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Un'adozione a distanza per i bambini non ancora nati Nato nel 1994, il Progetto Gemma è già abbastanza noto. Attraverso di esso fino all'inizio del 2000 sono stati aiutati a nascere oltre 3200 bambini e altrettante giovani mamme. L'idea è nata dall'esperienza dei Centri di aiuto alla vita il cui programma fin dall'origine si può riassumere nello slogan: "Le difficoltà della vita non si superano sopprimendo la vita ma superando insieme le difficoltà". Nella logica del Movimento per la vita difendere il diritto alla vita del bambino non ancora nato non significa mettersi "contro" la madre, ma "accanto" a lei. "Insieme per superare le difficoltà. L'aborto volontario in Italia è largamente motivato da ragioni culturali e psicologiche, ma non mancano le difficoltà economiche. E' inaccettabile che uno Stato e una comunità che si ispirano alla solidarietà consentano che una vita appena sbocciata sia soppressa per ragioni economiche. Il volontariato cristiano e non cristiano da tempo ha scoperto una forma di aiuto economico da offrire periodicamente ai poveri, specialmente ai bambini, dei paesi in via di sviluppo. Si chiama "Adozione a distanza". Anche il Movimento per la vita partecipa a questa gara di solidarietà. Ma al bambino che deve nascere, il più bambino tra i bambini e il più povero tra i poveri, minacciato di morte per le difficoltà dei suoi genitori chi ci pensa? Ecco l'idea di una adozione a distanza prenatale, che applica in Italia ai bambini non ancora nati e alle loro madri uno strumento di solidarietà già usato per gli abbandonati e i poveri del Terzo Mondo. Gemma è la pietra preziosa che dà nome al servizio perchè ricorda la parabola evangelica che ci invita a vendere tutto pur di acquistarla. Gemma è il germoglio che dà nome al servizio perchè germoglio è ogni nuovo concepito e ogni gesto di accoglienza dei suoi genitori e della società che lo accolgono. L'adozione prenatale a distanza non è una adozione in senso giuridico, come non lo sono tutte le adozioni a distanza. Il legame tra la madre che viene assistita con il suo bambino e gli "adottanti" è solo spirituale. Ma non per questo il vincolo è meno intenso. Tuttavia nei rapporti tra adottanti e adottati vale l'anonimato. Gli adottanti si impegnano a versare, in una o più soluzioni, una somma stabilita in almeno 300.000 lire mensili per 18 mesi, 6 prima e 12 dopo la nascita. La gestione del progetto è affidata dalla Federazione nazionale dei Centri, Servizi e movimenti per la vita a "Vita Nova", una Fondazione costituita dal Movimento, il cui consiglio di amministrazione è interamente nominato dal Direttivo della Federazione. La Fondazione Vita Nova esamina ed abbina richieste e offerte. Scelta la situazione da aiutare, ogni lira - fino all'ultima - venuta dagli adottanti, è fatta pervenire alla madre cui è stato assegnato il Progetto Gemma, in denaro o in pagamento di servizi, tramite il Centro di aiuto alla vita più vicino che provvede (continuativamente) ad ogni altro sostegno morale o materiale. Naturalmente la quantità delle adozioni dipende dalla quantità delle offerte. Compatibilmente con tale limite l'adozione prenatale viene applicata a casi di drammatico bisogno in cui l'aiuto economico si rivela risolutivo per salvare la vita di un bambino minacciato di morte. Essa è applicata anche in casi nei quali la madre dimostra un grande coraggio nel difendere la vita del figlio resistendo in condizioni drammatiche a forti pressioni perchè abortisca. Gli adottanti riceveranno un attestato di adozione prenatale da Vita Nova e notizie sullo sviluppo dell'adozione dal Cav che segue il caso. Sia la Fondazione Vita Nova, sia la Federazione nazionale dei Centri, Servizi e Movimenti per la vita controllano la precisa attuazione del progetto su cui periodicamente riferisce il mensile Si alla vita. Strumento privilegiato per la pastorale della comunità cristiana. di Mons. Renzo Bonetti direttore del'Ufficio nazionale Cei per la pastorale della famiglia. Il compito fondamentale della famiglia, dice il Papa nella Familiaris Consortio (n.28), è il "servizio alla vita" che il Concilio, con un'espressione apparentemente ardita, definisce "vero culto". "Lamore coniugale e tutta la struttura familiare che ne nasce - afferma Gaudium et Spes, 50 - a questo tendono: che i coniugi [...] siano disposti a cooperare con l'amore del Creatore e del Salvatore, che attraverso di loro continuamente dilata e arricchisce la sua famiglia". Invece, le statistiche ufficiali ci dicono che quasi il 60% degli aborti volontari (circa 80mila l'anno, e si parla soltanto di quelli cosiddetti legali) interessa donne sposate, che hanno già almeno un figlio, e in particolare quelle che ne hanno già due (più del 27%). La percentuale degli aborti in famiglia sale dal 60 al 72 nel sud. La famiglia, dunque, è una culla assai rischiosa. E tuttavia questa tragica constatazione non è l'unica da fare. Non basta pensare alla sorte dei bambini abortiti. Qui è in causa anche l'impegno dei fedeli, delle famiglie, delle parrocchie, delle comunità cristiane di ogni tipo a favore delle donne e delle famiglie che, di fronte al problema di una vita nascente, si trovano nella tentazione se accoglierla o rifiutarla. Nella comunità cristiana la priorità e l'urgenza della pastorale familiare sono una realtà acquisita. Meno lo sono le sue forme tangibili, cioè i modi concreti in cui le famiglie possano sperimentare l'essere soggetti, cioè autori e attori, oppure oggetti, cioè destinatari di questa pastorale. Anche il "Direttorio di pastorale familiare" della Cei ribadisce che il compito di questa pastorale - "annunciare, celebrare e servire il Vangelo del matrimonio e della famiglia" - è insieme quello di aiutare le famiglie stesse a farsene protagoniste e di mostrare la sollecitudine della Chiesa per le famiglie in difficoltà. Ora quale difficoltà è maggiore del dilemma di chi si trova fra l'accoglienza di un figlio e il suo rifiuto con la terribile decisione dell'aborto volontario? Purtroppo questa scelta disumana è divenuta al tempo stesso più invogliante da quando la legge 194 è entrata in vigore e più obbligante per la mancanza di provvidenze e di strumenti pubblici. Il farsi carico di queste situazioni risponde dunque sia a un dovere civile e politico delle famiglie come tali sia al servizio, nel prossimo povero e sofferente, del Vangelo della famiglia e della vita. Farsi carico, però non può consistere solamente nel versare una somma di denaro per un "dovere di carità" spesso facile e sbrigativo. Come l'Agnello di Dio "tollit peccata mundi", prende su di sè i peccati - cioè la sofferenza - del mondo, così i cristiani e soprattutto le famiglie e le comunità devono prendere su di sè il peso che grava sui fratelli e sulle sorelle deboli e in difficoltà. Nemmeno parlare di sorelle e di fratelli, però, può essere un generico riferimento a una categoria indistinta di persone senza nome. Se è vero che Dio chiama ciascuno di noi per nome e conosce il nostro volto fin dal seno di nostra madre (Is 49.1), il prossimo dev'essere non soltanto un genere, ma una persona ben identificata. Il Progetto Gemma spesso si è rivelata un'idea vincente perchè fondata su un rapporto preciso fra adottante (o, molto meglio, adottanti) e adottati (quella madre con quel suo bambino). Nel suo modo di coinvolgere persone lontane e formalmente sconosciute, esso va ben oltre la dimensione facile e abbastanza meschina dell'aiuto economico (anche se la cifra richiesta è consistente) per investire la persona o le persone di chi adotta, i loro cuori, la loro stessa immaginazione, il loro senso di responsabilità; fa sperimentare la realtà di una comunione quasi fisica. Educa, inoltre, a perseguire un obiettivo concreto, ad assumere un impegno con costanza, a mettere in comune, fra chi adotta, un'esperienza di "carnalità", cioè di carità incarnata in due esseri deboli e fragili - la madre e il bambino adottati - e come l'adozione (cioè la condivisione) renda costoro forti, capaci di accettare una sfida, consapevoli di non essere soli, "esperti" di condivisione e di sollecitudine. Penso infine al valore formativo ed "edificante" di una o più adozioni: all'ideale di una sorta di adozione continua, l'una dopo l'altra, fino a costruire, per esempio, una parrocchia con una famiglia sparsa di figli "generati, non creati", cioè usciti non dal proprio corpo e tanto meno dal portafogli, ma dal proprio cuore e dallo Spirito vivificante che è ospite divino di ciascuno di noi.
Le mille strade di un'adozione alla portata di tutti. Sono molti i modi in cui la speciale adozione a distanza, in cui il Progetto Gemma consiste, può essere realizzata. Questo progetto può aiutare singole persone, coppie di sposi, gruppi stabili od occasionali, comunità, parrocchie a compiere un percorso di crescita, di formazione e di autoresponsabilizzazione. Non si deve vedere, nell'assunzione di un Progetto Gemma, soltanto l'impegno nei confronti di persone concrete e ben individuate - mamme in difficoltà e bambini in pericolo - ma anche uno sforzo educativo verso la capacità di esprimere e di coltivare il senso della comune paternità-maternità cristiana. Ecco qualche indicazione concreta per iniziative comunitarie possibili: PARROCCHIE. La forma comunitaria più diffusa di adozione a distanza di una mamma con il suo bambino ancora in seno è quella di una parrocchia. Questa è anche, da un punto di vista pastorale, la forma che ha maggiore ricchezza di significati e che meglio si presta a un coinvolgimento abbastanza facile di molte persone. L'iniziativa, di solito, parte dal Parroco oppure dal Consiglio pastorale parrocchiale oppure ancora dai responsabili della pastorale familiare, che spesso sono una coppia di sposi. Si può trattare di un'adozione straordinaria legata a un evento particolare della vita parrocchiale (p. es. la festa patronale, una celebrazione speciale) oppure anche a un modo di essere della parrocchia stessa che sceglie, come forma di testimonianza della carità, quella dell'adozione. In entrambi i casi l'adozione non deve essere limitata alla raccolta della somma necessaria, ma dev'essere accompagnata da una riflessione costante sul significato di questo gesto, possibilmente da svolgere insieme e con la partecipazione di tutti gli "adottanti". Il denaro occorrente può essere raccolto ogni mese in una data fissa tra tutti i partecipanti alla Messa domenicale, oppure può essere suddiviso per piccole quote (esempio: 10.000 lire al mese in trenta persone) fra chi si dichiara disponibile. In ogni caso le notizie sull'adozione dovranno essere rese pubbliche in modo gioioso per rendere la parrocchia (o gli adottanti) partecipi della vita della madre e del bambino, come se si trattasse di figli propri o di parenti. Qualora non vi siano ostacoli, il battesimo del bambino adottato a distanza può anche essere celebrato come una vera festa nella parrocchia adottante. DIOCESI. Non sono mancate adozioni Gemma compiute da intere diocesi, a volte, ma non sempre nè necessariamente, nella persona del vescovo. A Roma, per esempio, un Progetto è stato assunto a livello diocesano e promosso dal servizio di pastorale giovanile in occasione di un numeroso incontro di giovani. Compreso il significato del gesto che era stato loro suggerito, i giovani hanno raccolto immediatamente la somma occorrente per l'intera adozione. GRUPPI, ASSOCIAZIONI, MOVIMENTI. L'adozione a distanza prevista dal Progetto Gemma si adatta molto anche all'iniziativa di gruppi formali o informali, di associazioni parrocchiali (Azione cattolica, gruppi di preghiera, universitari, comunità neocatecumenali, "catene" di amici, di colleghi di lavoro, ecc.). Può essere importante suggerire un Progetto Gemma a gruppi di giovani per avviarli a capire il senso della paternità e della maternità. La modalità migliore, in questo caso, è quella di una suddivisione precisa in quote mensili. Ma è sempre necessario sottolineare l'aspetto educativo e formativo. COMUNITA', ISTITUTI, SCUOLE, CONVENTI. Anche comunità particolari possono assumesi in maniera occasionale o permanente la responsabilità di una adozione Gemma. Si pensi al valore educativo di una simile iniziativa in una scuola cattolica (tutta la scuola, oppure una classe, oppure un corso). O al significato di testimonianza della carità che può essere dato in questo modo da un'altra istituzione come un convento maschile o femminile, che può sperimentare in questo modo la propria fecondità spirituale. SOCIETA' CIVILE: Comuni, società, uffici, negozi, carceri. Non scandalizzi l'accostamento fra comuni e carceri. Bisogna andare oltre l'apparente radicale diversità e guardare piuttosto al valore sociale e civile di una comunità "laica" che riconosce il proprio dovere di solidarietà verso due "cittadini": una in difficoltà per l'esercizio dei propri diritti, l'altro in attesa di poterli esercitare. Il comune decide con votazione formale realizzando così uno degli obiettivi di garanzia e di solidarietà per i quali le amministrazioni locali esistono. Ricordiamo che i Progetti Gemma sono stati già adottati da comuni e province d'Italia. Almeno in un caso anche i detenuti di un carcere (quello di Massa Carrara) hanno sentito il bisogno di un gesto che significava, per loro, il permanere di un legame forte con la comunità civile esistente e quasi estranea al di là delle loro mura e la volontà di riparare in qualche modo ai danni che essi avevano causato a suo tempo alla società, con il loro comportamento.
QUANDO FARLA Bisogna anche saper cogliere le occasioni propizie al lancio di una iniziativa di questo genere. Oppure suggerire motivazioni che abbiano particolari contenuti formativi o motivazioni speciali. Ne indichiamo alcune. MATRIMONI. Può essere occasione di adozione a distanza un matrimonio: gli sposi da soli oppure gli sposi insieme con gli invitati oppure gli invitati da soli assumono come dono agli sposi un Progetto Gemma. Il significato sembra evidente. Non sono pochi i casi in cui alcuni sposi hanno fatto sapere di gradire, invece dei regali di nozze, il dono di una adozione a distanza, raccogliendo dieci o venti o più milioni: da un'abitudine gentile, ma in ultima analisi con qualche aspetto di consumismo, si può passare a un impegno personale di tutti per uno scopo che, nel suo significato, è profondamente legato alla fecondità matrimoniale e alla responsabilità "ministeriale" degli sposi verso la comunità ecclesiale e a quella civile verso la società. BATTESIMI. Anche i battesimi possono essere occasione per un Progetto Gemma, con motivazioni molto simili a quelle appena ricordate per i matrimoni. Così pure gli ANNIVERSARI di vario genere, ma anche i LUTTI Perchè non sottolineare, in questi casi, il senso cristiano della morte come nascita alla vita eterna mediante l'adozione di un bambino che comincia in quello stesso momento il suo cammino verso lo stesso fine? BAMBINI PERDUTI. Anche eventi dolorosissimi come la perdita di un bambino per decesso o per aborto spontaneo possono essere una feconda occasione di adozione di altro bambino con la sua mamma. Un Progetto Gemma, in queste situazioni, può essere suggerito anche per lenire il dolore di un lutto così grave, per sanare uno strappo tanto lacerante. ABORTI VOLONTARI. Infine l'adozione di un bambino e di sua madre per salvarli da un aborto può essere, per qualcuna, anche un modo per riscattare se stessa da un aborto del cui ricordo non si riesce a liberare. Perchè, in qualche modo, un figlio aiutato a nascere, salvato dalla morte e dall'aborto, non potrebbe in un certo senso occupare, nel cuore di una donna, il posto del figlio volutamente perduto? La solidarietà, un gesto d'amore e di sostegno fanno bene a se stessi oltre che al prossimo. IL COME SI FA Come si aderisce al Progetto Gemma? Ci si può rivolgere per lettera, per fax o per telefono alla sede di Milano annunciando la propria disponibilità. Si riceve quindi una scheda di dichiarazione d'impegno da restituire, firmata, allo stesso indirizzo. Arriverà in seguito, dopo l'abbinamento con un caso presentato da uno degli oltre 250 Centri di aiuto alla Vita (Cav) attivi nel territorio nazionale, un attestato di adozione prenatale a distanza. CHI SONO GLI ADOTTATI? Gli adottati a distanza sono una mamma in attesa, che non si sente di accogliere il suo bambino, anzi vorrebbe abortirlo perchè non ha i mezzi economici per mantenerlo, perchè è sola, è stata abbandonata, rifiutata dal papà del piccolo o dai propri genitori. Un concreto sostegno economico potrebbe salvare lei e suo figlio. E CHI SONO GLI ADOTTANTI? Sono famiglie, gruppi di amici o di colleghi, associazioni, parrocchie, diocesi, persone singole (anche ecclesiastici) di ogni fede, condizione e professione, donne che hanno conosciuto il dolore della perdita di un figlio o di un aborto. CHI GESTIRA' L'ADOZIONE A DISTANZA? Sarà uno dei Cav, quello alla cui richiesta sarà stata abbinata l'offerta di una adozione. Il Cav gestirà direttamente l'aiuto alla madre del bambino adottato versandole le trecentomila lire mensili del "Progetto" o l'equivalente in aiuti materiali (p. es. affitto, bollette). CHE CONTATTI POSSONO ESSERCI FRA ADOTTANTI E ADOTTATI? Per i 18 mesi dell'adozione non saranno possibili contatti diretti fra adottanti e adottati. Ciò per evitare ingerenze indebite da qualsiasi parte. In seguito, se le parti lo vorranno, sarà possibile anche la conoscenza diretta. Il Cav, che segue con continuità la madre, dà tuttavia informazioni tra cui la data di nascita e il nome e, possibilmente, in seguito, la foto del bambino adottato. A nessun titolo l'adozione prenatale a distanza può essere usata per una vera adozione, che presuppone l'abbandono del figlio, situazione che Progetto Gemma vuole evitare. IMPORTO E DURATA La durata dell'adozione prenatale a distanza è di 18 mesi (6 mesi per postare a termine la gravidanza e un anno dopo la nascita). Viene proposto un contributo minimo di L. 300.000 mensili, con modalità di rateazione a scelta dell'adottante. Chi non può sostenere questo livello di impegno cerca amici da associare in gruppo. Talvolta adottanti con possibilità solo di piccole cifre vengono raggruppati dalla Segreteria di Progetto Gemma per raggiungere l'importo necessario a una adozione. A CHI VA VERSATA LA QUOTA? Al Centro di aiuto alla vita che ha segnalato il caso, a rate mensili o in una sola soluzione. In ogni caso il Cav fornirà la cifra mensilmente alla madre. E' possibile, tuttavia, spedire la cifra totale alla Segreteria del Progetto Gemma, che curerà poi la sua destinazione, senza trattenere nulla nemmeno per le spese generali di gestione. CHI HA CURA DEL PROGETTO GEMMA? La Fondazione Vita Nova, che è un'opera del Movimento per la vita italiano e che è in strettissima relazione con i circa 250 Centri e Servizi di aiuto alla vita federati con il Movimento per la vita e sparsi in tutta Italia. A CHI CI SI PUO' RIVOLGERE? PROGETTO GEMMA SEGRETERIA NAZIONALE MOVIMENTO
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