4); la malattia
di Lazzaro non era il penultimo atto di un dramma di morte ma
una condizione sulla quale si sarebbe innestato un nuovo motivo
di speranza per tutti, lannuncio della risurrezione.
È importante oggi guardare alle coppie in crisi
in questa ottica. La crisi è un fatto trasversale, che
percorre praticamente la storia di ogni coppia in crescita, ed
è un momento carico di rischio ma anche di possibilità
positive per il futuro degli sposi e della famiglia. Oggi più
di ieri, grazie a Dio, gli sposi che vivono questa esperienza,
si rivolgono a qualcuno nella consapevolezza che un apporto esterno
potrebbe aiutarli a cambiare in meglio la loro relazione; e quando
questo avviene, esiste la possibilità non rara che lintervento
di una persona che con competenza e amore accoglie, comprende,
condivide, consiglia, non abbia semplicemente leffetto
di tamponare temporaneamente il momento di difficoltà
ma metta gli sposi in condizione di "cantare come nei giorni
della loro giovinezza" (cfr. Osea 2,17), cioè di
riscoprire contenuti e strade nuove di una relazione che potrà
continuare a crescere.

La relazione di coppia, frutto di un difficile equilibrio
Per arrivare a comprendere le cause e il contesto di una
crisi coniugale, è indispensabile capire anzitutto che
lequilibrio della relazione di coppia è frutto di
un difficile cammino.
Anche se ne è la premessa quasi indispensabile,
non basta linnamoramento, caratterizzato da sentimenti
forti, a garantire la tenuta di una relazione di coppia; essa
è frutto di un equilibrio delicato in cui cuore e intelligenza,
utopia e realismo costruiscono giorno per giorno un progetto
di vita fondato su valori condivisi, su un sistema di comunicazione
maturato e riconosciuto insieme, sulla capacità di confrontarsi
continuamente con limprevedibile che la vita quotidiana
fa trovare sul proprio cammino.
La relazione di coppia inoltre è una relazione privilegiata
che si snoda tra una rete fittissima di altre relazioni significative,
dalle quali essa è fortemente condizionata: aiutata o
disturbata.
Il con-vivere, il vivere insieme allinterno della
relazione di coppia, esige un insieme di attenzioni e di scelte
che non risparmiano a volte fatica e sofferenza, ma sono indispensabili
per garantire quellequilibrio che rende la vita di coppia
una felice avventura.
E, a detta degli psicologi, il problema che si pone in
primo piano nella costruzione di questa avventura, è quello
della "gestione della distanza": la distanza
tra marito e moglie, la distanza rispetto alle famiglie di origine,
la distanza rispetto alle amicizie della coppia e di ognuno dei
due... Lontananza e vicinanza insieme: una lontananza che non
tolga la possibilità di una comunicazione significativa
e la gratificazione affettiva della presenza delle persone nella
mia vita, una vicinanza che non sia soffocante e limitante rispetto
alla mia originalità e alla mia esigenza di autonomia
e di libertà.
Il mancato equilibrio nella gestione della vicinanza/lontananza
nelle varie relazioni che caratterizzano la coppia sta spesso
alla radice della fragilità di un matrimonio: la relazione
tra gli sposi a volte entra in conflitto con la relazione che
ognuno ha con la propria famiglia di origine; oppure la relazione
di coppia diventa talmente intensa da dare la sensazione di soffocamento
rispetto agli spazi necessari alla propria autonomia personale;
oppure uno dei due si appoggia allaltro in maniera totale
nella illusione di colmare la propria immaturità e incapacità
di prendere delle decisioni...
Sono alcune tra le situazioni che ostacolano gravemente
la costruzione del rapporto di coppia: al punto che tanti fallimenti
coniugali in realtà non si potrebbero nemmeno definire
fallimento di un matrimonio in quanto sopraggiungono già
prima che si raggiunga la condizione indispensabile della libertà
e responsabilità di essere coppia. Ci troviamo di fronte
a due persone che non sono riuscite a "modulare le distanze"
e a superare i condizionamenti di aspettative immature e inadeguate
alla condizione di sposi.

Tipologie e cause del disagio
di coppia
Il disagio nella relazione di coppia è una situazione
molto complessa, alla cui origine qualche volta è possibile
individuare una causa univoca, più spesso concorrono intrecciandosi
cause diverse.
Dalle segnalazioni portate in Commissione da alcune persone
che operano in strutture che si occupano direttamente del disagio
familiare, e da una parziale indagine compiuta da alcuni membri
della Commissione nelle rispettive zone pastorali, sono emerse
numerose cause del disagio di coppia e varie tipologie in cui
la crisi si manifesta. Le riferiamo di seguito, precisando che
lelenco non è esaustivo, né indica delle
priorità: ci auguriamo che una maggiore completezza ed
elaborazione siano rese possibili dagli ulteriori approfondimenti
suggeriti dalle piste di lavoro.
Per ora ci si è limitati a raggruppare le cause
in cinque aree, con lo scopo di agevolare la valorizzazione di
quanto emerso.
1. Difficoltà personali
* immaturità personale e mancanza di un progetto
di vita;
* problematiche legate a disfunzioni sessuali o a scarsa
informazione su tale tema;
* una visione edonistica, egocentrica, idealizzata o banalizzata
della sessualità con incapacità di viverla come
momento di dialogo;
* aspettative eccessive, non realistiche, rispetto alla
vita di coppia;
* innamoramento "adolescenziale": prevalere dellemozione
su sentimento e razionalità;
* eccessivo accentramento su se stessi, e conseguente mancanza
di attenzione verso laltra persona, i suoi sentimenti,
le sue esigenze e le sue attese.
2. Difficoltà nella relazione di coppia:
* idealizzazione dellaltro e incapacità di
accettarlo così come è;
* fidanzamenti superficiali, privi di un percorso formativo
e di conoscenza profonda, con scarsa preparazione alle responsabilità
della vita di coppia;
* progetto di vita familiare assente, o vago e incompleto,
scelte matrimoniali poco consapevoli, superficiali, irresponsabili;
* la possessività che toglie spazio allaltro,
lasciando una sensazione di scarsa libertà personale e
inducendo una graduale perdita della propria individualità;
* una conflittualità esasperata dovuta a incompatibilità
di carattere o a eccessiva distanza culturale;
* diversità di esigenze e di vedute riconducibili
ai mutamenti culturali o alle caratteristiche specifiche delluomo
e della donna;
* mancanza di dialogo profondo al di là dello scambio
"funzionale" di informazioni;
* solitudine dovuta alla difficoltà di comunicazione;
* diversità culturale e di interessi tra gli sposi
e assenza di terreni comuni su cui costruire condivisioni interessanti;
* caduta totale dei ruoli tradizionali di marito e di moglie
(che un tempo sostenevano in qualche modo una vita di coppia
anche in assenza di progetti).
3. Difficoltà nella funzione genitoriale:
* gravidanze indesiderate o problemi legati alla sterilità
di coppia;
* mancanza di una linea comune nella educazione dei figli.
4. Difficoltà di relazione con lesterno:
* eccessivo attaccamento alla famiglia di origine;
* povertà di relazioni significative con il contesto
sociale ed ecclesiale.
5. Difficoltà legate ad eventi o situazioni particolari:
* relazioni extraconiugali;
* problemi conseguenti a violenze, abusi sessuali, interruzioni
di gravidanza, ecc.;
* una situazione pesante dovuta a qualche problema particolare
di uno dei membri della famiglia: alcolismo, handicap, malattia
cronica, tossicodipendenza, ecc.
Per evitare eccessive semplificazioni, vale la pena precisare
che non sempre la presenza di qualcuno dei fattori di disagio
sopra elencati conduce necessariamente ad una crisi coniugale;
questo perché le persone e le coppie possono disporre
anche di risorse positive che, se opportunamente attivate, riescono
a compensare gli eventuali elementi di difficoltà.
Disagio relazionale e contesto
culturale
A rendere più complesso il problema della costruzione
della identità di coppia intervengono anche alcuni fattori
di tipo culturale che caratterizzano il nostro tempo.
I profondi mutamenti avvenuti in questi ultimi decenni
hanno interessato direttamente la concezione e lesperienza
della famiglia: un modo positivo di concepire la sessualità
e laffettività, un accresciuto senso della persona
e della libertà individuale, lautostima e il riconosciuto
valore della donna nella vita sociale e familiare, una valutazione
positiva del piacere e della tensione verso la felicità...
Questi mutamenti rappresentano una svolta positiva nel processo
culturale delluomo e della famiglia. La rapidità
dei cambiamenti sociali però, quando si associa a immaturità
affettiva e inadeguata immagine di sè, può provocare
disorientamento specie nella capacità di formulare un
progetto di famiglia in cui collocarsi personalmente con una
precisa identità e un determinato ruolo.
Inoltre i mutamenti culturali accennati hanno portato
con sè delle enfatizzazioni dai risvolti problematici:
la riscoperta della sessualità come valore ha portato
spesso ad assolutizzarla come fonte di piacere avulsa dalla sua
funzione di comunicazione interpersonale; la riscoperta della
persona e della sua libertà ha indotto in molti casi a
una esasperazione dellindividualismo e al rifiuto di una
norma oggettiva; la nuova consapevolezza della dignità
e del valore della donna ha portato talvolta a rivendicazioni
esasperanti, a "contrattazioni" meschine, a un impoverimento
nei tempi e nella qualità della vita familiare; una riscoperta
in positivo del piacere e della tensione verso la felicità
ha portato spesso dal vivere "con" piacere al vivere
"per" il piacere ...
La nostra cultura è caratterizzata inoltre dalla
presunzione che ogni limite sia superabile e che ogni sogno sia
realizzabile. In questo contesto le forti attese proiettate
in modo idealistico sullesperienza matrimoniale entrano
presto in contrasto con le condizioni reali in cui si svolge
il quotidiano della vita di coppia.
A volte a sperimentare difficoltà relazionali di
coppia sono persone che, iperprotette e garantite ben oltre linfanzia
dalla famiglia di origine, non hanno sperimentato la fatica e
la gioia di decisioni autonome e di esperienze responsabilizzanti.
Sono elementi che caratterizzano la permanenza dei figli ormai
adulti nella famiglia di origine (il fenomeno della cosiddetta
"famiglia lunga", tipica soprattutto della società
italiana di questi anni).
A rendere più difficile la "tenuta" di
una relazione di coppia intervengono anche fattori di stress
prodotti dalla complessità della vita di oggi:
per esempio la riduzione dei tempi della famiglia, dovuta al
lavoro professionale, al moltiplicarsi degli interessi e degli
spazi extrafamiliari e allinvadenza della televisione.
Da quanto detto, risulta evidente come spesso i fattori
di crisi che vanno ad aumentare le difficoltà della coppia
siano frutto di contraddizioni del più ampio contesto
di riferimento. È importante quindi evitare di fermarsi
alle dinamiche strettamente interne alla coppia, per tenere collegati
i problemi del "dentro" e del "fuori" (la
famiglia) soprattutto in particolari condizioni di ambiente:
per esempio lì dove lo sviluppo turistico ha prodotto
cambiamenti dei tempi e dei modelli di vita familiare.
Disagio relazionale e fede
cristiana
Possiamo chiederci a questo punto: qual è la situazione
dei cristiani rispetto al problema della "tenuta" del
matrimonio? una coppia che ha celebrato il matrimonio cristiano
è forse più "garantita" di altre rispetto
al rischio di una crisi?
Un percorso di formazione al matrimonio cristiano, soprattutto
se non si limita alla enunciazione di contenuti ma coinvolge
in prima persona i fidanzati in un cammino di crescita personale
e di coppia, dà allamore più solide basi
e motivazioni più ampie; la celebrazione del sacramento
inoltre conferisce agli sposi una grazia particolare che li sostiene
nella vocazione e nel ministero coniugale.
Tuttavia la specifica formazione e la grazia sacramentale
non mettono una volta per sempre una coppia al sicuro da difficoltà
e da fallimenti. È necessaria - nei percorsi di formazione
al matrimonio e nella proposta di cammini spirituali per gli
sposi - una formazione che miri a costruire una fede equilibrata
e matura e una visione realistica, non idealizzata, della vita
di coppia. Certi modelli spiritualistici e intimistici del matrimonio
e della famiglia - frutto forse più di elaborazioni astratte
costruite da uomini celibi piuttosto che di riflessioni realistiche
offerte da coppie impegnate in un serio cammino spirituale -
hanno avuto come effetto scoraggiamento e frustrazione nellimpatto
con la quotidianità.
La mentalità pastorale di oggi tende forse più
a proporre ideali che a partire dal dato esistente per indicare
strade di salvezza che passano attraverso la quotidianità
e spesso anche attraverso la povertà di esperienze faticose
e deludenti. Lesempio di numerose storie bibliche di coppia
e la stessa esperienza dei profeti ci mette in guardia dal pericolo
della enfatizzazione: Dio salva ogni coppia proponendole un suo
progetto di santità, ma entrando anche nelle pieghe della
sua storia quotidiana per renderla storia di salvezza nonostante
lesperienza frequente della povertà e del fallimento.
Gli sposi sono chiamati alla santità anche attraverso
lesperienza del perdono, chiesto e offerto reciprocamente
ed accolto insieme da Dio, attraverso lesperienza della
fiducia restituita nonostante i tanti motivi che quotidianamente
la mettono alla prova, attraverso lesperienza della "novità"
di un amore che sa ricominciare ogni giorno con lavventura
di scoprire laltro diverso da come lo si riteneva da molto
tempo. Nessuna coppia, nemmeno quella provata da una conflittualità
logorante o addirittura dallesperienza del fallimento coniugale,
è esclusa dalla possibilità di vivere, per la grazia
di Dio, una vera e propria storia di salvezza.
La fede cristiana inoltre può aiutare a dare un
senso a quella "inquietudine" che caratterizza quasi
sempre lamore umano, anche quando è grande e autentico:
la sensazione di non arrivare mai alla pienezza della comunicazione
con la persona amata, ma di dover sempre fare i conti con zone
profonde dello spirito nelle quali ognuno si sente "solo"
perché non è possibile raggiungere la comunione
con laltro. Per i credenti questo è il segno che
anche lamore umano ha pur sempre il suo limite perché
nessuna creatura potrà mai riempire totalmente un cuore
fatto per Qualcuno che è più grande di ogni uomo
e di ogni donna: "Tu ci hai fatti per te, Signore, e
il nostro cuore è inquieto finché non riposa in
te" (s. Agostino). Questa "inquietudine" allora
non è una situazione patologica di disagio: è piuttosto
una condizione - da accettare con serenità e da sublimare
nella speranza - che mantiene vivo nelluomo e nella donna
il senso della propria creaturalità e induce a tendere,
anche nellesperienza coniugale, a una comunione più
grande che si compirà perfettamente nel Regno.

La scelta di campo della
Commissione diocesana Famiglia
Dire "disagio relazionale in famiglia" è
parlare di una realtà molto complessa e diversificata
che dobbiamo cercare di definire in maniera più precisa.
La Commissione ha fatto una scelta di campo: quella di
limitare la propria ricerca alle difficoltà di relazione
tra gli sposi, non considerando per il momento le difficoltà
di relazione tra genitori e figli.
Si è consapevoli che spesso il disagio relazionale
tra gli sposi, quando questi sono anche genitori, rende più
difficile anche la comunicazione con i figli e si traduce per
loro in insicurezza e disagio. Questo fenomeno però merita
una riflessione a parte e si apre su problematiche complesse
sulle quali la comunità cristiana dovrà interrogarsi
per darsi un progetto.
Ma anche limitatamente allambito della crisi di coppia
è necessario fare una ulteriore scelta di campo.
Ci sono casi in cui il disagio relazionale della coppia
è collegato a circostanze specifiche di sovraccarico emotivo
e/o fisico della famiglia: ad esempio la disoccupazione, la presenza
di un figlio handicappato o di un anziano o di un ammalato cronico
o di un figlio tossicodipendente, o di un alcolista... Queste
situazioni mettono la coppia in una condizione di particolare
fatica relazionale e rischiano di provocare situazioni di particolare
fragilità.
In genere per questo tipo di difficoltà relazionali
esistono già delle risposte, provocate dalla esigenza
delle famiglie, toccate dal disagio, di riunirsi per far fronte
al problema comune: è così per lalcolismo,
per la tossicodipendenza e per altre situazioni. È importante
che gli operatori pastorali, soprattutto quelli che sono a contatto
con le famiglie, siano a conoscenza di tali possibilità
per poter dare informazioni e indicazioni corrette.
In altri casi invece il disagio relazionale, pur avendo
cause precise e complesse, è a prima vista immotivato,
incomprensibile: quel disagio "nebuloso" che sembra
senza cause oggettive univoche e per il quale coppie e famiglie
"saltano" in maniera inaspettata e senza possibilità
di immediato rimedio. È questo il problema emergente,
dal quale la Commissione si è sentita particolarmente
interpellata.

Come emerge il disagio
relazionale
Abbiamo già detto che sono in aumento le persone
e le coppie che in una situazione di "crisi" di relazione
chiedono aiuto. Come arrivano ad esprimere questa richiesta?
A volte la richiesta di aiuto emerge spontaneamente,
dopo un lungo percorso di sofferenza di coppia e in un momento
di esasperazione: "ho bisogno di sfogarmi con qualcuno perché
non ce la faccio più" è il primo approccio,
cercato più spesso dalla donna, rivolto generalmente a
una persona amica o a un sacerdote.
È molto differenziata la condizione di chi chiede
aiuto: qualche volta la rottura è irreversibile, altre
volte cè invece un margine per una ricostruzione
della relazione; in certi casi le persone che chiedono aiuto
si aspettano semplicisticamente una risposta magica per superare
lemergenza, in altri casi accettano di intraprendere un
percorso impegnativo alla ricerca delle risorse presenti nella
loro situazione.
Più spesso invece la coppia in crisi non chiede
aiuto perché non ha motivazioni e fiducia sufficiente
o relazioni confidenziali per farlo. Allora diventa importante
maturare nella comunità e negli operatori pastorali una
particolare sensibilità e attenzione che consentano di
scoprire e riconoscere il disagio.
È esperienza comune che la richiesta di aiuto emerge
tanto più tempestivamente quanto più la persona
o la coppia sono inseriti in un contesto relazionale significativo;
le coppie isolate - e quante ne esistono, non solo nelle città
ma anche nei piccoli centri! - sono quelle più a rischio
quando dovessero insorgere dei problemi di relazione. Quando
invece una coppia (o uno della coppia) ha dei veri amici, questi
generalmente riescono a percepire per tempo la situazione di
disagio, e la coppia stessa è più portata ad aprirsi
con confidenza e fiducia. Sulla base di questa constatazione
appare subito limportanza della comunità in ordine
alla individuazione delle "crisi" di coppia, e quanto
è rilevante la responsabilità delle comunità
cristiane rispetto a una "vita di comunione" nella
quale trovino ascolto e accoglienza le situazioni di disagio.
In ogni caso è utile individuare dei "segnali
indicatori" o "campanelli di allarme" che aiutino
a riconoscere la situazione di disagio prima che la conflittualità
esploda in forme irreversibili. La Commissione ha individuato
tra questi:
· una non corretta modulazione delle distanze sia
a livello intra- che extrafamiliare;
· lincapacità di costruire legami e
relazioni di amicizia;
· la scarsa "competenza comunicativa"
(difficoltà di ascolto e di dialogo);
· situazioni prolungate di frustrazione (insoddisfazione,
tensioni
) nella relazione sessuale.
Sono spunti che richiedono una ulteriore verifica e una
più concreta specificazione.
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