ARCIDIOCESI DI TRENTO

COMMISSIONE
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                                 FAMIGLIA

La Crisi di Coppia

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postilla finale selezione non attiva Le risorse per il superamento del disagio La conoscenza del disagio Presentazione

schede


02 Parte prima  
  La conoscenza del disagio    
   
   

Una emergenza sociale e pastorale
Un evento fallimentare o una crisi salutare?
La relazione di coppia, frutto di un difficile equilibrio
Tipologie e cause del disagio di coppia
Disagio relazionale e contesto culturale
Disagio relazionale e fede cristiana
La scelta di campo della Commissione diocesana Famiglia
Come emerge il disagio relazionale


Una emergenza sociale e pastorale

A suscitare l’interesse della Commissione diocesana Famiglia per questo tema è stata la constatazione del forte aumento di persone singole o di sposi che si rivolgono al Centro Famiglia, al Consultorio UCIPEM e ad altre strutture che si occupano di problemi familiari, per essere aiutati a superare situazioni di disagio relazionale: un momento di "crisi", come viene comunemente definito.

          Cfr. Scheda n. 1: I dati ISTAT aggiornati sulla vita media del matrimonio in Italia

I dati a livello nazionale sulla "vita media del matrimonio" sono allarmanti; abbiamo un’alta percentuale di fallimenti precoci, che raggiunge il 30% entro il terzo anno di matrimonio: questo significa che un terzo delle persone che contraggono matrimonio finiscono per fare i conti con esperienze di fallimento entro il terzo anno. Ma anche al di là delle situazioni "eclatanti" che si manifestano nelle separazioni e nel ricorso alle strutture socio-assistenziali, esiste in maniera diffusa un "disagio sommerso", che è la fase precedente al fallimento, precisamente quella fase sulla quale è ancora possibile intervenire per determinare una svolta positiva della relazione coniugale.

Inoltre è constatazione frequente e sconcertante che i fallimenti coniugali non riguardano più solo coppie che fin dall’inizio si presentavano "a rischio" per evidente mancanza della maturità e dei requisiti necessari per contrarre matrimonio o per assenza di solide motivazioni ideali o di fede; l’esperienza del fallimento coinvolge ormai coppie di ogni età che si ritenevano solide e ben attrezzate contro ogni difficoltà, coppie che hanno compiuto articolati e robusti cammini di preparazione al matrimonio cristiano, persone impegnate nella vita ecclesiale a vari livelli, nella catechesi, nei Consigli pastorali, nell’animazione di percorsi formativi ...

Questi dati non ci devono spaventare o scandalizzare, ci devono però far riflettere perché interpellano la nostra responsabilità di Chiesa, tanto più che, rispetto al passato, sono sempre più numerose le persone che, trovandosi in questa situazione di difficoltà, si rivolgono a strutture ecclesiali - o comunque vicine alla Chiesa - per chiedere aiuto.


Un evento fallimentare o una crisi salutare?

L’aumento delle richieste di aiuto è determinato probabilmente da un effettivo aumento delle crisi coniugali, ma esso è forse dovuto anche a un cambio di mentalità a riguardo della crisi di coppia; se un tempo la difficoltà di relazione tra gli sposi veniva tenuta nascosta come un fatto disonorante e come un evento fallimentare ineluttabile, oggi è maturata una maggiore consapevolezza che la "crisi" non è inevitabilmente l’anticamera del fallimento coniugale ma un momento di difficoltà comune a tanti e superabile con l’aiuto e la mediazione di qualcuno esterno alla coppia. Questa constatazione apre delle nuove possibilità e speranze in ordine alla soluzione delle difficoltà di coppia, ma insieme pone la Chiesa e il contesto sociale di fronte a nuove gravi responsabilità.

Il termine "crisi", al di là del significato che comunemente gli viene attribuito in relazione a una situazione di fallimento, ha la sua etimologia nella parola greca "krìnein", che vuol dire "giudicare", cioè "mettersi in discussione, rivedere, ripensarsi". La "crisi" potrebbe essere il momento - drammatico ma carico di possibilità di crescita - in cui la coppia, sotto la spinta di difficoltà che provocano intense sofferenze, si mette in discussione, si interroga sul proprio passato e ricerca una strada nuova nel futuro: questa messa in discussione potrebbe portare al tramonto del matrimonio, ma potrebbe anche approdare ad una verifica per cercare una qualità diversa della relazione matrimoniale.

La conflittualità del resto caratterizza anche il divenire dell’alleanza di Dio con il suo popolo in una traiettoria tortuosa nella quale fedeltà e tradimento si alternano; la durezza e l’ostinazione dell’uomo si scontrano con la fedeltà di Dio e si incontrano con la sua misericordia in un intreccio umano e divino che costruisce una grande "storia di salvezza": Adamo ed Eva che cercano al di fuori del disegno di Dio la realizzazione del loro sogno di felicità e di onnipotenza, il popolo d’Israele che nel deserto cammina verso la libertà in un continuo alternarsi di ricerca, di rifiuto e di ritorno al Dio che li guida, Mosè che compie la faticosa mediazione con Dio che vorrebbe interrompere in maniera irreversibile la sua alleanza con il popolo eletto e d’altra parte lascia sempre prevalere il suo amore misericordioso verso un popolo che si sforza di crescere nella fedeltà...

Anche la coppia, che è l’immagine sacramentale del rapporto di Dio con il suo popolo, entra spesso in crisi, quasi necessariamente, per ripulire continuamente la propria relazione e fare ogni volta un passo significativo verso la pienezza dell’amore: una crisi che assume un significato "pasquale", non un evento di morte ma un evento che può essere preludio e annuncio di una qualità di vita più vera e più piena.

Alle sorelle Marta e Maria che gli davano con preoccupazione la notizia della malattia del loro fratello Lazzaro, Gesù, sapendo cosa aveva in animo di fare, rispondeva: "Questa malattia non è per la morte" (Gv 11,4); la malattia di Lazzaro non era il penultimo atto di un dramma di morte ma una condizione sulla quale si sarebbe innestato un nuovo motivo di speranza per tutti, l’annuncio della risurrezione.

È importante oggi guardare alle coppie in crisi in questa ottica. La crisi è un fatto trasversale, che percorre praticamente la storia di ogni coppia in crescita, ed è un momento carico di rischio ma anche di possibilità positive per il futuro degli sposi e della famiglia. Oggi più di ieri, grazie a Dio, gli sposi che vivono questa esperienza, si rivolgono a qualcuno nella consapevolezza che un apporto esterno potrebbe aiutarli a cambiare in meglio la loro relazione; e quando questo avviene, esiste la possibilità non rara che l’intervento di una persona che con competenza e amore accoglie, comprende, condivide, consiglia, non abbia semplicemente l’effetto di tamponare temporaneamente il momento di difficoltà ma metta gli sposi in condizione di "cantare come nei giorni della loro giovinezza" (cfr. Osea 2,17), cioè di riscoprire contenuti e strade nuove di una relazione che potrà continuare a crescere.


La relazione di coppia,
frutto di un difficile equilibrio

Per arrivare a comprendere le cause e il contesto di una crisi coniugale, è indispensabile capire anzitutto che l’equilibrio della relazione di coppia è frutto di un difficile cammino.

Anche se ne è la premessa quasi indispensabile, non basta l’innamoramento, caratterizzato da sentimenti forti, a garantire la tenuta di una relazione di coppia; essa è frutto di un equilibrio delicato in cui cuore e intelligenza, utopia e realismo costruiscono giorno per giorno un progetto di vita fondato su valori condivisi, su un sistema di comunicazione maturato e riconosciuto insieme, sulla capacità di confrontarsi continuamente con l’imprevedibile che la vita quotidiana fa trovare sul proprio cammino.

La relazione di coppia inoltre è una relazione privilegiata che si snoda tra una rete fittissima di altre relazioni significative, dalle quali essa è fortemente condizionata: aiutata o disturbata.

Il con-vivere, il vivere insieme all’interno della relazione di coppia, esige un insieme di attenzioni e di scelte che non risparmiano a volte fatica e sofferenza, ma sono indispensabili per garantire quell’equilibrio che rende la vita di coppia una felice avventura.

E, a detta degli psicologi, il problema che si pone in primo piano nella costruzione di questa avventura, è quello della "gestione della distanza": la distanza tra marito e moglie, la distanza rispetto alle famiglie di origine, la distanza rispetto alle amicizie della coppia e di ognuno dei due... Lontananza e vicinanza insieme: una lontananza che non tolga la possibilità di una comunicazione significativa e la gratificazione affettiva della presenza delle persone nella mia vita, una vicinanza che non sia soffocante e limitante rispetto alla mia originalità e alla mia esigenza di autonomia e di libertà.

Il mancato equilibrio nella gestione della vicinanza/lontananza nelle varie relazioni che caratterizzano la coppia sta spesso alla radice della fragilità di un matrimonio: la relazione tra gli sposi a volte entra in conflitto con la relazione che ognuno ha con la propria famiglia di origine; oppure la relazione di coppia diventa talmente intensa da dare la sensazione di soffocamento rispetto agli spazi necessari alla propria autonomia personale; oppure uno dei due si appoggia all’altro in maniera totale nella illusione di colmare la propria immaturità e incapacità di prendere delle decisioni...

Sono alcune tra le situazioni che ostacolano gravemente la costruzione del rapporto di coppia: al punto che tanti fallimenti coniugali in realtà non si potrebbero nemmeno definire fallimento di un matrimonio in quanto sopraggiungono già prima che si raggiunga la condizione indispensabile della libertà e responsabilità di essere coppia. Ci troviamo di fronte a due persone che non sono riuscite a "modulare le distanze" e a superare i condizionamenti di aspettative immature e inadeguate alla condizione di sposi.


Tipologie e cause del disagio di coppia

Il disagio nella relazione di coppia è una situazione molto complessa, alla cui origine qualche volta è possibile individuare una causa univoca, più spesso concorrono intrecciandosi cause diverse.

Dalle segnalazioni portate in Commissione da alcune persone che operano in strutture che si occupano direttamente del disagio familiare, e da una parziale indagine compiuta da alcuni membri della Commissione nelle rispettive zone pastorali, sono emerse numerose cause del disagio di coppia e varie tipologie in cui la crisi si manifesta. Le riferiamo di seguito, precisando che l’elenco non è esaustivo, né indica delle priorità: ci auguriamo che una maggiore completezza ed elaborazione siano rese possibili dagli ulteriori approfondimenti suggeriti dalle piste di lavoro.

Per ora ci si è limitati a raggruppare le cause in cinque aree, con lo scopo di agevolare la valorizzazione di quanto emerso.

1. Difficoltà personali

* immaturità personale e mancanza di un progetto di vita;

* problematiche legate a disfunzioni sessuali o a scarsa informazione su tale tema;

* una visione edonistica, egocentrica, idealizzata o banalizzata della sessualità con incapacità di viverla come momento di dialogo;

* aspettative eccessive, non realistiche, rispetto alla vita di coppia;

* innamoramento "adolescenziale": prevalere dell’emozione su sentimento e razionalità;

* eccessivo accentramento su se stessi, e conseguente mancanza di attenzione verso l’altra persona, i suoi sentimenti, le sue esigenze e le sue attese.

2. Difficoltà nella relazione di coppia:

* idealizzazione dell’altro e incapacità di accettarlo così come è;

* fidanzamenti superficiali, privi di un percorso formativo e di conoscenza profonda, con scarsa preparazione alle responsabilità della vita di coppia;

* progetto di vita familiare assente, o vago e incompleto, scelte matrimoniali poco consapevoli, superficiali, irresponsabili;

* la possessività che toglie spazio all’altro, lasciando una sensazione di scarsa libertà personale e inducendo una graduale perdita della propria individualità;

* una conflittualità esasperata dovuta a incompatibilità di carattere o a eccessiva distanza culturale;

* diversità di esigenze e di vedute riconducibili ai mutamenti culturali o alle caratteristiche specifiche dell’uomo e della donna;

* mancanza di dialogo profondo al di là dello scambio "funzionale" di informazioni;

* solitudine dovuta alla difficoltà di comunicazione;

* diversità culturale e di interessi tra gli sposi e assenza di terreni comuni su cui costruire condivisioni interessanti;

* caduta totale dei ruoli tradizionali di marito e di moglie (che un tempo sostenevano in qualche modo una vita di coppia anche in assenza di progetti).

3. Difficoltà nella funzione genitoriale:

* gravidanze indesiderate o problemi legati alla sterilità di coppia;

* mancanza di una linea comune nella educazione dei figli.

4. Difficoltà di relazione con l’esterno:

* eccessivo attaccamento alla famiglia di origine;

* povertà di relazioni significative con il contesto sociale ed ecclesiale.

5. Difficoltà legate ad eventi o situazioni particolari:

* relazioni extraconiugali;

* problemi conseguenti a violenze, abusi sessuali, interruzioni di gravidanza, ecc.;

* una situazione pesante dovuta a qualche problema particolare di uno dei membri della famiglia: alcolismo, handicap, malattia cronica, tossicodipendenza, ecc.

Per evitare eccessive semplificazioni, vale la pena precisare che non sempre la presenza di qualcuno dei fattori di disagio sopra elencati conduce necessariamente ad una crisi coniugale; questo perché le persone e le coppie possono disporre anche di risorse positive che, se opportunamente attivate, riescono a compensare gli eventuali elementi di difficoltà.

      Cfr. Scheda n. 2: Analisi delle cause e delle tipologie più frequenti del disagio di coppia


Disagio relazionale e contesto culturale

A rendere più complesso il problema della costruzione della identità di coppia intervengono anche alcuni fattori di tipo culturale che caratterizzano il nostro tempo.

I profondi mutamenti avvenuti in questi ultimi decenni hanno interessato direttamente la concezione e l’esperienza della famiglia: un modo positivo di concepire la sessualità e l’affettività, un accresciuto senso della persona e della libertà individuale, l’autostima e il riconosciuto valore della donna nella vita sociale e familiare, una valutazione positiva del piacere e della tensione verso la felicità... Questi mutamenti rappresentano una svolta positiva nel processo culturale dell’uomo e della famiglia. La rapidità dei cambiamenti sociali però, quando si associa a immaturità affettiva e inadeguata immagine di sè, può provocare disorientamento specie nella capacità di formulare un progetto di famiglia in cui collocarsi personalmente con una precisa identità e un determinato ruolo.

Inoltre i mutamenti culturali accennati hanno portato con sè delle enfatizzazioni dai risvolti problematici: la riscoperta della sessualità come valore ha portato spesso ad assolutizzarla come fonte di piacere avulsa dalla sua funzione di comunicazione interpersonale; la riscoperta della persona e della sua libertà ha indotto in molti casi a una esasperazione dell’individualismo e al rifiuto di una norma oggettiva; la nuova consapevolezza della dignità e del valore della donna ha portato talvolta a rivendicazioni esasperanti, a "contrattazioni" meschine, a un impoverimento nei tempi e nella qualità della vita familiare; una riscoperta in positivo del piacere e della tensione verso la felicità ha portato spesso dal vivere "con" piacere al vivere "per" il piacere ...

La nostra cultura è caratterizzata inoltre dalla presunzione che ogni limite sia superabile e che ogni sogno sia realizzabile. In questo contesto le forti attese proiettate in modo idealistico sull’esperienza matrimoniale entrano presto in contrasto con le condizioni reali in cui si svolge il quotidiano della vita di coppia.

A volte a sperimentare difficoltà relazionali di coppia sono persone che, iperprotette e garantite ben oltre l’infanzia dalla famiglia di origine, non hanno sperimentato la fatica e la gioia di decisioni autonome e di esperienze responsabilizzanti. Sono elementi che caratterizzano la permanenza dei figli ormai adulti nella famiglia di origine (il fenomeno della cosiddetta "famiglia lunga", tipica soprattutto della società italiana di questi anni).

A rendere più difficile la "tenuta" di una relazione di coppia intervengono anche fattori di stress prodotti dalla complessità della vita di oggi: per esempio la riduzione dei tempi della famiglia, dovuta al lavoro professionale, al moltiplicarsi degli interessi e degli spazi extrafamiliari e all’invadenza della televisione.

Da quanto detto, risulta evidente come spesso i fattori di crisi che vanno ad aumentare le difficoltà della coppia siano frutto di contraddizioni del più ampio contesto di riferimento. È importante quindi evitare di fermarsi alle dinamiche strettamente interne alla coppia, per tenere collegati i problemi del "dentro" e del "fuori" (la famiglia) soprattutto in particolari condizioni di ambiente: per esempio lì dove lo sviluppo turistico ha prodotto cambiamenti dei tempi e dei modelli di vita familiare.

            Cfr. Scheda n. 3: Sviluppo turistico e tenuta della famiglia

            Cfr. Scheda n. 4: Benessere economico e stabilità della famiglia


Disagio relazionale e fede cristiana

Possiamo chiederci a questo punto: qual è la situazione dei cristiani rispetto al problema della "tenuta" del matrimonio? una coppia che ha celebrato il matrimonio cristiano è forse più "garantita" di altre rispetto al rischio di una crisi?

Un percorso di formazione al matrimonio cristiano, soprattutto se non si limita alla enunciazione di contenuti ma coinvolge in prima persona i fidanzati in un cammino di crescita personale e di coppia, dà all’amore più solide basi e motivazioni più ampie; la celebrazione del sacramento inoltre conferisce agli sposi una grazia particolare che li sostiene nella vocazione e nel ministero coniugale.

Tuttavia la specifica formazione e la grazia sacramentale non mettono una volta per sempre una coppia al sicuro da difficoltà e da fallimenti. È necessaria - nei percorsi di formazione al matrimonio e nella proposta di cammini spirituali per gli sposi - una formazione che miri a costruire una fede equilibrata e matura e una visione realistica, non idealizzata, della vita di coppia. Certi modelli spiritualistici e intimistici del matrimonio e della famiglia - frutto forse più di elaborazioni astratte costruite da uomini celibi piuttosto che di riflessioni realistiche offerte da coppie impegnate in un serio cammino spirituale - hanno avuto come effetto scoraggiamento e frustrazione nell’impatto con la quotidianità.

La mentalità pastorale di oggi tende forse più a proporre ideali che a partire dal dato esistente per indicare strade di salvezza che passano attraverso la quotidianità e spesso anche attraverso la povertà di esperienze faticose e deludenti. L’esempio di numerose storie bibliche di coppia e la stessa esperienza dei profeti ci mette in guardia dal pericolo della enfatizzazione: Dio salva ogni coppia proponendole un suo progetto di santità, ma entrando anche nelle pieghe della sua storia quotidiana per renderla storia di salvezza nonostante l’esperienza frequente della povertà e del fallimento.

Gli sposi sono chiamati alla santità anche attraverso l’esperienza del perdono, chiesto e offerto reciprocamente ed accolto insieme da Dio, attraverso l’esperienza della fiducia restituita nonostante i tanti motivi che quotidianamente la mettono alla prova, attraverso l’esperienza della "novità" di un amore che sa ricominciare ogni giorno con l’avventura di scoprire l’altro diverso da come lo si riteneva da molto tempo. Nessuna coppia, nemmeno quella provata da una conflittualità logorante o addirittura dall’esperienza del fallimento coniugale, è esclusa dalla possibilità di vivere, per la grazia di Dio, una vera e propria storia di salvezza.

La fede cristiana inoltre può aiutare a dare un senso a quella "inquietudine" che caratterizza quasi sempre l’amore umano, anche quando è grande e autentico: la sensazione di non arrivare mai alla pienezza della comunicazione con la persona amata, ma di dover sempre fare i conti con zone profonde dello spirito nelle quali ognuno si sente "solo" perché non è possibile raggiungere la comunione con l’altro. Per i credenti questo è il segno che anche l’amore umano ha pur sempre il suo limite perché nessuna creatura potrà mai riempire totalmente un cuore fatto per Qualcuno che è più grande di ogni uomo e di ogni donna: "Tu ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te" (s. Agostino). Questa "inquietudine" allora non è una situazione patologica di disagio: è piuttosto una condizione - da accettare con serenità e da sublimare nella speranza - che mantiene vivo nell’uomo e nella donna il senso della propria creaturalità e induce a tendere, anche nell’esperienza coniugale, a una comunione più grande che si compirà perfettamente nel Regno.


La scelta di campo
della Commissione diocesana Famiglia

Dire "disagio relazionale in famiglia" è parlare di una realtà molto complessa e diversificata che dobbiamo cercare di definire in maniera più precisa.

La Commissione ha fatto una scelta di campo: quella di limitare la propria ricerca alle difficoltà di relazione tra gli sposi, non considerando per il momento le difficoltà di relazione tra genitori e figli.

Si è consapevoli che spesso il disagio relazionale tra gli sposi, quando questi sono anche genitori, rende più difficile anche la comunicazione con i figli e si traduce per loro in insicurezza e disagio. Questo fenomeno però merita una riflessione a parte e si apre su problematiche complesse sulle quali la comunità cristiana dovrà interrogarsi per darsi un progetto.

Ma anche limitatamente all’ambito della crisi di coppia è necessario fare una ulteriore scelta di campo.

Ci sono casi in cui il disagio relazionale della coppia è collegato a circostanze specifiche di sovraccarico emotivo e/o fisico della famiglia: ad esempio la disoccupazione, la presenza di un figlio handicappato o di un anziano o di un ammalato cronico o di un figlio tossicodipendente, o di un alcolista... Queste situazioni mettono la coppia in una condizione di particolare fatica relazionale e rischiano di provocare situazioni di particolare fragilità.

In genere per questo tipo di difficoltà relazionali esistono già delle risposte, provocate dalla esigenza delle famiglie, toccate dal disagio, di riunirsi per far fronte al problema comune: è così per l’alcolismo, per la tossicodipendenza e per altre situazioni. È importante che gli operatori pastorali, soprattutto quelli che sono a contatto con le famiglie, siano a conoscenza di tali possibilità per poter dare informazioni e indicazioni corrette.

In altri casi invece il disagio relazionale, pur avendo cause precise e complesse, è a prima vista immotivato, incomprensibile: quel disagio "nebuloso" che sembra senza cause oggettive univoche e per il quale coppie e famiglie "saltano" in maniera inaspettata e senza possibilità di immediato rimedio. È questo il problema emergente, dal quale la Commissione si è sentita particolarmente interpellata.


Come emerge il disagio relazionale

Abbiamo già detto che sono in aumento le persone e le coppie che in una situazione di "crisi" di relazione chiedono aiuto. Come arrivano ad esprimere questa richiesta?

A volte la richiesta di aiuto emerge spontaneamente, dopo un lungo percorso di sofferenza di coppia e in un momento di esasperazione: "ho bisogno di sfogarmi con qualcuno perché non ce la faccio più" è il primo approccio, cercato più spesso dalla donna, rivolto generalmente a una persona amica o a un sacerdote.

È molto differenziata la condizione di chi chiede aiuto: qualche volta la rottura è irreversibile, altre volte c’è invece un margine per una ricostruzione della relazione; in certi casi le persone che chiedono aiuto si aspettano semplicisticamente una risposta magica per superare l’emergenza, in altri casi accettano di intraprendere un percorso impegnativo alla ricerca delle risorse presenti nella loro situazione.

Più spesso invece la coppia in crisi non chiede aiuto perché non ha motivazioni e fiducia sufficiente o relazioni confidenziali per farlo. Allora diventa importante maturare nella comunità e negli operatori pastorali una particolare sensibilità e attenzione che consentano di scoprire e riconoscere il disagio.

È esperienza comune che la richiesta di aiuto emerge tanto più tempestivamente quanto più la persona o la coppia sono inseriti in un contesto relazionale significativo; le coppie isolate - e quante ne esistono, non solo nelle città ma anche nei piccoli centri! - sono quelle più a rischio quando dovessero insorgere dei problemi di relazione. Quando invece una coppia (o uno della coppia) ha dei veri amici, questi generalmente riescono a percepire per tempo la situazione di disagio, e la coppia stessa è più portata ad aprirsi con confidenza e fiducia. Sulla base di questa constatazione appare subito l’importanza della comunità in ordine alla individuazione delle "crisi" di coppia, e quanto è rilevante la responsabilità delle comunità cristiane rispetto a una "vita di comunione" nella quale trovino ascolto e accoglienza le situazioni di disagio.

In ogni caso è utile individuare dei "segnali indicatori" o "campanelli di allarme" che aiutino a riconoscere la situazione di disagio prima che la conflittualità esploda in forme irreversibili. La Commissione ha individuato tra questi:

· una non corretta modulazione delle distanze sia a livello intra- che extrafamiliare;

· l’incapacità di costruire legami e relazioni di amicizia;

· la scarsa "competenza comunicativa" (difficoltà di ascolto e di dialogo);

· situazioni prolungate di frustrazione (insoddisfazione, tensioni…) nella relazione sessuale.

Sono spunti che richiedono una ulteriore verifica e una più concreta specificazione.

          cfr. Scheda n. 5: I "segnali indicatori" di una crisi di coppia

           

 

   
   
             

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