UFFICIO PASTORALE della Diocesi di Bolzano - Bressanone

Commissione per la pastorale della famiglia

 

AMBITO GRUPPI FAMIGLIE E COPPIE

Introduzione

I gruppi famiglie e sposi hanno la loro origine nella riscoperta del ruolo che hanno all'interno della Chiesa i laici e, in modo particolare, le famiglie, per il dono coinvolgente dei sacramenti del battesimo, cresima e matrimonio. Ed è il Concilio Vaticano II a far emergere la necessità di una pastorale con e per le famiglie, con e per i laici. Una pastorale che si propone di evangelizzare il mondo senza considerare la famiglia come luogo naturale di inizio e sviluppo di ogni vita, non può portare frutti. Molte energie, infatti, sono state sprecate perché si è voluto fare una evangelizzazione rivolta ai singoli individui, invece che alla famiglia nella sua globalità.

 

Documenti della Chiesa

Presentiamo alcuni documenti che ci aiutano a capire il perché della presenza delle famiglie nell'azione pastorale della Chiesa.

Atti degli Apostoli 2, 42-48

Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano stati salvati.

 

Concilio Vaticano II

Lumen Gentium (Costituzione dogmatica sulla Chiesa)

L'apostolato dei laici è la partecipazione alla stessa salvifica missione della chiesa, e a questo apostolato sono tutti deputati dal Signore stesso per mezzo del battesimo e della confermazione. Dai sacramenti, e specialmente dalla sacra eucarestia, viene comunicata e alimentata quella carità verso Dio e gli uomini, che è l'anima di tutto l'apostolato. Ma i laici sono particolarmente chiamati a rendere presente e operosa la chiesa in quei luoghi e in quelle circostanze, in cui essa non può diventare sale della terra se non per loro mezzo. Così ogni laico, per ragioni degli stessi doni ricevuti, è il testimonio e insieme lo strumento vivo della missione della chiesa stessa "secondo la misura dei doni di Cristo" (Ef 4,7). (…)

Grava quindi su tutti i laici il glorioso peso di lavorare, perché il divino disegno di salvezza raggiunga ogni giorno più tutti gli uomini di tutti i tempi e di tutta la terra. Sia perciò loro aperta qualunque via affinché, secondo le loro forze e le necessità dei tempi, anch'essi attivamente partecipino all'opera salvifica della chiesa. (33)

Cristo, il grande profeta, che con la testimonianza della sua vita e con la virtù della sua parola ha proclamato il regno del Padre, adempie la sua funzione profetica fino alla piena manifestazione della sua gloria, non solo per mezzo della gerarchia, la quale insegna in nome e con il potere di lui, ma anche per mezzo dei laici, che perciò costituisce suoi testimoni e li provvede del senso della fede e della grazia della parola (cf. Atti 2, 17-18; Ap. 19.10), perché la forza del vangelo risplenda nella vita quotidiana, familiare e sociale. (…)

In questa funzione appare di grande valore quello stato di vita, che è santificato da uno speciale sacramento: la vita coniugale e familiare. Ivi si ha l'esercizio e un'eccellente scuola di apostolato dei laici, dove la religione cristiana permea tutta la condotta della vita e ogni giorno più lo trasforma. La famiglia cristiana proclama ad alta voce le virtù presenti del regno di Dio e la speranza della vita beata. (35)

 

Concilio Vaticano II

Apostolicam Actuositatem (Decreto sull'apostolato dei laici)

I laici esercitano il  loro multiforme apostolato sia nella vita della chiesa sia nel mondo. Su questo duplice fronte si aprono svariati campi di attività apostolica, di cui vogliamo qui ricordare i principali. Essi sono: le comunità della chiesa, la famiglia, i giovani, l'ambiente sociale, l'ordine nazionale e internazionale. Siccome poi ai nostri giorni le donne prendono sempre più parte attiva in tutta la vita sociale, è di grande importanza una loro più larga partecipazione anche nei vari campi dell'apostolato della chiesa. (9) (…)

In quanto partecipi dell'ufficio di Cristo sacerdote, profeta e re, i laici hanno la loro parte attiva nella vita e nell'azione della Chiesa. All'interno della comunità della Chiesa la loro azione è talmente necessaria che senza di essa lo stesso apostolato dei pastori non può per lo più raggiungere la sua piena efficacia. (10)

 

La famiglia

Poiché il Creatore di tutte le cose ha costituito la società coniugale quale principio e fondamento della società umana, e con la sua grazia l'ha resa sacramento grande in Cristo e nella Chiesa (Cf. Ef. 5. 32), l'apostolato dei coniugi e delle famiglie acquista una singolare importanza sia per la Chiesa sia per la società civile. (…)

La famiglia stessa ha ricevuto da Dio questa missione affinché sia la prima e vitale cellula della società. Adempirà tale missione se, mediante il mutuo affetto dei membri e l'orazione fatta a Dio in comune, si presenta come il santuario domestico della Chiesa; se tutta la famiglia si inserisce nel culto liturgico della Chiesa; se infine la famiglia offre una fattiva ospitalità, se promuove la giustizia e le altre opere buone a servizio di tutti i fratelli che si trovano in necessità. Fra le varie opere dell'apostolato familiare si possono enumerare le seguenti: adottare come figli i bambini abbandonati, accogliere con benevolenza i forestieri, dare il proprio contributo nella direzione delle scuole, assistere gli adolescenti con il consiglio e con mezzi economici, aiutare i fidanzati a prepararsi meglio al matrimonio, collaborare alla catechesi, sostenere i coniugi e le famiglie che si trovano in difficoltà materiale e morale, provvedere ai vecchi non solo il necessario, ma anche renderli partecipi equamente dei frutti del progresso economico. (…)

Affinché possano raggiungere più facilmente le finalità del loro apostolato, può essere opportuno che le famiglie si uniscano in qualche associazione.

Il Direttorio e i gruppi familiari

I vescovi italiani, interpretando le indicazioni del Concilio e accogliendo le esperienze di molte diocesi italiane, propongono che i gruppi familiari vengano promossi, riconosciuti e valorizzati. Così dice il Direttorio di Pastorale Familiare:

Per la crescita della coppia e della famiglia, a livello pastorale, si richiede anche la messa in atto di alcune iniziative in grado sia di suscitare e sostenere la loro responsabilità e il loro impegno, sia di esprimere e di alimentare costantemente e stabilmente la cura e la sollecitudine della Chiesa verso di esse. Con vera saggezza pastorale e in docile obbedienza a Cristo Signore, nella comunità cristiana siano, innanzitutto, promossi, riconosciuti e valorizzati i gruppi familiari e ci si adoperi perché siano sempre più "luogo di crescita nella fede e nella spiritualità propria dello stato coniugale; momento di apertura alla vita parrocchiale e comunitaria; stimolo al servizio pastorale nella Chiesa e all'impegno nella società civile". (126)

 

Che cosa si intende per gruppo familiare o gruppo di sposi

Per gruppi familiari o di sposi si intendono dei piccoli gruppi di coniugi cristiani (5/8 coppie) che, sentendo in modo vivo la loro vocazione personale e matrimoniale, si riuniscono con il desiderio di avviare una crescita spirituale e umana a vantaggio di se stessi, delle loro famiglie e anche della comunità cristiana nella quale vivono. Ci sono gruppi che privilegiano la formazione e altri il servizio, faticando a trovare un giusto equilibrio tra le due dimensioni. Ci sono gruppi che affrontano le problematiche della coppia e della famiglia e altri che privilegiano percorsi biblici e catechistici. Altri si aprono a percorsi differenziati propri del mondo degli adulti. Ci sono gruppi che "dipendono" dalla figura del sacerdote, altri che ancora non hanno trovato una loro identità e cercano "cosa fare".

 

Tipologia dei gruppi famiglie e coppie

Molti si chiedono se questi gruppi siano formati da tutta la famiglia (genitori e figli, a volte con la nonna o il nonno che vivono in casa) oppure solo dalla coppia. Generalmente i gruppi sono composti da coppie di sposi abbastanza omogenei per età. Se con i figli ancora piccoli, è frequente che, trovandosi tutti insieme, vengano affidati ad una mamma facente le funzioni di baby sitter. Quando i figli sono più grandi, si dà loro la possibilità di stare assieme, organizzando delle scampagnate o, spesse volte, programmando vacanze estive (specialmente in montagna) per tutto il gruppo.

Un'altra distinzione va fatta tra i gruppi familiari parrocchiali e quelli legati ai movimenti attivi nel campo della pastorale familiare. I primi sono gruppi per lo più spontanei che nascono all'interno dell'attività pastorale svolta dal parroco e dal suo consiglio, hanno vita relativamente breve, con motivazioni e dinamiche molto diverse. I gruppi legati ai movimenti sono molto più istituzionalizzati: sono definiti i programmi, i ruoli del sacerdote e dei conduttori del gruppo, spesso nei minimi particolari. I primi godono di maggiore libertà e spontaneità, accompagnati dal pericolo di vivere alla giornata; i secondi possono avere vita più lunga con dei "paletti" forse un po’ stretti e una serie di responsabilità ben definite. In alcune diocesi, a seguito della forte considerazione del vescovo locale, certi movimenti sono molto presenti; nella nostra diocesi sono quasi assenti o ci sono coppie che fanno riferimento a Trento o a Verona.

In rapida rassegna si possono ricordare alcuni movimenti presenti in Italia:

END (Équipe Notre Dame) Un gruppo di coppie e l'Abbè Caffarel danno inizio all'esperienza, a Parigi, nel 1938. Sono presenti specialmente nel Nord-Ovest.

CPM (Centri di Preparazione al Matrimonio) Esperienza derivante da END.

FAMIGLIE NUOVE : Gruppi di coniugi e famiglie, all'interno del movimento dei Focolarini, iniziano la loro aggregazione molto prima che venga fondato il Movimento Famiglie Nuove (1967). E' presente in tutto il mondo, anche a Bolzano.

MFC (Movimento Familiare Cristiano): E' nato negli USA, nel 1947, ed è giunto in Italia dopo il Sinodo della Famiglia del 1980.

IM (Incontro Matrimoniale): Da 20 anni presente in Italia, da 10 a Trento. Nei "fine settimana", organizzati in tutti i dettagli, promuovono l'incontro delle coppie.

 

Formazione dei gruppi familiari parrocchiali

Una domanda che spesse volte viene fatta quando si parla di gruppi familiari, è la seguente: "Come iniziare, come trovare le coppie, le famiglie per formare un gruppo?"

  1. L'esperienza insegna che prima di tutto è importante (necessario) che il parroco sia favorevole a questa esperienza pastorale.
  2. La predicazione deve aiutare a far scoprire e far conoscere questa strada. In modo particolare con il dialogo personale il sacerdote può far venire alla luce desideri ed aspirazioni delle coppie che visita e frequenta.
  3. E' chiaro che il Consiglio parrocchiale con il parroco deve darsi almeno le linee fondamentali di un progetto pastorale prestando particolare attenzione ai gruppi nella pastorale familiare.
  4. I gruppi possono nascere in occasione della preparazione delle coppie dei fidanzati, dei genitori i cui figli si avvicinano ai sacramenti (sicuramente questa è l'occasione più significativa).
  5. Le giornate di programmazione della pastorale parrocchiale, con la presenza di tutti gli operatori pastorali, possono essere propizie alla formazione di nuovi gruppi.
  6. E' indispensabile che venga annunciata la possibilità di formare questi gruppi.

 

Alcuni consigli utili

Con semplicità vorremmo suggerire alcune cose da tenere presenti ogni volta che si avvia un gruppo famiglia.

  1. Non si dimentichi che il punto fondamentale è stabilire che cosa vuole essere il gruppo o meglio quel gruppo e perciò qual è il suo obiettivo. Occorre fare un lavoro paziente in gruppo - una serie di incontri - dove tutti si esprimono rispondendo alla domanda: "perché sono qui e cosa mi aspetto da questa esperienza?"
  2. Il cammino del gruppo deve essere previsto e programmato inizialmente per i primi tre mesi, poi per l'anno. Non devono mancare (in libreria ce ne sono già tanti) i sussidi per ogni tema che il gruppo voglia trattare. Inoltre la programmazione dovrebbe definire la periodicità degli incontri, il luogo, la data, le persone o coppie che si incaricano di avviarli. Un gruppo non dovrebbe mai incontrarsi e improvvisare sul tema.
  3. La vita di un gruppo non è fatta soltanto di incontri e cioè di persone sedute in cerchio che parlano, ma anche di molte altre cose, come ad esempio amicizia mantenuta viva e tra tutti, molto rispetto per ciascuno (nessuno deve sentirsi giudicato o costretto a fare delle cose o anche solo a parlare). E' bene mettere in programma alcuni incontri un po’ diversi, prima di Natale, a carnevale, a Pasqua. Anche trovarsi a Messa in parrocchia, con i figli, aiuta a coltivare l'amicizia e le relazioni.

Coppia responsabile

La regola più importante per un gruppo è che, tra le coppie partecipanti, si scelga la coppia responsabile per un anno (6 o 7 mesi) e che poi, sempre con decisione del gruppo, venga scelta un'altra coppia. Questa coppia, sebbene priva di esperienza, si incarica di fare da punto di riferimento per tutti, per ciascuno e per il gruppo intero; essa inoltre diventa interlocutore per il sacerdote o il parroco. L'esistenza di questa coppia responsabile permette al sacerdote di avere delle persone con cui parlare del gruppo e così anche i membri del gruppo hanno due coniugi da loro designati che li possono ascoltare e che tra un incontro e l'altro portano un po’ più degli altri la responsabilità del gruppo e una affettuosa preoccupazione per tutti.

 

Presenza del sacerdote

Il ruolo del sacerdote e, possibilmente, del parroco in un gruppo è anch'esso molto importante, ma va detto subito che non è lui il responsabile del gruppo e non deve divenirlo. Non tocca a lui rimproverare, richiamare gli impegni presi, tocca alla coppia responsabile guidare le riunioni, far nascere il consenso su linee o proposte. L'intervento del sacerdote, quando ci vuole, deve essere sobrio, non è necessario (anzi è controproducente) che sia sempre presente. In altre parole il gruppo non deve essere dipendente dal sacerdote, deve portare avanti il suo programma con molta autonomia. Il sacerdote deve essere sempre disponibile a parteciparvi quando venga richiesta la sua presenza per un approfondimento teologico sui temi trattati. L'importante però è che il suo intervento non si trasformi semplicemente in una erudita lezione di teologia. E' la coppia responsabile che fa da tramite tra il gruppo e il parroco. E' naturale che è cura del parroco seguire costantemente l'andamento dei gruppo familiari della sua parrocchia incontrando i responsabili, parlando assieme dei programmi, delle difficoltà, delle novità. Il parroco, forse senza accorgersene, in questo modo, ha già funzionante una piccola scuola di formazione cristiana di laici.

 

Tappe della formazione di un gruppo

La vita di un Gruppo - Famiglia è condizionata da moltissimi fattori e avvenimenti (tutti quelli che riguardano le persone, le famiglie, la parrocchia) e, infine, dai ritmi di crescita del gruppo stesso. Pur tenendo conto del fatto che questi ritmi possono essere molto diversi, si può tentare di tracciare le tappe di un Gruppo-Famiglia.

1° tappa: formare il gruppo (e perciò curare le relazioni reciproche) intorno a obiettivi chiari e condivisi.

2° tappa: approfondire la formazione delle persone e delle coppie, affrontando tematiche necessarie per i membri del gruppo.

3° tappa: approfondire la formazione delle coppie in ordine alla pastorale familiare, affrontando i temi che predispongono a coltivare la pastorale familiare e i problemi della famiglia nella comunità parrocchiale.

4° tappa: favorire la scelta di impegni concreti nella comunità e l'uscita di alcune coppie che vanno a sostenere pastorali familiari specifiche e ad avviare nuovi Gruppi-Famiglia.

 

Argomenti delle riunioni

Gli argomenti delle riunioni e i momenti delle riunioni possono essere attinti fra i seguenti:

  1. I problemi personali, di coppia o di famiglia, che hanno risonanza anche nella vita degli altri (tuttavia non sfoghi e non "analisi"…). Tra questi: educazione dei figli o altri problemi suscitati dal rapporto della famiglia con la scuola, il lavoro, il quartiere, ecc.
  2. Problemi esterni al gruppo, ma della comunità in cui si è inseriti: parrocchia, paese, quartiere, vicinato …, oppure i settori della pastorale familiare, come la catechesi battesimale, la prima comunione, i giovani, i fidanzati …
  3. Lettura, studio e meditazione del Vangelo o di altri libri della Scrittura.
  4. Lettura, studio e meditazione dei documenti della Chiesa.
  5. Preghiera in tutte le sue forme possibili (spontanea, litanica, con i salmi …)
  6. Infine, i temi specifici che hanno fatto nascere il gruppo, perciò temi di teologia o di pastorale, atti ad approfondire il compito e la missione dei coniugi nella Chiesa e in particolare nella pastorale familiare.

E' importante, inoltre, che il gruppo trovi l'accordo sul metodo con cui trattare un argomento. Non si deve mai accettare la discussione spontanea; è bene che almeno una coppia si prepari, a casa, più diffusamente sul tema e che tutti abbiano in mano qualche breve testo su cui prepararsi. Bisogna che tutti si possano esprimere e che si parli non in teoria, ma facendo riferimento a fatti vissuti, alla propria vita e ai propri atteggiamenti personali, confrontandoli con la parola di Dio.

Luogo delle riunioni

Un'attenzione particolare va riservata al luogo degli incontri del gruppo familiare. Molti, per motivi di comodità, di spazio, di mentalità scelgono una sala della canonica, ma il luogo più naturale e indicato è la casa. La casa diventa quasi un luogo sacro e santificante per la famiglia. E' nella casa dove nasce e cresce la vita, dove ci si incontra nell'amore. E' anche nella casa dove si possono covare momenti difficili, disgrazie e drammi. Aprire la casa ad altre famiglie è segno di apertura, di accoglienza. Inoltre, in casa è più facile chiedere ed ottenere un bicchiere d'acqua, cambiare il pannolino al bambino che si è svegliato e piange … oppure condividere una torta fatta dalla famiglia ospitante.

 

 

Nota pastorale

Le giovani coppie in una parrocchia sono un anello molto delicato tra i gruppi giovanili, e in particolare tra i giovani prossimi al matrimonio, e le coppie di 40 - 50 anni. E' molto importante che i giovani non ancora sposati abbiano davanti a se dei giovani sposi che si trovano in gruppo e che mostrano di appartenere alla comunità parrocchiale e perciò lascino intendere che essa ha valore per loro e che da essa ricevono. Ne guadagna così anche l'esperienza della fede proprio mentre diventano adulti e sono tentati di allontanarsi dalla Chiesa. Ma il gruppo giovani sposi è importante per loro stessi: vivono un momento di assestamento in famiglia nella coppia con i primi bambini e fuori con il lavoro, non deve servire come gruppo di allevamento a cui attingere coppie per farle lavorare in parrocchia.

 

Conclusione

All'inizio di questa riflessione sull'ambito dei gruppi familiari e di coppie, avevamo proposto un passaggio del Direttorio di pastorale familiare. Vogliamo concludere riprendendo lo stesso documento al n.128.

I gruppi familiari, quindi, vengano proposti a tutte le famiglie e se ne stimoli la diffusione e l'incremento presso tutte le fasce sociali e culturali. In un clima di fede, di preghiera e di ascolto della Parola di Dio, mediante un reciproco scambio di esperienze sulla vita cristiana nei suoi vari aspetti, attraverso un continuo sforzo di formazione dottrinale e spirituale e l'aggiornamento permanente sulle dottrine e sui metodi pedagogici, i gruppi familiari abbiano sempre di mira, quale loro scopo fondamentale, la continua e progressiva presa di coscienza del dono e del compito propri del matrimonio cristiano. Nello stesso tempo, in costante rapporto e comunione con l'intera comunità parrocchiale, evitino ogni forma di chiusura e sollecitino quanti vi appartengono a trovare e a vivere concrete modalità di inserimento e di servizio nella comunità ecclesiale e nella società civile, anche attraverso forme concrete e quotidiane di condivisione e di solidarietà. Se ne abbia, quindi, una cura particolare, nella consapevolezza che tali gruppi, soprattutto in alcuni momenti dell'esistenza coniugale, - oltre ad essere molto preziosi per favorire nelle coppie e nelle famiglie la loro specifica "vita secondo lo Spirito" - possono rappresentare una concreta e specifica modalità di catechesi degli adulti.

Alfio ed Emanuela Spitaleri (Laives)

Gianni Ventura (Bolzano)

(Abbiamo liberamente attinto dalle conferenze ascoltate a Gambarie (Reggio Calabria, 1994) e dagli orientamenti pastorali delle diocesi di Torino, Padova e Vicenza).

 

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